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Paolina Bonaparte: "Come è bello il mondo!"
È ormai ampiamente riconosciuto come, nella vita di Napoleone Bonaparte, i legami affettivi più autentici e duraturi siano stati incarnati dalla madre Letizia Ramolino, dalla prima moglie Joséphine…

"Donna del reparto di Pischiatria aggredita da un immigrato e costretta a recarsi al pronto soccorso"
Visto che se ne parla ormai da mesi, e considerate le continue aggressioni che si verificano a Lucca nel reparto di Psichiatria dell'ospedale San Luca, è necessario aggiungere un nuovo episodio a una situazione ormai fuori controllo

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Fiaccola olimpica a Lucca, non mancano le polemiche
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È ormai ampiamente riconosciuto come, nella vita di Napoleone Bonaparte, i legami affettivi più autentici e duraturi siano stati incarnati dalla madre Letizia Ramolino, dalla prima moglie Joséphine de Beauharnais e, in modo particolarmente significativo, dalla sorella Maria Paola Bonaparte, principessa Borghese, comunemente nota come Paolina, la cui presenza rappresentò per l’Imperatore un riferimento affettivo costante e privilegiato.
La notorietà di Paolina Bonaparte è indissolubilmente legata alla celebre scultura di Antonio Canova che la raffigura come Venere Vincitrice, opera commissionata dal marito Camillo Borghese, sposato a Parigi nel 1803, e oggi conservata presso la Galleria di Palazzo Borghese. La storiografia del tempo insiste prevalentemente sugli aspetti più mondani del suo carattere — capricciosità, frivolezza e libertinismo — che le valsero l’appellativo di “regina dei capricci.”
Tuttavia, tali letture risultano spesso parziali, poiché tendono a trascurare una dimensione fondamentale della sua personalità: quella di donna generosa e profondamente leale, soprattutto nei confronti del fratello Napoleone. Durante il periodo dell’esilio elbano, Paolina gli garantì un sostegno non solo affettivo ma anche economico, giungendo a vendere i propri gioielli, oggetto di lunghe controversie legali con il marito, pur di alleviarne le difficoltà.
Paolina fu l’unica tra le sorelle di Napoleone a non ricevere né un trono né una corona; fu anche l’unica, oltre alla madre, a scegliere volontariamente di condividere con lui l’esperienza dell’esilio all’isola d’Elba. Il loro rapporto affonda le radici in una relazione affettiva costruita fin dall’adolescenza di Paolina, quando, appena quattordicenne, attendeva con entusiasmo il ritorno del fratello dalla scuola militare di Brienne. Le fonti attestano una relazione segnata da un’intensa familiarità, nella quale Napoleone, pur non mancando di scontrarsi con i capricci della sorella, mostrava nei suoi confronti un atteggiamento indulgente, favorito dalla giovane età di lei.
Il 31 ottobre 1814 Paolina lasciò la propria residenza romana per stabilirsi all’isola d’Elba, presso la Villa dei Mulini, con l’intento di mitigare, attraverso la propria presenza, la condizione di isolamento e frustrazione vissuta dal fratello. La sua vivacità, unita a una spensieratezza che aveva sempre caratterizzato il suo temperamento, le consentì di svolgere un ruolo rilevante nel sostenere il morale del fratello tollerando con discrezione i momenti di sconforto e di malinconia che ne segnavano l’esistenza.
Particolarmente significativa fu l’iniziativa con cui Paolina contribuì all’acquisto della villa di San Martino, situata nella campagna elbana a circa sei chilometri da Portoferraio. Consapevole del desiderio di Napoleone di possedere quella residenza, della quale si era innamorato durante le sue cavalcate sull’isola, Paolina provvide a finanziare l’operazione mediante la vendita dei propri gioielli, donando poi la villa al fratello. Tale gesto trova conferma nel testamento di Napoleone, redatto a Longwood il 26 aprile 1821, nel quale egli riconosce esplicitamente il contributo economico della sorella e ne tutela i diritti di proprietà. «Avevo una piccola fattoria chiamata Saint Martin all’Isola d’Elba, stimata 200.000 franchi […] era stata comprata con i soldi della principessa Paolina. Se le è stata data, sono soddisfatto; ma se non è stato fatto, i miei esecutori testamentari devono prodigarsi per assegnarla: che sia data alla principessa Paolina se vivrà, altrimenti ai suoi eredi qualora non fosse più in vita».
