Metto le mani avanti. Io non ce l’ho con Garibaldi, al contrario di mia moglie che non sempre ne parla bene, allineandosi con ciò al parere di tanti toscani di quel tempo.
Dovete sapere, infatti, che in Toscana l’arrivo di Garibaldi era temutissimo. Lo accompagnavano voci sinistre. Si diceva che non si comportava bene con le popolazioni che avvicinava. Del resto, in Sicilia i garibaldini, con Bixio, non avevano lasciato un buon ricordo di sé. Soprattutto con i fatti di Brönte dell’Agosto del 1860: i contadini erano insorti nella speranza della redistribuzione delle terre, come promesso da Garibaldi, e invece Bixio, per proteggere gli interessi degli inglesi sull’isola, in particolar modo dell’Ammiraglio Nelson, uno dei proprietari terrieri, represse con un’inusitata durezza la rivolta e istituì un tribunale di guerra che sentenziò la fucilazione immediata di cinque persone, tra cui l'avvocato liberale Nicolò Lombardo, e centinaia di arresti.
In quegli anni circolava in Toscana un giornale che aveva lo stesso nome di quello, più famoso, che lo aveva preceduto in Lombardia, il quale era durato poco, poiché censurato e chiuso dagli austriaci: Il Conciliatore. Posseggo tanti articoli del 1849 pubblicati da “Il Conciliatore” toscano e vi ho letto che qualche volta, quando è segnalato l’avvicinarsi di Garibaldi con le sue camicie rosse ad un paese o a una città, ecco che l’articolista segnala la paura e l’allarme della popolazione.
Ne ho fatto un libro: “Il Risorgimento visto da ‘Il Conciliatore’ toscano del 1849”, pubblicato da Marco Valerio, editore di Torino, nel 2011, ed ora passato ad Amazon.it, dove si può acquistare. Venne presentato dal professor Luciani proprio presso il MuR di Lucca. Contiene resoconti straordinari, ad esempio riguardo alla Repubblica romana retta dal Triumvirato Mazzini, Armellini e Saffi, abbattuta dai francesi alla guida del generale Oudinot, oppure il resoconto del viaggio in esilio del re Carlo Alberto, ed altro.
Ecco un brano sulla paura dei toscani al sentire dell’avvicinarsi dei garibaldini:
“SARTEANO, 17 luglio. Qui tutti siamo agitati perché a Cetona è arrivata la banda di Garibaldi. Parte di questi soldati si son fermati a Cetona, e parte si dice che siano entrati a Chiusi. Garibaldi colla sua moglie, che veste assisa di generale, sono a Cetona, alloggiati dal Gonfaloniere Gigli. Qui sono arrivati sul tardi soli 7 cavalleggeri che non hanno fatto alcun male. Stamani i Civici ed i pochi soldati che abbiamo erano usciti per tener fronte a Garibaldi; ma presto han dovuto ritirarsi e sbandarsi, e se a Cetona sapevano questa temerità, non ne campava uno.
Tanto a Cetona che altrove, ruberie non ne sono state fatte, ma la paura è grande in tutti. Si danno viveri per tenerli quieti, e anche di qui oggi se ne sono mandati a Cetona.”.



