In quel settembre 1989, vigilia dell'ultimo decennio del ventesimo secolo, alla redazione de La Nazione in piazza del Giglio, al secondo piano, sembrava di essere in una sorta di giostra permanente. Era un viavai continuo, c'era agitazione, c'erano entusiasmo, adrenalina, incontri, discussioni, c'era, in sostanza, quello che era l'anima del giornalismo. E per uno che veniva da un altro emisfero, imbattersi in questa città di provincia, con queste mura che non si capiva bene a cosa servissero, con gente che masticava un accento decisamente lontano anni luce dal nostro, era roba di un altro mondo. A parte il fatto che il traffico che a Roma era caotico, a Lucca non dava fastidio, perfino piazza del Giglio e Piazza Napoleone erano aperte al transito delle auto e anche un tracciato delle mura urbane. Poi vogliamo parlare di quello che ci accadde al momento di trovare casa? Eravamo in cerca di un'abitazione in grado di accoglierci, noi e la famiglia, e grazie all'aiuto di una agenzia immobiliare trovammo un primo piano a due passi da via Antonio Gramsci, proprio di fronte alla rotatoria adiacente allo stadio Porta Elisa. Raggiunto l'accordo, il proprietario volle fare l'inventario dei beni trattandosi di casa ammobiliata: restammo basiti quando ci accorgemmo che ci aveva infilato anche il bide e la tazza del cesso per paura che glieli rovinassimo.
Al quotidiano fiorentino redazione lucchese all'epoca il caposervizio era Paolo Magli, di Montecatini Terme, un passato con carica analoga al Tirreno sempre a Lucca, una esperienza niente male, buon cronista di bianca e di nera maturata quest'ultima proprio a Livorno dove i cronisti del quotidiano il Tirreno erano veramente micidiali. Vice caposervizio era Oriano De Ranieri, simpatico, ma suscettibile, un pozzo di cultura, era stato in seminario, ma, come raccontava, una cugina particolarmente sveglia lo aveva trasportato nelle notti vertiginose della Versilia. Paolo Mandoli, giornalista di area cattolica e corrispondente regionale della Rai si andava ad aggiungere ad Alessandro Del Bianco, cronista sportivo che seguiva la Lucchese in quello che fu il periodo d'oro. In aggiunta Remo Santini, attuale assessore agli eventi, Paolo Pacini e Fabio Lenzi, quest'ultimo part-time.
Ma il cuore della redazione non erano o non erano soltanto i giornalisti, bensì i collaboratori e anche i corrispondenti. Alla fine ruotavano una quarantina di persone. I collaboratori su Lucca venivano la mattina per ricevere l'incarico di seguire questa o quella conferenza mentre i corrispondenti dalla Piana e dalla Garfagnana inviavano i pezzi che, nel pomeriggio, i poligrafici Antonella e Mario Butori trascrivevano e trasmettevano a Firenze per essere impaginati. C'erano anche i fotografi, Alcide che aveva il suo negozio in piazza San Frediano e a cui collaboravano Claudio e Alessandro 'Mimmo' Tosi e Placido Mecchi, una persona speciale con la quale entrammo subito in confidenza e che ci accompagnò, più o meno metaforicamente, alla scoperta dei meandri lucchesi. Magli era un caposervizio di poche seghe, rideva poco anzi, quasi mai e quando lo faceva c'era da accendere un cero alla Madonna. Era, come abbiamo detto, preparato gli piaceva tenere sotto controllo la redazione e non si fidava, sostanzialmente, di nessuno e, magari, aveva anche ragione. Aveva una sorta di mania, la corsa a chi vendeva più copie con il Tirreno dal quale era venuto via. La mattina nella sua stanza, con i giornalisti davanti alla scrivania, contava gli articoli ciontenuti nel suo giornale e in quello 'avversario'. Diceva sempre che la mattina, lui, non voleva nessuno in redazione, tutti fuori a cercare le notizie. Che grande verità, quando oggi i giornalisti lavorano con le veline e al telefono. Il pomeriggio si rientrava e si produceva quello che si era raccolto la mattina.
Noi eravamo, sostanzialmente, degli avanotti, ed eravamo consapevoli che avremmo dovuto dimostrare più degli altri quello che avremmo saputo fare. In quei mesi Fidia Gambetti parlò di noi a Rubbettino Editore di Soveria Mannelli, provincia di Catanzaro e venne pubblicata la raccolta delle nostre interviste agli ex giovani fascisti con il titolo Autoritratto di una generazione. Fu, per noi, una gioia grandissima, l'inizio di un'avventura che ci riproponevamo ricca di soddisfazioni. Conoscemmo Carlo Carlino, il direttore editoriale, un giovane con la barba simpatico e preparato. Andammo a trovarlo in estate a Catanzaro dove abitava e ci fermammo a passare le vacanze a Santa Maria di Staletti. Già all'epoca eravamo 'fusi'. Pretendevamo anche in vacanza di frequentare una palestra. Lasciamo perdere... Il problema, per noi, al di là del comprensibile ambientamento in una nuova città e in un altrettanto nuovo ambiente, era che i colleghi lucchesi erano un po' mosci e l'ambiente della redazione un po' funereo. Così, con l'andare del tempo, cominciammo a comprare la pizza da Felice in via Buia che era, semplicemente, favolosa. Cecina compresa e le portavamo in redazione dove le spaparazzavamo su un tavolo offrendole a destra e a manca. La cosa andò avanti fino a quando non ci chiamò il caposervizio rimproverandoci di aver portato troppa goliardia in redazione e vietandoci di continuare. In realtà lo avevamo fatto per ravvivare e rallegrare l'ambiente che sembrava avvolto in un silenzio, a volte, surreale e, francamente, insostenibile, almeno per noi, ma vedendo la reazione dei colleghi, anche loro gradivano rompere un po' la monotonia delle cupe giornate lucchesi. Col tempo avremmo portato non tanto la pizza di Felice, ma il calcio giocato in redazione, con la nascita della squadra degli Scoop e tornei a destra e a manca. Addirittura ci eravamo messi in testa di partecipare al campionato di terza categoria (una follia) salvo poi ripiegare a quello amatoriale Acli e dobbiamo dire che ci siamo divertiti un sacco. Partite il sabato pomeriggio quindi tutti a giocare e, poi, in redazione o altrove. O anche la domenica mattina. Chi scrive era l'anima di tutto e diventava scemo nel cercare di far quadrare le cose. Oltre che a far venire i giocatori alle partite in orario. Uno di quelli che ci procurava, sistematicamente, una incazzatura, era Giulio Del Fiorentino il quale giocava spesso da portiere, ma preferiva il ruolo di attaccante avendo giocato in porta per una vita. Giulio era... Giulio. Ti ci incazzavi, ma non riuscivi a non volergli bene per via di quella dolcezza che era anche furbizia, ma che ti faceva capire che aveva, solidi, i valori dell'amicizia. Nella formazione degli Scoop, molti giornalisti ovviamente, da Sirio Del Grande a Fabiano Tazioli, da Paolo Bottari a Maurizio Carlotti, da Federico Lanza a Cesare Tozzini, da Fausto Bandoni a Stefano Biondi, da Paolo Ceragioli a Oronzo Miccoli, da Mimmo Tosi a Massimo Stefanini, da Iacopo Di Bugno a Lodovico Poschi Meuron ad Alessandro Manfredini e molti altri ancora.
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