Due concerti, due sold-out, due icone della scena musicale globale: dopo l’apertura con la magia strumentale di Ludovico Einaudi, il Lucca Summer Festival 2026 è proseguito con David Byrne, che tra le grandi hit dei suoi Talking Heads e le più recenti imprese da solista ha illuminato il palco di piazza Napoleone con la sua creatività sconfinata che combina ironia irriverente e una delicata riflessione sull’umanità.
Byrne ha fatto il suo ingresso nella gremita piazza Napoleone sulle note delicate di Heaven; a circondarlo, una sorta di paesaggio lunare, sopra cui ha fatto capolino sulla fine della canzone una foto della nostra Terra: “L’unica che abbiamo”, ha ricordato il cantautore statunitense. E il concerto è parso quasi come una lettera d’amore alla Terra e ai suoi abitanti, per quanti difetti abbiano, con immagini di città, case, paesaggi naturali, persone che hanno accompagnato le note delle canzoni.
L’inusuale e amata icona degli anni ’80, dopo tanti anni ancora in grado di cantare il mondo che ci circonda con sguardo acuto, distaccato e insieme affettuoso, ha toccato Lucca come seconda delle tre tappe italiane del tour Who Is The Sky?. “Ecco alcune delle cose che abbiamo visto da quando siamo in Italia: una sorta di grotta, della carne, del pesce, un bellissimo tramonto- ha dichiarato con il suo usuale tono ironico, indicando le immagini che comparivano sullo sfondo dietro di lui- Olio d’oliva proveniente da diverse regioni. E la Times Square di Lucca: piazza dell’Anfiteatro”.
All’iconico completo gigante dei tempi dei Talking Heads Byrne ha sostituito una semplice polo e dei pantaloni blu, dello stesso identico blu indossato dai suoi tanti coristi e musicisti; come a segnare il passaggio da un senso di distacco rispetto al resto dell’umanità a una forte identificazione con essa. Questo lo spirito della più vivace Everybody Laughs, tratta dall’ultimo album dell’artista, ma anche di un classico della sua carriera solista come Like Humans Do, scritta dal punto di vista di un marziano che si sforza di capire e amare gli esseri umani nonostante i loro errori.
“Qualche hanno fa, quando la situazione della pandemia cominciava a migliorare, stavo andando in bicicletta nella periferia di New York; e sentii qualcosa che mi sembrava familiare, ma non capivo che suono fosse. Mi fermai, ascoltai, e pensai: oh, sono delle persone che parlano. Nonostante le nostre differenze, nonostante la follia del mondo, la gente ama stare con altra gente”, ha raccontato il cantante introducendo l’ottimista Everybody’s Coming To My House.
Byrne, si direbbe dimentico dei suoi 74 anni e dei suoi oltre cinquant’anni di attività, ha fatto ballare ed emozionare i tanti affezionati accorsi da tutt’Italia e oltre con uno spettacolo intriso della sua creatività visionaria, quasi un’opera teatrale nella veste di un concerto, che l’ha visto barcamenarsi tra la chitarra e una serie di coreografie dai movimenti ripetitivi, alienanti e ironici nella loro consapevole assurdità. Il tutto naturalmente supportato dalla ricca musica dal vivo dei suoi musicisti, tra chitarre, bassi, tastiere, percussioni, violini e clarinetti, e dalla sua voce morbida e forte che ha dato corpo a parole d’amore e di denuncia.
“L’amore e la gentilezza in questo momento sono un atto di resistenza”, ha dichiarato il musicista per presentare What Is The Reason For It?, anche questa tratta dall’ultimo album uscito l’anno scorso, una riflessione sul potere che l’amore esercita sul genere umano. Non sono mancati messaggi anche provocatori, come le irriverenti scritte Make America Gay Again e No Kings comparse sullo sfondo, o le immagini delle proteste consumatisi recentemente in America. E altri più assurdi, come le riflessioni sulla vera natura del Buddha o la lettera d’amore che Byrne ha intessuto per il proprio appartamento a New York, chiedendosi se sia possibile amare un appartamento quanto una persona.
Tutto questo intervallato naturalmente agli indimenticabili successi dei Talking Heads: dall’ipnotica This Must Be The Place che è arrivata come a separare il concerto in due metà tra l’esultazione del pubblico all’irriverente Psycho Killer, fino all’inquietante e accattivante Once In A Lifetime, per poi concludere festosamente con Burning Down The House. E tra melodie orecchiabili e malinconiche e parole vere e ironiche, David Byrne ha conquistato piazza Napoleone con l’incantesimo del suo genio in grado di dipingere l’umanità con sincerità e irriverenza.
Il Lucca Summer Festival continua con David Byrne: il genio visionario dell’ex-Talking Heads fa ballare piazza Napoleone
Scritto da irene decorte
Cronaca
26 Giugno 2026
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