I depositi complessivi della provincia di Lucca, che esprimono la liquidità del sistema, escluso il risparmio gestito e amministrato, sono 12.132 milioni di euro a fine 2025, secondi solo a Firenze, con un aumento del 3,33% nell’anno. La crescita non è distribuita in maniera uniforme nei vari comparti ed emergono le accresciute difficoltà nel risparmiare.
la crescita dei depositi delle famiglie consumatrici, rallenta molto rispetto al passato (7. 945 milioni di euro di ammontare; con solo un modesto +0,71%) mentre per la prima volta dopo anni, si registra una diminuzione del totale dei depositi dell’insieme dei settori produttivi (società non finanziarie e famiglie produttrici) con 3.738 milioni di euro ed un -1,92%; preoccupante è che la flessione è in presenza di pochi investimenti, limitati soltanto alla manutenzione degli impianti e nell’incertezza dell’economia sia nazionale che internazionale. La diminuzione è più marcata per le imprese di maggiori dimensioni (società non finanziarie) con un -3,1% e un ammontare di 3.100 milioni di euro. L’insieme delle attività più piccole, molto variegate per settore e comparto, portano i depositi complessivamente a 842 milioni di euro e registrano un aumento dell’1,93% (trascina il comparto del Turismo).
Per quanto riguarda gli impieghi, in un contesto di rallentamento e di difficoltà dell’economia, la provincia di Lucca mantiene la sua posizione di seconda solo a Firenze, a livello regionale, anche per il pari rallentamento di altre province. Il totale degli impieghi vivi (escluse le sofferenze) ammonta a 9.732 milioni di euro con un modesto +0,44%. Nel dettaglio, la crescita pur contenuta riguarda soltanto il settore servizi e le famiglie consumatrici.
Infatti, il totale dei settori economici e produttivi veri e propri (imprese e famiglie produttrici) registra una contrazione del 2,41% su 12 mesi (5,129 milioni di euro), anche se – in una situazione di difficoltà generalizzata - viene ancora mantenuta la posizione nella regione. La maggiore flessione su 12 mesi si registra per le famiglie produttrici sotto 5 addetti (-6,71%) e per il settore artigianale.
La tenuta degli impieghi a Lucca è dovuta al migliore attivismo del settore dei servizi (turismo, servizi alle imprese e alle persone, ecc.), raggiungendo 3.211 milioni di euro ed una crescita del 2,89%, anche se inferiore rispetto al 2024; tale valore è pari a oltre il 14% dell’erogato regionale al settore e secondo solo a Firenze
Il comparto industriale e manifatturiero (1.648 milioni di euro) ha registrato una contrazione preoccupante del 12,01% nell’anno, la peggiore anche rispetto alle province toscane, a dimostrazione della diffusa difficoltà che coinvolge soprattutto le piccole imprese e le attività artigianali.
Le costruzioni (267 milioni con un +2,63%) hanno avuto una lieve ripresa rispetto al passato.
Le attività economiche sotto 20 addetti sono scese a 701 milioni con una flessione dell’8,36%. Anche gli impieghi per unità operativa sono in ribasso e sono sotto la media toscana e nella fascia inferiore della classifica toscana (20.514 euro). I dati delle attività artigianali sono altrettanto negativi.
Anche le imprese sopra i 20 addetti (n. 816 imprese) con 4.429 milioni di finanziamenti, in diminuzione sin dal 2024, hanno avuto una contrazione dell’1,4% nel 2025, al livello più basso in Toscana e sotto la media nazionale, anche se l’importo pro-capite si mantiene migliore dei valori medi.
Prosegue la positiva dinamica dei prestiti alle famiglie consumatrici, raggiungendo 4.276 milioni di euro con un aumento del 3,83%, finanziamenti destinati a fronteggiare le crescenti difficoltà reddituali nonché l’acquisto di beni durevoli (credito al consumo) e di immobili.
Come evidenziano le rilevazioni della Camera di Commercio, dell'Unione industriali, Irpet, ecc., il 2025 e gli inizi del 2026 sono caratterizzati da una situazione di debolezza dell'economia lucchese quindi, secondo il noto detto, “il cavallo non beve”, ossia la domanda di credito è bassa; ma si ritiene che anche il sistema creditizio limiti l'offerta di credito, che appare improntata ad una elevata cautela, soprattutto nei confronti delle piccole aziende; cioè si potrebbe dire – sempre secondo il detto - che “si mette poca acqua nell'abbeveratoio del cavallo”, anche in un'economia sana come quella lucchese, dove il rischio e il flusso di nuove sofferenza è contenuto.



