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Giovedì 4 Giugno 2026
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Scritto da aldo grandi
Cronaca
03 Giugno 2026

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C'è stato un periodo intorno al 2015-2017, in cui la Gazzetta di Lucca si trovò a dover fronteggiare, contemporaneamente, tre cause giudiziarie contro altrettante cariche istituzionali dello stato e non soltanto. Il solito direttore (ir)responsabile della testata aveva, infatti, preso di mira senza tanti complimenti Matteo Renzi, all'epoca capo del Governo, Laura Boldrini, presidente della Canera dei deputati e Andrea Marcucci, parlamentare del Pd. Insieme a questi procedimenti, c'erano, poi, i soliti scontri a livello politico e non soltanto, con coloro che, in un modo o nell'altro, finivano nel mirino del giornalista più pericoloso e coraggioso, se così si può dire, di tutta la Lucchesia e forse anche qualc osa di più. 

Eravamo a Marina di PInarello, in Corsica, uno dei nostro paradisi terrestri nei quali abbiamo trascorso un lezzo - e che pezzo - della nostra variegata e intensa esistenza. Eravamo in compagnia dell'ultima delle nostre dolci metà, quella che, a dirla tutta, ci ha fatto soffrire di più. Stavamo scrivendo un articolo dopo aver letto un intervento del capo del Governo Matteo Renzi sul tema dell'immigrazione. Lo ritenevamo uno dei responsabili, se non il più responsabile, dell'invasione a cui eravamo sottoposti senza nemmeno chiederci il permesso, da parte di extracomunitari provenienti dai quattro angoli della terra. Ci arrabbiamo così tanto che, d'impeto, buttammo giù un editoriale con tanto di titolo di quelli al fulmicotone. E pubblicammo.

La sera, avremmo dovuto imbarcari a Bastia per rientrare a Livorno. Squillò il telefono, era un collega dell'Ansa che ci informava delle dichiarazioni dei vertici del Pd, Andrea Marcucci compreso, che invitavano la magistratura a intervenire nei nostri confronti anzi, nei confronti del fascista Aldo Grandi. Avevamo qualcosa da dire? Facemmo, al volo, alcune dichiarazioni, prudenti, ma decise. Eravamo in un periodo di alta pressione, convinti di essere in procinto di andare a caccia delle balene, indistruttibili e con un senso di onnipotenza da far paura anche a noi stessi. Tutto ci andava bene, quello che toccavamo si realizzava, il giornale cresceva, avevamo individuato la ricetta adatta: sparare senza lacrime per le rose. Questa frase, coniata da Mario Tronti, l'ideatore di Classe Operaia, il maestro di coloro che aderirono ai primi nuclei operaisti italiani, ci aveva entusiasmato durante la lavorazione del libro su Potop. 

Il giorno seguente, sbarcati, scoppiò il putiferio. Ci chiamò la Zanzara e mandammo Cruciani a fare in c..o. Ci chiamò Un giorno da pecora e fummo più gentili. Ci chiamarono tutti e tutti ne scrissero. Eravamo su tutti i principali quotidiani come Gazzetta di Lucca. Tutta pubblicità gratuita per il giornale e per noi. Era, quello, un periodo nel quale navigavamo senza bisogno di una bussola semplicemente perché la bussola ce la portavamo addosso in ogni momento. Andavamo dove volevamo, quando volevamo e come volevamo. Avevamo un nugolo di collaboratori svegli, bravi, entusiasti, che caricavamo a pallettoni. Era andata via Silvia Toniolo e fu una grossa perdita, ma erano arrivati altri ragazzi e ragazze che volevano prendere il tesserino di pubblicista. Dopo un po' se ne andò anche il compianto Giuseppe Bini e, poi, anche il fotografo Ser Fiorenzo all'anagrafe Fiorenzo Sernacchioli che approdò sulle rive de... Il Tirreno. Matteo Renzi accusò il colpo anche perché la sinistra dura e pura non lo difese come avrebbe voluto lui, ma non mi querelò mai. Non so se il merito fu del caro, carissimo amico Andrea Bacci che era stato suo amico di vecchia data e che lo sconsigliò di procedere, fatto sta che chi scrive se la cavò.

