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Scritto da Redazione
Confcommercio
16 Aprile 2020

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Esprime sconcerto e preoccupazione il direttore di Confcommercio Imprese per l'Italia – Province di Lucca e Massa Carrara Rodolfo Pasquini, nell'esaminare le nuove regole per la riapertura di alcune tipologie di negozi come librerie, cartolerie e abbigliamento per bambini, decise dalla Regione Toscana. Regole che – le numerose segnalazioni pervenute all'associazione ne sono la testimonianza – evidenziano un clima di grande confusione generato fra i commercianti, non solo fra coloro che dal 14 aprile hanno la possibilità di riaprire le proprie attività, ma anche fra chi dovrà attendere ancora qualche settimana prima di poter rialzare la saracinesca.

"Le recenti disposizioni della Regione – afferma Pasquini –, annunciate da governatore Enrico Rossi in un giorno festivo come quello di Pasquetta e che subito hanno scatenato il panico fra i commercianti per la loro poca chiarezza, confermano una volta di più il fatto che la politica sembra non aver ancora compreso la gravità e la drammaticità della situazione che le piccole e mede imprese vivono sulla propria pelle dall'inizio dell'emergenza. Ovviamente qua non è messa in discussione la sacrosanta tutela della salute di imprenditori, dipendenti e clienti in vista della cosiddetta fase – 2, quanto il fatto che le nuove regole, oltre ad essere in certi casi contorte e poco chiare, avranno dei costi che sembrano destinate a ricadere interamente sulle spalle degli imprenditori".

"Il mondo del commercio al dettaglio – aggiunge Pasquini - è stato il primo a pagare, da subito, il prezzo del blocco dei consumi. E' stato il primo, in molti casi con encomiabili scelte di buon senso che hanno preceduto le restrizioni del Governo, a dover cessare la propria attività. E adesso che finalmente pare intravedersi in lontananza l'idea di una lenta e graduale ripresa della vita commerciale, ecco questa ordinanza firmata dal governatore Rossi, a dir poco complessa che getta ulteriori ombre sui nostri imprenditori, oltre ad aver scatenato una vera e propria corsa all'offerta da parte delle aziende specializzate nella vendita di protezioni sanitarie. Troppi sono i punti non chiari, troppe le misure che risultano di fatto inapplicabili soprattutto per i piccoli negozianti".

"Prendiamo ad esempio il discorso della sanificazione – prosegue il direttore di Confcommercio - che secondo la Regione dovrebbe essere fatta nei negozi due volte al giorno: cosa si intende esattamente? E strumenti come mascherine, guanti e gel, chi deve pagarli? A nostro avviso gli imprenditori devono averne una dotazione gratuita a servizio dei lavoratori e dei clienti".

"C'è poi il discorso della temperatura da misurare a chi entra in negozio – spiega ancora Pasquini – un centro commerciale può assumere personale dedicato, ma il piccolo negoziante cosa fa? Misura la temperatura da solo a tutti i clienti prima di servirli? Oppure deve acquistare kit per la rilevazione a distanza che hanno un costo medio di mille euro l'uno? Ovviamente si tratta di cifre fuori da ogni portata. E infine, ultimo ma non certo per importanza è il discorso sulle famose distanza di sicurezza, che da un metro la Regione porta a un metro e 80 centimetri: ci sono negozi che dal banco alle parete di fronte non ci arrivano neppure a quella distanza. Cosa dovrebbero fare i commercianti in quel caso? Con una distanza di un metro e 80 centimetri anche pagare alle casse diventa quasi proibitivo".

"Insomma – termina il direttore di Confcommercio – ci pare che molte di queste regole, certamente pensate sulla carta con l'apprezzabile intento di tutelare la salute delle persone, siano in questa stesura del tutto scollegate con la realtà dei nostri negozi e di migliaia di imprenditori che già devono fare i conti con un quadro economico drammatico".

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