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Scritto da Lucrezia Perotti
Cronaca
26 Aprile 2026

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La Filariosi cardiopolmonare ha rappresentato per decenni uno spauracchio per i proprietari dei nostri amici a quattro zampe, in particolare in Toscana. Oggi, però, il panorama sta cambiando radicalmente, ed a dirlo è chi, da 40 anni, ha vissuto in prima persona l’evoluzione di questa malattia. Per meglio chiarire gli aggiornamenti e le novità sulla Filariosi, di cui oggi tanto si parla e che colpisce i nostri compagni di vita, abbiamo intervistato il Dott. Alessandro Bianchi, Medico Veterinario Direttore Sanitario della Clinica Veterinaria S. Jacopo di Altopascio, che da 4 decenni si occupa sul nostro territorio di cura e benessere dei piccoli animali, ed a cui abbiamo posto alcune domande pratiche.

Quarant’anni in prima linea: com’è cambiata la lotta alla Filariosi in Toscana se guarda indietro agli anni '80 e '90 e che ricordo ha della Filariosi nelle nostre zone?

"Il ricordo è quello di una vera e propria sfida quotidiana. In quegli anni, la Toscana era considerata una zona ad altissima endemicità. Vedevamo moltissimi casi, fino al 10% delle visite quotidiane, spesso già in stadio avanzato. La Filariosi non era un'eccezione, era una triste costante della pratica clinica. Ricordo la frustrazione di dover spiegare ai proprietari che il loro cane era infestato da 'vermi nel cuore' quando ormai i danni ai vasi polmonari erano gravi. Era una malattia che faceva paura, ed a ragione".

Per chi non la conoscesse bene, ci spiega in poche parole come avviene il contagio?

"È un meccanismo tanto semplice quanto perverso. Il veicolo sono le zanzare. Quando una zanzara punge un cane infetto, preleva le microfilarie (larve microscopiche); queste maturano nell'insetto e, con una successiva puntura, vengono trasmesse ad un cane sano. Una volta all'interno dell'ospite, le larve migrano e diventano vermi adulti che si insediano nelle arterie polmonari e nel cuore destro. Senza intervento, le conseguenze sono fatali".

Lei ha sottolineato che oggi la situazione è profondamente diversa. Cosa è cambiato?

"La parola chiave è profilassi. Fino a qualche decennio fa, la prevenzione non era così diffusa o sistematica. Oggi abbiamo a disposizione presidi farmacologici straordinari, vale a dire compresse mensili, spot-on o l'iniezione annuale che garantisce una copertura totale. La consapevolezza dei proprietari è cresciuta enormemente. Grazie a questo impegno costante, la presenza della malattia in Toscana, pur essendo storicamente una zona 'calda', sta vertiginosamente diminuendo”.

Possiamo quindi dire che la Filariosi è un ricordo del passato?

"Attenzione, la malattia sta diminuendo proprio perché non abbiamo abbassato la guardia. Dire che è un ricordo del passato sarebbe un errore pericoloso. Il parassita circola ancora e le zanzare, complici i cambiamenti climatici che rendono le stagioni calde più lunghe, sono presenti per molti mesi dell'anno. Il calo dei casi è la prova che la prevenzione funziona, non un invito a smettere di farla”.

C’è un periodo ideale per eseguire la profilassi?

“Il momento ideale per iniziare la profilassi inizia a Marzo e non dovrebbe andare oltre Maggio. Occorre almeno ad anni alterni, ma io consiglio di farlo ogni anno, eseguire il test antigenico per valutare che il cane cui si somministra profilassi non  abbia la malattia in incubazione in maniera silente. Nel caso sarebbe deleterio eseguire un trattamento profilattico alla cieca. Il consiglio più pratico è quello di consultarsi col proprio medico veterinario per eseguire caso per caso in base a razza, peso ed abitudini di vita del cane, che è la modalità migliore per la profilassi”. La prevenzione resta oggi l’unica arma vincente!

I punti chiave della Filariosi sono quindi i seguenti:

La trasmissione: avviene esclusivamente tramite la puntura di zanzara.

I sintomi: nelle fasi iniziali è silente; in fase avanzata causa tosse, affaticamento e insufficienza cardiaca.

La diagnosi: un semplice test del sangue annuale permette di monitorare la situazione.

La prevenzione: è l'unica arma vincente. Consultate sempre il veterinario per scegliere il protocollo più adatto (orale, topico o iniettabile).

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