Sono le parole di una vecchia canzone di Adriano Celentano, ma, penso, possa benissimo adattarsi a questo nostro bigotto paese e al suo meraviglioso Festival della Canzone!
Non vedo Sanremo, ma oggi mi è capitato di ascoltare in radio la canzone vincente: “Per sempre si” di tal Sal Da Vinci - cantautore italiano (Battisti, Dalla, De Gregori… perdonateci, se potete!).
Riporto un’estratto iniziale del testo e penso che possa bastare:
“È cominciato tutto quanto dal principio
Io che per te ero solo un uomo sconosciuto
Poi diventato un re dal cuore innamorato
Tu una regina ora vestita in bianco sposa
Abbiamo sognato figli in una grande casa…”
Ora, è vero che, in Italia, la canzone beghina e “reazionaria” ha sempre avuto il suo spazio: da Celentano che cantava “Chi non lavora non fa l’amore”, in anni di cruente lotte sindacali, fino al più moderno Gigi D’Alessio, abbiamo sempre avuto di che vergognarci! Ma che, nel 2026, potesse addirittura vincere un testo del genere mi lascia sorpreso e addirittura basito; e io che cinquant’anni fa mi esaltavo alle parole de “L’avvelenata” di Francesco Guccini… ne abbiamo fatta di strada, all’incontrario, appunto!
L’ultimo dubbio che mi resta è, se manderemo questo nostro capolavoro all’Euro Festival, non ci sia il pericolo che dall’estero ci dicano: “Ma dovevate inviarci una canzone dell’ultima edizione di Sanremo, non una del 1951!”.
Sanremo, il treno che all'incontrario va...
Scritto da ubaldo de francesco
Cronaca
01 Marzo 2026
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