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Sabato 19 Settembre 2026
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Scritto da luca menesini
Cronaca
18 Settembre 2026

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Che città vogliamo? Questa è la domanda urgente che ogni amministratore della cosa pubblica deve farsi ogni volta che fa una scelta, soprattutto oggi che i nostri territorio stanno vivendo una fase di trasformazione e cambiamento difficilmente arginabile a livello comunale, ma che comunque può essere analizzata e incanalata in percorsi più a misura del benessere dei cittadini. Chi mi conosce sa che una frase che dico spesso è «i processi di cambiamento o si gestiscono o si subiscono». E questo oggi è molto evidente. E il livello comunale ha molto potere da questo punto di vista, potere che deriva anche dalla legittimazione democratica. 
Dico questo anche a seguito della riflessione fatta alcuni giorni fa dalla consigliera comunale di Lucca Chiara Martini, che ringrazio, perché ritengo abbia toccato il vero tema di chi oggi governa a tutti i livelli. Riflessioni sulla stessa lunghezza d’onda fatte da Carlo Puddu, già operatore del settore turistico. 
Siamo dentro processi più grandi di noi, questo lo sappiamo, ma questo non vuol dire rassegnarsi, fare spallucce, lasciar correre, trovare capri espiatori (nemici esterni) a cui addossare responsabilità. A maggior ragione oggi dove ci sono città che dimostrano che gestire il cambiamento è possibile. E’ anche una questione di responsabilità istituzionale. 
L’amministrazione comunale della città di Lucca, negli ultimi anni, non solo ha abbracciato l’arrivo del turismo di massa, ma è andata proprio a cercarlo quell’arrivo, senza però avere un piano su come quell’arrivo potesse mescolarsi armoniosamente con la storia, con i bisogni, con le aspettative dei cittadini di Lucca.  
Nel giro di quattro anni si è passati dal dire “Venite tutti” al dire “Qualità, qualità”, ma quando si è iniziato a dire qualità, i buoi erano già scappati. La qualità a Lucca c’è sempre stata ed è sempre stata evidente a chiunque ci mettesse piede, basta pensare al suo tessuto di attività artigiane, ristorazione e turistiche. Pertanto Lucca è un capoluogo toscano in cui sarebbe bastato fare un’azione di condivisione e coprogettazione con i commercianti, con il mondo dell’arte, con gli operatori della cultura e dello spettacolo, con le scuole, con le altre Istituzioni, con le Fondazioni per valorizzarne bellezza, tradizioni e spirito d’innovazione. Invece è stato fatto l’opposto, mettendo un po’ anche all’angolo tante realtà locali. 
Perché è successo? Perché l’amministrazione non ha dialogato con la città ed ha trasformato Lucca in una vetrina. I luoghi, però, sono di chi li vive ogni giorno, e anche la scelta più bella, se non condivisa, diventa un’occasione persa per la città e per i suoi residenti.
C’è ancora possibilità per progettare un turismo diverso, davvero aperto sul Mondo, davvero capace di raccontare Lucca e di vivere in armonia con i cittadini di Lucca. Ma occorre avere l’umiltà di dire ‘Abbiamo preso la strada sbagliata’ e fermare il treno del’ va bene tutto’. 
In questi giorni la Commissione Europea ha varato un regolamento per i cosi detti affitti brevi, in mano alle grandi piattaforme di AirB&B, Booking e altri soggetti. Problema che oggi attanaglia anche noi e toglie la possibilità a tante famiglie lucchesi di trovare case in affitto. 
Come si intende operare su questo aspetto? Senza residenti la città muore, il commercio delle botteghe si trasforma in quello delle grandi catene e così tanto altro che ormai è sotto i nostri occhi. 
Lucca ha personalità, Lucca ha sentimento, Lucca può diventare la città con la qualità della vita più alta d’Italia, se le politiche si fanno insieme, e non sulla testa, dei cittadini e degli attori sociali, culturali ed economici della città. Lucca merita di meglio!  
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