"Comincereste i lavori a casa vostra avendo il contratto dell'edificio, ma non quello dell'impianto da collocare al suo interno, senza neppure sapere quanto costerà? A Salanetti il cantiere risulta partito, ma manca il contratto della parte impiantistica. Su questo è urgente fare chiarezza".
Il sindaco Leonardo Fornaciari torna sul progetto di RetiAmbiente per il recupero dei prodotti assorbenti per la persona e dei rifiuti tessili. Il 21 luglio il Comune aveva chiesto contratti, aggiornamenti progettuali ed economici e verbali di inizio lavori. "La documentazione, arrivata il 30 luglio, contiene numerose carte e una lunga corrispondenza tra i soggetti coinvolti, ma non il contratto dell'impianto. Abbiamo il contratto del contenitore, non quello del contenuto. Eppure il cantiere risulta aperto. Su quale quadro si sta procedendo? Quanto costa realmente l'impianto e chi sta pagando i lavori?", chiede il sindaco.
Fornaciari richiama inoltre la successione degli avvii. "Il 7 gennaio è stato presentato l'inizio del cantiere davanti alle telecamere e alla presenza di rappresentanti istituzionali. Poi, fino a giugno, non si è mosso niente. Il 23 giugno, a ridosso del termine del 30 giugno legato al Pnrr, è stato comunicato un nuovo inizio lavori. Qual è stato, dunque, l'avvio reale? Quello di gennaio o quello di giugno?".
"Le nostre domande – continua Fornaciari – sono rese ancora più rilevanti dalle osservazioni formulate già lo scorso ottobre da Coparm, soggetto individuato per la parte impiantistica. L'azienda aveva segnalato la necessità di adeguamenti ingegneristici per garantire sicurezza, funzionalità e compatibilità tra impianto, opere di supporto e capannone. Tra le criticità c'è quella dei reattori della linea Pap: il layout prevedeva elementi da 4 metri, mentre il capitolato ne richiedeva da 8 per assicurare la portata di 750 chili l'ora e le prestazioni previste dal processo autorizzato".
"Non è una differenza secondaria – spiega Fornaciari – perché l'impianto è stato autorizzato dalla Regione in base al decreto 62 del 2019 sull'End of Waste, che fissa i requisiti affinché plastica, cellulosa e polimeri superassorbenti (Sap) recuperati dai Pap cessino di essere rifiuti. Il processo deve quindi garantire sterilizzazione, asciugatura e corretta separazione dei materiali. Nella cellulosa il Sap non può superare il 5 per cento in quella a basso contenuto e il 40 per cento in quella ad alto contenuto: se i requisiti non sono rispettati, il materiale resta un rifiuto; se il Sap è elevato, anche entro i limiti, si riducono comunque gli sbocchi nell'industria cartaria e quindi la reale sostenibilità economica dell'impianto".
"Per questo vogliamo sapere se le modifiche richieste consentano ancora di ottenere le prestazioni sulle quali è stata rilasciata l'autorizzazione, come siano state recepite le prescrizioni regionali dell'11 agosto 2025 e quanto costino gli adeguamenti".
A preoccupare Porcari è soprattutto il nodo finanziario. "La proroga Pnrr non risulta accordata. Quanti fondi Pnrr sono dunque disponibili? Quanto costa oggi l'impianto e chi coprirà l'eventuale differenza? Se sta anticipando RetiAmbiente, significa che stanno pagando i cittadini attraverso le bollette, gli stessi che hanno già sostenuto l'acquisto del capannone, risultato poi da abbattere, per ben 3 milioni di euro".
Fornaciari conclude rivolgendosi alla nuova presidenza di RetiAmbiente: "La nuova governance non è responsabile delle decisioni precedenti e proprio per questo può guardare le carte con occhi nuovi. In questi due anni Porcari non è stato ascoltato e ha incontrato difficoltà persino nell'accesso agli atti. Ora chiediamo al nuovo presidente di fare finalmente chiarezza. Nonostante le ferie di agosto e un certo silenzio calato su Salanetti, noi non ci fermiamo".



