Sono seduto sulla sedia a sdraio nel mio giardino. Lo faccio sempre, dopo che per un'oretta ho letto qualche capitolo di un libro. Mi rilasso, vagolo con la fantasia. Contemplo gli alberi che sono davanti a me, alti e frondosi. La stagione però è avanzata e alcuni rami cominciano ad avere qualche foglia ingiallita, segno di un'imminente caduta. Siamo, infatti, a settembre e l'autunno è alle porte.
Alla mia vista compare una piccola figura, lassù in alto, quasi sulla cima dell'albero, generata da una lieta combinazione di foglie un po' ingiallite. Si tratta di. una ragazza seduta (non si vede lo sgabello), e sta dipingendo; la mano destra si muove e traccia i segni sulla tavolozza. La mano sinistra non si vede, nascosta dietro il fianco. Indossa un vestito tutto giallo, attraversato però, a mezza vita, da una cintura verde, che rende la ragazza gentile e aerea. Ha un fazzoletto sul capo, che non riesce a nascondere un grosso chignon che le spunta sulla nuca. Ha biondi i capelli. Un leggero venticello fa oscillare il tutto, e presto la mia mente si mette a navigare nel sogno. Vedo quella ragazza assumere le consuete forme umane, e calare verso di me; replicare le linee della sua figura, il cui originale, però, rimane lassù in alto, ma lei, lo vedo con certezza, non ho dubbi, è una replicante, del tutto umana, davanti a me, che potrei alzarmi e toccarla. Sorride, ha una bianca dentatura, labbra sottili, e occhi azzurri, che sorridono da soli, senza l'aiuto di una qualche empatia. È leggiadra, e forse me ne sto già innamorando, come accadde a Dante con Beatrice, che non la dimenticò mai per tutta la vita, e le dedicò il suo capolavoro.
La ragazza ora si alza, si avvicina. Mi mostra col dito, lassù, il suo originale, ancora mosso dal vento. Sembra chiedermi se sono contento di avermi ora più vicino, e se considero il miracolo un segno di Dio che, attraverso il mio pensiero, mi ha mostrato la sua grandezza.
L'ammiro. Non riesco a parlare. Le parole mi mancano; sono irradiato e paralizzato dalla sua bellezza e dalla sua armonia, che sembrano quelle di un angelo.
Resterà con me, mi domando, o svanirà allo stesso modo in cui è comparsa? Difficile a dirsi, e mentre mi sforzo perché non se ne vada più, e cerco di trattenerla, guardo lassù, sul quel piccolo ramo, la sua figura piccola e graziosa fatta di minute foglie gialle. Presto tutto si disfarà, penso, e ci sarà il vuoto e il nulla. E accanto a me non resterà se non il sogno e l'enigma insolubile di un segno della presenza di Dio nel mondo nonché del mistero.



