Prima di affrontare il libro dal titolo così accattivante, facciamoci un’idea dei tarli. Ne abbiamo sentito parlare e ne abbiamo sentito il ficcante rosichio quando siamo saliti in una vecchia soffitta. Ma invece che indugiare ad ascoltarli (quel rumore non ci dice niente di buono) siamo corsi a prendere lo spray e a spargerlo là dove appaiono i piccoli buchi o le piccole scanalature, frutto del loro lavoro. Infatti, i tarli sono coleotteri xilofagi, cioè insetti che si nutrono di legno, come mobili, travi, parquet e porte, scavando gallerie profonde e causando danni strutturali significativi. La loro presenza si nota tramite buchi di sfarfallamento, polverina di segatura e, in alcuni casi, rumori simili a ticchettii all’interno del legno
Ce ne sono di diverse specie, ma non ci dilunghiamo a farne una elencazione, poiché a questo punto a noi interessa fare la conoscenza della specie di tarli che ci presenta Pardini con il suo romanzo, il quale ce li descrive così: “Esseri di forme oblunghe, avvolti in livree colorate e provvisti di un corsetto analogo, col quale intaccavano il legno, demolendolo.”.
Intanto non confondiamoli con le tarme, che sono altra cosa, ossia lepidotteri che aggrediscono e si nutrono di tessuti e di cereali, tra cui la farina.
Prendo in mano il libro e lo sfoglio. Per la prima volta scopro che Pardini si è affidato nella tessitura della trama a paragrafi brevi, quasi sempre lunghi meno di una pagina. Mancano i capitoli. Suppongo che sia un suggerimento dell’editor della casa editrice, la Olo, che ha sede a Viareggio ed è nata da poco, suggerimento accolto dall’autore.
Ma io non ho pensato ai tarli, piuttosto a semi gettati in un campo e affiorati in superficie come tanti fili d’erba a formare un prato, ossia il romanzo, il quale comunque si svolge secondo gli schemi di una narrazione logica.
Resto in ogni caso curioso di vedere come questi fili d’erba si trasformino, secondo le scelte dell’autore, in tarli, ossia in insetti che scavano il legno e si muovono e si nutrono sotterraneamente. Il filo d’erba è sotto la luce del cielo e del sole, mentre il tarlo vive nascosto, pressoché invisibile e sotto la luce sbiadita e oscura di un minuto, sottile, sfarinato e sbriciolato lungo cunicolo.
Forse incontreremo reminiscenze gotiche, orwelliane e memorie kafkiane?
Certamente sì, anche se subito avvertiamo che Pardini costruisce un mondo tutto suo.
Lucillo Apostati è un ingegnere edile, ma per l’enorme ricchezza accumulata dai genitori, morti molto presto, non ha mai dovuto lavorare, né ne avrebbe avuto voglia. Succede che ad una certa età, ancora giovanile, cominciano a manifestarsi in lui disturbi strani e indefinibili, che gli stessi medici consultati non riescono a diagnosticare. Gli consigliano di non preoccuparsi e di continuare a vivere godendosela e senza alcun pensiero. Fare sport e fare sesso gli gioveranno. Ma quando decide di entrare in un bordello per fare sesso per la prima volta, ecco che ha un mancamento. Tornato a casa è inquieto, non sa cosa gli stia succedendo finché si trova ridotto alle dimensioni di un insetto entrato dentro un pertugio di legno, “attirato come ferro dalla calamita”, e accolto da una famiglia di tarli: “In uno di questi buchi si era insinuato prendendo a discendere un sentiero scosceso e ispessito di segatura; arrivato in fondo, ebbe un senso di costrizione e di panico. Si sentiva prigioniero e gli sembrava che non gli sarebbe riuscito tornare in camera, nel suo letto”. I quali tarli subito si rivelano possessori di conoscenze antiche e speciali: “Depositari di storie sedimentate nel tempo, il rosicare le rianimava, e poteva ascoltarle quando voleva. Tramandate da generazione, ogni tarlo ne aveva un certo numero che, sovente, si rubavano, scatenando discussioni e risse.”. Sparito, dunque, così all’improvviso, viene ricercato dalla polizia, la quale avanza mille supposizioni, dando all’autore l’opportunità di accenni tipici del giallo.
Il mondo in cui il protagonista si troverà a vivere in una specie di sogno o di incubo che non solo ci richiama Kafka, ma anche Poe per certi brividi (“episodi al cardiopalmo”) che il lettore avvertirà, è già delineato in questo inizio.
I tarli conservano una memoria ancestrale e hanno vissuto tutte le epoche da che è nata la Terra. La loro conoscenza è superlativa e immarcescibile. Da ciò la loro capacità di oltre vedere e di dare umilianti lezioni anche all’uomo in quanto: “veri conoscitori dei passati del mondo.”; “Gli insetti, invece, si sono evoluti fino a padroneggiare quanto esiste sulla terra.”.
Che cos’è questo se non una feroce critica alla vanagloria umana?
Il romanzo si sviluppa e evidenzia in un superlativo crescendo la pochezza della nostra specie che, considerata privilegiata nel mondo (attraverso i tarli ne seguiremo l’evoluzione), deve fare i conti con entità ritenute minori e meno appariscenti, nascoste, le quali sono state permeate da valori e conoscenze universali e immarcescibili.