Con Andrea Marcucci le cose andarono un po' peggio. Era stato un articolo di Andrea Cosimini a farlo sobbalzare chiedendo al suo avvocato di fiducia, Carlo Cacciapuoti, di mettere un po' in riga quei giornalisti rompicoglioni. Ed eravamo stati anche noi, onestamente, ad esagerare un po'. Fatto sta che, ad un certo punto, ci arrivò la querela della famiglia Marcucci che ci chiedeva 180 mila euro in sede civile. Era una tecnica adottata da Cacciapuoti che permetteva di colpire subito e in anticipo l'autore del pezzo. Poi, si sarebbe visto che cosa sarebbe accaduto. Ci fu un incontro alla Camera di Commercio in fase di mediazione dopodiché l'autore di queste righe incrociò nel corridoio Cacciapuoti e da lì nacque un incredibile rapporto di stima e amicizia che ancora continua nonostante il legale genovese sia ormai in pensione. Noi eravamo rissosi e mai domi, Cacciapuoti ci aveva inquadrato e aveva passato il mese di agosto a studiare gli articoli su Marcucci che avevamo scritto e si era fatto raccontare chi eravamo da una persona che ci conosceva assai bene, Giulio Del Fiorentino, all'epoca direttore di NoiTv e purtroppo scomparso il mese scorso. Cacciapuoti è un uomo colto, intelligente, che conosce la vita e che aveva compreso una cosa importante: non è che per caso Grandi è così impetuoso anche a seguito della morte di suo figlio? Ci pensammo spesso, forse aveva ragione, ma non gliela demmo vinta. Cosa c'entrava nostro figlio con il giornale? La diatriba finì con gli avvocati dello studio Cacciapuoti a casa di chi scrive pronti ad annotare e cancellare oltre 45 articoli che erano ritenuti offensivi o critici della famiglia Marcucci. Accettammo lo scambio, in fondo andava bene a tutti. Conservammo con Cacciapuoti una simpatia davvero straordinaria, come avvocato era preparatissimo, come uomo un gaudente che sa apprezzare le cose belle della vita. Ci sentiamo ancora oggi i n occasione delle festività più o meno comandate.

Terminiamo questo iter procedurale giudiziario con Laura Boldrini, una parlamentare che non avevamo mai avuto in particolare simpatia e, a distanza di anni, la nostra opinione non è cambiata. Anche in questo caso ci imbattemmo in una sua dichiarazione che non ci piacque. C'era stato l'episodio di un poliziotto trasferito in culonia perché aveva espresso ad alta voce quel che pensano tutti gli italiani sulla presenza di immigrati nudi o meno che vanno a spasso per le autostrade. Comunque sia buttammo giù un pezzo con il solito titolo ad effetto, ma che non voleva essere offensivo, solo paragonare l'invasione di un organismo da parte di un virus all'invasione indiscriminata a cui eravamo sottoposti per colpa dei politici. Esplose ancora una volta l'agone politico e mediatico. Ci chiamò ancora una volta la Zanzara, ma noi eravamo ricoverati all'ospedale di Livorno dove, alle 3 di notte, ci aveva accompagnato la nostra dolce metà per via di quella maledetta malattia autoimmune che ci colpiva ad ogni piè sospinto. Così non rispondemmo perché stavamo davvero messi male. In compenso dopo pochi giorni ci arrivò la richiesta da parte dell'avvocato della presidente della Camera dei deputati che ci chiedeva, a titolo di risarcimento danni, la somma incredibile di 250 mila euro. Fummo invitati in sede di mediazione a Roma, ma non ci presentammo. In quella circostanza dobbiamo ammettere che un gesto cavalleresco lo compì Andrea Marcucci o, quantomeno, l'avvocato Cacciapuoti per lui. Si disse disposto a fare una offerta affinché la Boldrini rinunciasse a procedere nei nostri confronti, ma fu tutto inutile. Arrivò la querela e il suo avvocato era nientepopodimeno che la figlia dell'ex ministro di razia e giustizia, Caterina Flick. Cosa ci salvò? A parte la bravura dell'avvocato Cristiana Francesconi, il Covid. Infatti, durante uno dei periodi in cui i tribunali avevano riaperto, l'udienza in questione vide la presenza della difesa dell'imputato e avrebbe anche dovuto vedere la presenza dell'avvocato Flick. Invece arrivò all'ultimo minuto un sostituto di zona il quale, però, spiegò che non aveva ricevuto l'incarico per costituirsi parte civile. La Francesconi, come una pantera, si avventò sull'occasione e fece sì che il giudice respingesse la richiesta di aggiornare l'udienza pretendendo che la parte civile non venisse costituita e così fu. Un successo incredibile, una mancanza imperdonabile. Al termine del processo venimmo condannati al pagamento di 2 mila euro, pena sospesa confermata in appello. Se si pensa che all'inizio erano 250 mila euro... A proposito, l'ordine dei giornalisti di Roma a cui siamo iscritti dal 1992, ci sospese per tre mesi. 

(18 - Continua)

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