Anno XI 
Sabato 12 Settembre 2026
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Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Cultura
18 Giugno 2026

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Se volete avere dettagli sulla storia della nobile città di Lucca vi consiglio di rivolgervi a Massimo Baldocchi e all’altro mio amico Enzo Puccinelli (“Pillole di Lucca”, autopubblicato). Sanno tutto, anche cose che sono sfuggite ai più noti narratori della storia di questa città che un tempo fu la capitale della Tuscia.
Il libro di Baldocchi è uscito nel 2025 per i tipi della ottima Casa editrice lucchese Tralerighe Libri, diretta dall’infaticabile Andrea Giannasi.
Quando l’ho avuto tra le mani mi sono domandato quale coraggio avesse avuto l’autore per cimentarsi in una storia nella quale aveva messo le mani nientemeno che Niccolò Machiavelli con il suo “La vita di Castruccio Castracani da Lucca” (1520), il quale (si dice proprio per averne scritto la vita) avesse in mente la figura del condottiero lucchese quando compose il suo capolavoro “Il principe”. Altri, i più, sostengono che il suo modello fosse Cesare Borgia, figlio illegittimo di Papa Alessandro VI, ma a noi piace pensare al modello lucchese, soprattutto ora che Baldocchi ne ha messo in luce non solo le qualità di condottiero, ma anche i suoi intrighi e le sue astuzie, in un’epoca in cui si doveva essere sempre guardinghi e valutare ogni mossa degli altri potenti signori della penisola, tra cui il Papa (in specie, al suo tempo, Giovanni XXII). Castruccio subì numerosi agguati organizzati allo scopo di assassinarlo.
Non si contano, poi, le scomuniche ricevute dal Signore di Lucca che, ghibellino fino al midollo, rappresentava una intollerabile spina nel fianco della Chiesa.
Baldocchi ci descrive, tratto tratto, le sue battaglie e la sua ascesa fino a diventare “il più potente e temuto signore del suo tempo”.
Interessanti le pagine sul Sacco di Lucca, avvenuto il 14 giugno 1314 per mano del ghibellino pisano Uguccione della Faggiuola, in cui si accenna al fatto - che lasciò ai lucchesi un po’ di amaro in bocca - che fu proprio Castruccio Castracani ad aprirgli, con l’aiuto dei ghibellini lucchesi, le porte della città. Ciò potrebbe spiegare il perché il corpo di Castruccio, che fu sepolto nell’attuale chiesa di san Francesco, non sia mai stato ritrovato, mentre è ancora presente una lapide che lo ricorda con un epitaffio scritto da Niccolò Tegrimi nel 1527. Castruccio, morto a 44 anni, a causa di violenti accessi febbrili, il 3 settembre 1328 (era nato il 29 marzo 1281), volle essere sepolto con l’abito francescano.
Non potevano mancare in questo ricco e interessante libro (che ha anche il testo in inglese e vanta dei bei disegni in bianco e nero dello stesso autore) le pagine dedicate alla grande battaglia di Altopascio del 23 settembre 1325 contro i guelfi fiorentini, in cui vengono messe in risalto l’astuzia e le qualità di condottiero del grande lucchese, di cui Machiavelli, tessendone le lodi, scrisse a conclusione del suo libro: “E perché vivendo ei non fu inferiore né a Filippo di Macedonia padre di Alessandro, né a Scipione di Roma, ei mori nell’età dell’uno e dell’altro; e sanza dubbio arebbe superato l’uno e l’altro se, in cambio di Lucca, egli avessi avuto per sua patria Macedonia o Roma.”. 

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