Sultano e l'oca Rachele sono gli animali che abbiamo avuto nella nostra casa (ora c'è soltanto Sultano) e a cui abbiamo voluto e vogliamo un sacco di bene. Amare gli animali è un dono, una grazia. Invidio lo scrittore lucchese Vincenzo Pardini che, quando scrive sugli animali, li trasforma in miti.
Mia moglie è arrivata al punto che non ferisce o uccide più un animale o un insetto. Fa eccezione per la zanzara, ma chissà che presto non tocchi anche a lei di scamparla dalla sua rabbia.
Quante volte Sultano è riuscito ad acciuffare un uccello (ma come farà?) e chiotto chiotto stava per mangiarselo quando non l'ha visto per tempo la mia Raffaella e gliel'ha levato di bocca, aiutando la bestia a riconquistare la sua libertà. Un giorno toccò ad una innocua serpe. Sultano l'aveva in bocca e Raffaella lo vide; corse nel prato e gliela levò quando era già tra i suoi denti, portandola a nascondersi e a fuggire dentro una fossa. Di un uccello, una piccola cornacchia che sapeva appena volare, dopo averla sottratta al nostro irriducibile felino, presala nella mano, la mostrava al cielo, dove altre cornacchie volavano, sperando che una di esse fosse la sua mamma. Non scendendo a terra nessuna di esse, la posò tra l'erba, attenta che si muovesse sicura e senza più timore, e guidandola e proteggendola. Un'altra volta liberò una piccola gallinella d'acqua, presa nella morsa di Sultano che, tenendola con i suoi artigli, stava per staccarle la testa con un morso. La prese nelle sue mani, l'accarezzò e, attraversando la strada, andò a deporla sulla riva del canale Ozzeri, che scorre proprio davanti alla nostra casa.
Sultano capitò da noi 2 anni fa. Chissà quale nome aveva. Si capì poi che era stato abbandonato; e ci si accorse tristemente che era stato castrato, una pratica ingenerosa e crudele. Da subito ebbe tutte le nostre attenzioni, ma devo dire che fu Raffaella ad accudirlo come fosse, se non un figlio, un altro degli amati nipoti. Da allora torna sempre dal supermercato colma di scatolette di ogni specie e di ogni sapore. Sa che gli piacciono molto, e non si risparmia nel non fargli mancare i suoi bocconi preferiti.
Sultano vive libero. Sparisce nei campi per delle ore e ore (una volta per due giorni, e ci preoccupammo che fosse finito stritolato da qualche macchina; poi ricomparve). Non si sa dove va, dove passa il suo tempo. Ad un certo punto riappare, facendosi annunciare da un miagolio mieloso, e Raffaella sa che è venuto perché ha fame, e non è riuscito a sfamarsi nel corso della sua giornata.
Amo anch'io Sultano, non arrivo ad eguagliare Raffaella, ma ci manca poco. Stasera per esempio mi ha seguito al computer, e si è messo a dormire sul lettino che è lì accanto. Dopo un po' mi sono mosso e sono andato a vedere dello sport alla tv nella stanza vicina. E lui, zitto zitto, mi ha raggiunto senza farsene accorgere. Voltandomi, l'ho visto che era sdraiato sul divano e di nuovo dormiva (i gatti dormono tanto). Quando sono sceso al piano di sotto per parlare con Raffaella, anche lei presa dalla Tv, ecco che arriva lui. Ha sceso le scale ed è venuto da noi; e, salito sul tavolo vicino, di nuovo si è sdraiato per continuare a dormire. Non sembra, ma gli animali ci amano; potessero parlare, quante parole dolci ci rivolgerebbero; non solo ringraziamenti, che sono sempre un po' gelidi, ma espressioni di vera amicizia e di vero amore.
Ora Sultano (perché l'ho visto) si è sdraiato sulle gambe di Raffaella, che le ha stese proprio per fargli da comodo letto.
L'oca Rachele, invece, non c'è più.
L'abbiamo affidata alle cure di una fattoria a San Martino in Freddana, perché qui era sola, dopo che tutte le altre nostre oche, una ad una, sono morte (seppellite con decoro – ognuna in una cesta di vimini – nel nostro campo), e là invece è in compagnia di altre oche. Siamo andati a trovarla e si vede bene che è felice.
Anche Rachele, come Sultano, aveva bisogno di stare vicino a qualcuno di noi, Raffaella soprattutto, che la prendeva in collo, e le faceva moine e carezze. Ora le manca, anche se, in verità, Rachele comportava per Raffaella un grosso impegno. Come sapete, le oche sporcano dappertutto, e dappertutto bisogna pulire, e molto spesso anche, poiché defecano frequentemente.
La notte aveva nel campo tutta una casa sua, con una parte coperta e una fatta con rete sia ai lati che sul tetto, in modo che potesse prendere aria, quando voleva, di notte e di giorno. La sua casa (ancora è lì) è ben costruita a prova di volpi e di faine. Qualche volta, quando c'era lei dentro, trovavamo i segni dei loro tentativi.



