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Scritto da Luciano Luciani
Cultura
11 Maggio 2026

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Negli Usa, intorno alla seconda metà degli anni Venti, su riviste destinate a diventare giustamente famose  come “Black Mask” e grazie ad autori come Dashiell Hammet, William Riley Burnett e Raymond Chandler era nato e si era sviluppato l’hard boiled novel, un romanzo poliziesco diverso dalla tradizione in auge sino a quel momento, ma realistico, denso di contenuti scottanti, contrassegnato da intrecci movimentati e ricchi di brutalità. Ecco come il capitano Joseph T. Shaw, fondatore e direttore di quella celebre testata ha descritto l’origine di una tale esperienza di scrittura: “Riflettemmo sulla possibilità di creare un nuovo genere di racconti polizieschi diverso da quello in uso dal tempo dei Caldei e più recentemente adottato da Poe, Gaboriau e Conan Doyle, insomma da tutti, ovvero il genere deduttivo, tipo parole crociate o puzzle che, deliberatamente, manca di ogni altro valore emotivo umano. Ovviamente creare un nuovo genere è un lavoro da scrittore molto più che da direttore. Quindi cercammo tra le pagine delle riviste uno scrittore che fosse brillante e originale, e restammo straordinariamente impressionati dalla evidente promessa contenuta nel lavoro di Dashiell Hammet. Non che praticasse un genere diverso da quello sino ad allora imperante ma i suoi racconti erano scritti con un’insolita specie di necessità ed autenticità. Così ci mettemmo in contatto con lui. Rispose immediatamente ed entusiasticamente…”.
A Dashiell Hammet (Maryland 1894 – New York 1961) dobbiamo alcuni romanzi fondamentali del poliziesco americano realistico, la cosiddetta “scuola dei duri”: Piombo e sangue; Il bacio della violenza; Il falcone maltese, 1930; La chiave di vetro, 1931. La sua lezione è centrale per lo sviluppo del genere: non esiste un personaggio che abbiamo incontrato o che incontriamo ancora nella letteratura gialla o nei film sulla malavita americana che non abbia una stretta parentela con qualche carattere inventato da Hammet. Ex agente della Pinkerton, una famosa agenzia investigativa di allora, Hammet supera i confini del genere per lo stile essenziale e prosciugato e per la sua aderenza alla lingua parlata: elementi che affascinarono grandi scrittori come Andrè Gide ed Ernest Hemingway.
Nel Falcone maltese compare il personaggio più popolare creato da Hammet, Sam Spade (magistralmente portato sullo schermo da Humphrey Bogart), un investigatore senza qualità, un uomo qualunque, uno come tanti che fa l’investigatore per sbarcare il lunario. Però è tenace e mosso da un’ostinata volontà di raggiungere la verità. Tutti i personaggi di questa “scuola” ha scritto Carlo Oliva nel suo saggio Storia sociale del giallo, 2003, “in sostanza, sono delle figure eccezionali, degli uomini che ottengono da soli risultati che gli altri, in particolare se appartenenti alle forze dell’ordine organizzato, non riescono neanche ad intravedere, ma la loro diversità non si fonda tanto su una maggiore acutezza mentale, su un più raffinato esercizio dell’intelligenza, quanto su una maggiore forza di volontà, un surplus di determinazione. È una superiorità, la loro, di natura eminentemente morale, il che ben si concilia con la tradizione puritana, tanto importante in America e con il culto tutto americano dell’individualista volitivo”.
Samuel Dashiell Hammet  a causa delle precarie condizioni economiche della famiglia lascia la scuola 13 anni. Entra come investigatore nella famosa Agenzia Pinkerton, un’ attività che fornirà lo spunto a molte sue opere. Partecipa alla prima guerra mondiale come autista di ambulanze, ma si ammala di tubercolosi. Il suo primo racconto, The road home, è pubblicato sulla rivista “Black Mask” nel 1922. Fino al 1929 la sua ispirazione ruota attorno al personaggio di Continental Op, protagonista di 28 racconti e due romanzi, sostituito, a partire dal 1929, da Sam Spade, destinato a diventare uno dei personaggi più celebri della narrativa poliziesca americana. Nel 1931 ha inizio la sua relazione trentennale con la scrittrice Lilian Hellman. Nel 1934 scrive il suo quinto e ultimo romanzo, poi si dedica al cinema e all’impegno politico: nel 1937 si iscrive al partito comunista americano. Nel 1942 è di nuovo sotto le armi: come sergente è inviato nelle isole Aleutine, dove cura la pubblicazione di un giornale dell’esercito. Rientrato in patria, vede aggravarsi la sua malattia ai polmoni e nel clima forsennatamente anticomunista degli anni della “guerra fredda” comincia a essere perseguitato per le sue idee politiche. Per il rifiuto di denunciare i nomi dei suoi compagni di fede politica viene condannato a sei mesi di prigione. Il suo nome finisce sulle “liste nere” del Comitato per le Attività Antiamericane: perde il lavoro e vede confiscato ogni suo bene. Muore povero nel 1961, in un ospedale di New York. Come veterano di due guerre mondiali è sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

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