La frequentazione della residenza di San Martino offrì a Napoleone e Paolina l’occasione di trascorrere lunghi momenti insieme, spesso durante passeggiate nella campagna elbana. In uno di questi luoghi, da cui era possibile scorgere la Corsica, loro terra natale, i due fratelli si soffermarono a contemplare il paesaggio incantato, racchiuso tra la bellezza dei monti e il mare, tanto che spinse Paolina a esclamare spontaneamente: «Com’è bello il mondo». Se per Paolina quella visione suscitò una spontanea espressione di meraviglia, Napoleone apparve invece assorto nei propri pensieri, evidenziando una distanza emotiva che la sorella avvertì con dolore. Questo episodio assume un valore emblematico della difficoltà di Paolina di accedere pienamente al mondo interiore del fratello, costantemente assorbito dal peso della propria esperienza politica e personale.
L’esistenza di Paolina Bonaparte, pur segnata da privilegi, bellezza e mondanità, fu attraversata anche da profonde sofferenze. Emblematico è il ritorno da Santo Domingo, nel 1797, al seguito del feretro del marito, il generale Charles Leclerc, stretto collaboratore e amico di Napoleone, morto il 3 novembre 1802 a causa di una malattia infettiva. Dal loro matrimonio nacque un unico figlio, Dermide, destinato a morire anch’egli in tenera età, evento che segnò profondamente la principessa.
Durante l’esilio di Napoleone a Sant’Elena, Paolina tentò ripetutamente, senza successo, di raggiungere il fratello. La morte dell’Imperatore, avvenuta il 5 maggio 1821, le fu comunicata soltanto il 25 luglio dello stesso anno. Profondamente colpita, Paolina scelse di ritirarsi a Viareggio, dove nel 1822 fece edificare una nuova residenza in prossimità del mare, concepita come spazio di isolamento. L’arredo in stile Impero, tuttavia, testimonia il desiderio di mantenere un legame con l’esperienza della grandeur napoleonica e con il proprio rango. In questa amata dimora, eletta a riparo e conforto del suo animo impetuoso, Paolina trascorse alcuni momenti cruciali della sua vita, come l’intensa storia d’amore con il giovane musicista Giovanni Pacini
Negli ultimi anni di vita, aggravata dalla malattia, Paolina si trasferì a Firenze, dove fu accolta e assistita con affetto dal marito Camillo Borghese, con il quale si era riavvicinata dopo una lunga separazione. Morì il 9 giugno 1825. In conformità alle sue volontà, fu tumulata nella cappella Borghese nella basilica romana di Santa Maria Maggiore. luogo di sepoltura di otto Papi, ultimo dei quali Papa Francesco .
Alla luce di queste considerazioni, la figura di Paolina Bonaparte appare oggi meritevole di una rilettura critica. La determinazione con cui rivendicò il diritto di governare autonomamente la propria esistenza, duramente giudicata dai contemporanei, può essere interpretata come espressione di uno spirito libero e consapevole. In questa prospettiva, Paolina si configura come un modello anticipatore di una moderna personalità femminile, capace di affermare la propria identità al di là dei ruoli tradizionalmente imposti.
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Visto che se ne parla ormai da mesi, e considerate le continue aggressioni che si verificano a Lucca nel reparto di Psichiatria dell'ospedale San Luca, è necessario aggiungere un nuovo episodio a una situazione ormai fuori controllo. Nella giornata di oggi, 22 dicembre, un'operatrice donna del reparto di Psichiatria è stata costretta a recarsi al pronto soccorso a seguito dell'ennesima aggressione subita.
L'aggressione sarebbe stata compiuta dal solito soggetto, già noto, non italiano, ricoverato da mesi e in attesa di essere trasferito nella sua "casa madre". Si tratta di una persona pluridenunciata per episodi simili, che continua ad aggredire il personale sanitario, provocando traumi tali da costringere gli operatori a lunghi periodi di assenza dal lavoro.
Nonostante la gravità e la ripetitività dei fatti, non si riscontrano interventi risolutivi da parte della legge. Lo stesso individuo rimane libero all'interno del reparto, mantenendo un comportamento aggressivo e mettendo costantemente a rischio la sicurezza di chi lavora per assistere e curare.
Non ci sono più parole.
Rivolgiamo un appello ai giornalisti che hanno la possibilità di approfondire: informatevi, verificate se questa notizia è vera. Non è necessario pubblicarla immediatamente, ma accertatevi dei fatti attraverso il pronto soccorso, il reparto, le forze dell'ordine. Fate vero giornalismo d'indagine. Noi cittadini anonimi e silenziosi vi offriamo uno spunto, con la speranza che il prossimo infortunato non finisca all'obitorio.


