Piazza Napoleone dovrebbe essere depavimentata, trasformata in un giardino alberato, con ampia vasca per acqua, a circondare la statua di Maria Luisa. Un'area verde-blu, per contribuire alla mitigazione dell'isola di calore dovuta al surriscaldamento globale.
Correva l’anno 1986, in sede di discussione della tesi di laurea magistrale, presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, ebbi l’occasione di trattare, tra le altre cose, la questione delle “aree interstiziali”, situate nel centro antico, ma anche localizzate nella sua espansione periferica. Nel centro antico, nella “Città compatta”, le suddette aree riguardavano le piazze, i chiostri, le aree libere all’interno degli isolati. Nelle aree urbanizzate esterne le aree interstiziali riguardavano le aree libere residue, aree verdi, sopravvissute all’espansione edilizia. Anche le aree dismesse, con i loro volumi rappresentavano una declinazione di tali aree interstiziali. La “rigenerazione” era lo strumento ritenuto più adeguato per recuperare tali aree, nel quadro di una visione di insieme che realizzasse quanto affermava Paolo Portoghesi che, nel 1985 sulla rivista “Urbanistica” n° 78, diceva:
“Secondo me le periferie di oggi potrebbero diventare degli stupendi canovacci per una città di domani”.
E anche, successivamente, Renzo Piano, con il suo “rammendo delle periferie”.
Ebbene, per le aree esterne alle Mura urbane l’idea era quella di preservare le aree verdi, di riconoscerle come “invariante urbanistica”, in modo da salvaguardarne, e anzi potenziarne la loro fondamentale funzione eco sistemica. Per quelle aree dismesse, anche contenenti volumi edilizi, si proponeva un censimento e una possibile rigenerazione nel quadro di una visione complessiva. Tale idea si allargava anche alle aree aventi tali caratteristiche , o similari, presenti all’interno delle Mura. Per le Piazze del Centro antico, in particolare per alcune di esse, si proponeva la depavimentazione e la realizzazione di opere di sistemazione finalizzate alla valorizzazione dei monumenti presenti e di contesto. Un esempio: Piazza Napoleone, detta anche Piazza Grande, davanti Palazzo ducale, già ex palazzo del governo della Repubblica di Lucca. Per questo stupendo spazio, si prevedeva di circondare la statua di Maria Luisa con una fontana del tipo di quella presente in Piazza Antelminelli, recuperamdo l’originaria idea di Elisa Bonaparte Baciocchi in onore di Napoleone. Si prevedeva inoltre la depavimentazione e l’inserimento di alberi, dando così vita ad un polmone verde e blu, per contenere l’isola di calore che quaranta anni fa ancora non aveva assunto i caratteri emergenziali attuali,ma che sarebbe diventata parte di un corridoio ecologico che dalle colline poste a sud si congiungeva con la Città antica, tramite il tracciato dell’acquedotto del Nottolini, e quindi il parco fluviale del Serchio, sino alle colline poste a nord di Lucca.
Piazza Napoleone detta anche Piazza Grande, spazio iconico della Città, un tempo occupato da un isolato, fatto abbattere da Elisa Bonaparte Baciocchi al fine di creare uno spazio di rappresentanza di fronte al Palazzo ducale dove risiedeva. Uno spazio poi utilizzato come parcheggio, destinazione che cancellava il genius loci del luogo. Successivamente utilizzato, venendo ai nostri giorni, come location dei grandi eventi che, ingabbiando e occultando la statua di Maria Luisa e sequestrando tale spazio, ne determina l’interdizione alla comune fruizione. Questi spazi interstiziali erano pensati utili a riconnettere, anche ecologicamente, la Città, sia quella esterna alle mura che quella interna alle stesse, e la Città con il territorio.



