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Scritto da ubaldo gnesi
Economia e lavoro
04 Agosto 2022

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Intendo dirimere, attraverso una analisi appropriata, l’utilizzo dei fabbricati produttivi dismessi, con particolare riferimento al complesso “Manifattura Tabacchi”, attraverso gli Atti di Programmazione Urbanistica conosciuti.

Nell’anno 2001 fu approvato dal Consiglio Comunale il Piano Strutturale, che nell’intenzione dell’estensore doveva dare al territorio comunale, in osservanza alle leggi regionali vigenti, quel moderno sviluppo da  anni atteso, attraverso l’individuazione di una dimensione misurata e sostenibile.

Quella estensione fu trovata, sommando le aree non utilizzate dal vecchio piano regolatore, dal riallineamento, per una profondità di 15 mt. del territorio urbano con quello agricolo retrostante.

A questa grandezza, fu aggiunto un numero considerevole di aree, che interessavano i fabbricati produttivi dismessi o in via di dismissione, da acquisire mediante le procedure di esproprio correnti, nel patrimonio comunale, che costituì l’offerta aggiuntiva insediativa indiretta.
In quegli stabili, avrebbero dovuto essere realizzati, quei servizi a scala urbana, a sostegno degli insediamenti previsti dal nuovo programma.

Tutte le produzioni, che avessero voluto proseguire le loro attività, lo avrebbero potuto fare, essere ricollocate in zone appositamente attrezzate dall’Amministrazione, in alternativa nelle zone produttive dell’Acquacalda, o di Mugnano.

La disciplina di riferimento è rinvenibile nell’elaborato del Quadro Conoscitivo B5 e nelle norme nn. 40, 41 e 57, con particolare riferimento ai commi 3, 4, e 5, della disciplina di Piano.

In buona sostanza, si prescrisse, che le trasformazioni di cui si parla, avrebbero dovuto avvenire attraverso l’iniziativa della Pubblica Amministrazione, o con interventi misti pubblico privato, oppure mediante l’iniziativa di privati.

Nulla di tutto questo avvenne negli anni successivi.

A quel tempo la “Manifattura Tabacchi” era ancora, almeno in parte in attività, non fu quindi ricompresa tra quelle in dismissione, lo fu viceversa, al momento della definitiva approvazione del connesso e successivo Regolamento Urbanistico Comunale.

L’elaborato TN1- Relazione, unito al succitato atto di programmazione territoriale, spiega tra l’altro le modalità d’intervento per il futuro sviluppo edile-urbanistico del territorio.

Il capitolo 3 prende in esame proprio i fabbricati dismessi o in via di dismissione, ma anziché recepire, come sarebbe stato necessario, le prescrizioni dettate dalle norme sopracitate, con particolare riferimento all’articolo n° 57, commi 3, 4 e 5, tenne conto solo di quest’ultimo comma.

Con questa erronea modalità, vennero esonerati gli interventi dell’allegato elenco, dall’obbligo di esproprio da parte della Pubblica Amministrazione e da quello di realizzare in quei contenitori edilizi, servizi a scala urbana per la Città, che avrebbero dovuto sostenere le future trasformazioni degli assetti insediativi e di quelli esistenti.

Per questa particolare ragione, alcune di quelle vecchie costruzioni, risultano oggi trasformate nel rispetto delle norme del Regolamento Urbanistico, ma che a sua volta è difforme dalle scelte di programmazione urbanistica dettate dal prioritario Piano Strutturale approvato con delibera n° 129/2001 del Consiglio Comunale.

Le conseguenze che oggi sono sotto gli occhi di tutti, sono l’assenza di servizi alla persona, di parcheggi e di infrastrutture, che comportano ingorghi di traffico ed eccesso della diffusione delle polveri sottili, che tanto danneggiano le vie respiratorie delle persone.
La responsabilità di questi eccessi, non è solo attribuibile all’allora Sindaco della Città, ai responsabili politici che si occuparono della materia, ma pure ai membri dell’opposizione, che da dieci anni sono alla guida del Comune, che nulla hanno fatto per rimuovere questi vizi e queste discrasie.

E’ giusto ricordare a questo punto, che nel settembre del 2008 il Consiglio Comunale sospese una parte  di quel Regolamento Urbanistico in via di autotutela, prendendo atto nell’occasione, che i maggiori eccessi furono rilevati percentualmente, nel paese di Sant’Alessio e dintorni.

Vale la pena a questo punto ricordare al professor Alessandro Tambellini ex sindaco di Lucca, che dieci anni fa, una volta eletto disse alla città, che avrebbe tolto la polvere di sotto ai tappeti, alla luce dei riscontri, ci vien da pensare che abbia perso il battipanni e rotto l’aspirapolvere.

In questo quadro si inserisce la “Manifattura Tabacchi”, che un po’ tutti si sono industriati per trovare fantasiose destinazioni, accompagnate da discutibili progettazioni, supportate da Varianti Urbanistiche, riconducibili ad una pianificazione non più efficace, ma finalizzate all’accoglimento degli stessi, che di pubblico possedevano ben poco.

La mia è una differente visione, poiché intendo perseguire il fine di realizzare in quelle obsolete costruzioni, in più casi non ancora oggetto di trasformazione, quei servizi alla Città che ne ha un inderogabile bisogno.

La “Manifattura Tabacchi” che si estende per una dimensione di circa tre ettari, consentirebbe di dotare il Centro Storico di quei sevizi mancanti da troppo tempo, quali scuole per l’infanzia o di ogni ordine e grado, centri di ricerca, poliambulatori, centri socio sanitari, multisala, teatro e più che mai parcheggi a prezzi calmierati, di cui per lo sviluppo del commercio sussiste una imprescindibile necessità.
Mi auguro mai ammessi interventi di carattere speculativo, che vadano a gravare, o a limitare, il comune vivere dei nostri concittadini, a favore di una minoranza, che vorrebbe beneficiare dell’eredità lasciataci dai nostri padri.

Ancor meno destinare, quell’immobile a fini residenziali di qualsiasi dimensione e qualità, tenuto conto che sul territorio comunale, esistono ad oggi, almeno ottomila abitazioni sfitte, che testimoniano gli errori del passato e che in massima parte, hanno reso particolarmente fragile il territorio.

Il mio onore e il mio amore per Lucca, mi conducono a queste scelte, nell’intramontabile ragione di perseguire l’interesse comune, tramandatoci dalle generazioni di un lontano passato, che hanno consentito a Lucca di essere ricordata nel mondo per la sua bellezza e per l’ingegno e l’operosità delle sue genti.

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