Ci penso spesso, poi, ogni volta, mi passa di mente oppure preferisco lasciar perdere. L'ho scritto più volte dell'affetto e della stima che ci lega a Luciano Luciani, professore di liceo fino a qualche anno fa, intellettuale a tutto tondo, uomo di grande, grandissima curiosità e, soprattutto, per niente ideologizzato e senza alcun pregiudizio. Quando gli proposi di collaborare alla Gazzetta di Lucca l'invito era chiaro: scrivi quel che vuoi senza alcun condizionamento. E così crediamo di aver sempre fatto. Abbiamo seguito la sua battaglia per il museo del Risorgimento di Cortile degli Svizzeri, creatura che solamente grazie al suo impegno e a quello di pochi altri ha visto la luce. E ci siamo più volte chiesti se di questi sforzi e, soprattutto, di coloro che ben altri sforzi e sacrifici compirono oltre un secolo fa, interessi qualcosa alle nuove generazioni cresciute nel nostro Paese da genitori di fede musulmana che della storia d'Italia fotte assolutamente nulla. Davanti a questi maranza che noi definiamo imbecilli verniciati di rosso il professor Luciani crede davvero che sarebbe riuscito a far penetrare loro in testa l'amore per il nostro Risorgimento? Ma il professore romano che in gioventù ha militato nella Sinistra dell'epoca cosa pensa di quello che sta accadendo a Parigi e in Francia, ma anche in Italia? Vorrà trovare scusanti capitaliste o dare la colpa a carabinieri e polizia? E' vero, anche ai tempi della contestazione e per tutti gli anni Settanta gli studenti e i giovani manifestavano e facevano casino, ma era una violenza politica nel senso che non ricordiamo saccheggi di negozi per rubare i simboli del consumismo capitalista. Eppure sappiamo quanto Luciano Luciani ami la cultura e la storia e odi la violenza...