Il protagonista anelerà a diventare un tarlo: “doveva aver iniziato a modificarsi, ma non riusciva a stabilire come e quanto.” Riuscirà a tramutarsi di fronte ai domestici, ad un medico venuto con 3 infermieri e a 2 poliziotti che volevano interrogarlo.). I passaggi che ci attendono sono numerosi e ci conducono a sviluppare vari temi da cui emerge il poco valore che l’autore dà alla nostra epoca contemporanea, intrisa di confusione, cattiveria, incapacità, e smisurato ma insipiente orgoglio: “Voi umani, non ci stancheremo mai di dirvelo, ci avete sempre divertito.”. I tarli non nascondono il loro disegno di distruggere l’umanità quanto prima: “proseguivano a combattere contro il mondo, che sapevano quanto lui pure odiasse, tanto che lo avevano voluto alleato e complice.”; “Finalmente gli odiati umani, che tanto aveva disprezzato fin da quando ebbe acquisito l'uso di ragione, prima o poi, stando ai tarli, l’avrebbero pagata cara.”. Per estirpare gli umani, i tarli avrebbero cercato alleanze con altre specie, come ragni, zanzare e altro di simile.
Il protagonista Lucillo resterà stregato da questo mondo e se ne sentirà attratto (“Al senso di costrizione delle prime volte gli era subentrato quello di uno spazio e di una libertà illimitati. I cunicoli tarlini gli sembravano gallerie come quelle delle miniere di carbone.”), e capirà anche gli errori e i limiti della sua specie: “Si augurò di peggiorare fino ad essere disuguale a tutti gli umani, coi quali non intendeva aver niente a che fare, e che avrebbe voluto vedere morire nel peggiore dei modi.”. Quando era preso dai ricordi, questi “lo facevano pentire e vergognare d’esser stato uomo, persona.”.
I tarli lo intratterranno raccontandogli storie, le più varie nella quali si riconoscono i segni di un Pardini che conosciamo. Ad esempio quando i tarli raccontano del calvario di Cristo, della distruzione di Sodoma e Gomorra, di Noè, di Mosè che incontra Dio, oppure dei ragazzi che sono avviati al sesso da vecchie o consumate prostitute. Oppure quando incontriamo animali e uccelli, con un Pardini che sa raccontare la natura (incontreremo tante specie di animali, anche in lotta tra loro) e ogni sua espressione. Si vedano l’episodio dell’elefante che abbatte l’albero e quello del gorilla che veglia sulla femmina che ha partorito, e anche l’attacco dei leoni ad una mandria di bufali Da segnalare quando il protagonista, divenuto tarlo, viene ingerito da un serpente costrittore e si salva per miracolo. Incontreremo anche un episodio della vita di Alessandro Magno e un altro relativo alla morte sul rogo di Girolamo Savonarola.
Il romanzo stupisce e, comunque, è diverso dai soliti di Pardini. Troviamo tracce dei suoi temi più cari in qua e in là, ma la conclusione è che l’autore si è cimentato in un mondo nuovo e segreto che, forse, covava da tempo nella sua anima. Bene ha fatto a mostrarcelo. È un romanzo che trasuda di risvolti storici (gli albori dell’umanità), psicologici (la comunicazione tra gli esseri umani e non), sociali (il passato migliore del presente), filosofici (“l’eterno presente”) e anche teologici (“Dio non parla quasi mai”; la predestinazione) e: “Per il resto poteva darsi che avessero ragione i tarli, i quali gli avevano spiegato che dei viventi moriva solo il corpo; lo spirito, tra venti e tempeste, sarebbe emigrato in plaghe sconosciute alla ricerca di quanto non aveva mai avuto in vita.”. Ci sono momenti in cui questi aspetti assumono, senza apparire, profondità recondite e forse non del tutto sondabili.
Anche la scrittura pare assecondare questo mutamento, divenuta più piana e penetrabile (una sorpresa, che l’autore giustificherà al modo che sapremo al termine del romanzo). Una novità è anche rappresentata dal fatto che s’immagina che la storia la si scriva e si sviluppi in stretto contatto con un editor immaginario: “Il mondo dei tarli, se ben raccontato, e con l’aggiunta di elementi inediti avrebbe, infatti, potuto costituire una novità, sotto il profilo editoriale.”.
Pardini, e ciò sin dal principio, ci avvolge di accadimenti e di storie che, prolificando e moltiplicandosi, ci assediano con passione e curiosità. Interessante è, ad esempio, quando all’inizio di pag. 95 ci parla di anime smarrite, “le quali, vaganti fra terra e cielo, dovranno trovare la strada predestinata”, che altro non è che un accenno ad un assioma calvinista.
Lucillo nelle nuove vesti di un tarlo “Percepiva soltanto di trovarsi dentro un’indefinita estensione in cui gli pareva di galleggiare; tuttavia avvertiva che il suo esistere si espandeva verso qualcosa di inarrivabile e di sconosciuto.”; “Era davvero entrato in un’altra dimensione”.
Educato alla vita dei tarli (un regno autoritario, dal pensiero unico) e giunto alla matura formazione, parteciperà alla distruzione del genere umano, con cui il romanzo giungerà al termine: “L’umanità era finalmente stata chiamata a rendere conto delle malefatte.”. Il lettore sarà curioso di apprenderne il modo, e ha del tutto ragione tanto saranno stupefacenti i mezzi e gli strumenti adottati.
Ma ecco che, ora che l’umanità è stata distrutta, ci si troverà di fronte ad una comunicazione dell’autore, che ci sorprenderà. E che non è bene anticipare.
Nel corso della lettura, si avverte anche la sensazione di trovarci di fronte ad un romanzo rovesciato de “I viaggi di Gulliver” ed anche a suggestioni che ci ricordano Italo Calvino.
Il regno dei tarli di Vincenzo Pardini
Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cultura
24 Ottobre 2026
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