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Scritto da Redazione
Economia e lavoro
09 Febbraio 2026

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Moneta elettronica, le imprese accelerano. Nel commercio, nel turismo e nei servizi il pagamento digitale è ormai una componente strutturale dell’offerta: nel 2024 i POS attivi nel nostro Paese hanno raggiunto quota 3,75 milioni, con circa 660mila terminali in più rispetto al 2018 (+21%). Una crescita proseguita anche nel 2025 portando, secondo le nostre stime, il numero dei POS in Italia a circa 3,87 milioni. “Resta però il problema delle commissioni – spiegano i presidenti provinciali Lucca e Massa Carrara di Confesercenti Toscana Francesco Giannerini e Francesco Bennati – e dei costi per gli esercenti soprattutto legati alle micro-transazioni. Per questo ci attiveremo ancora di più con gli istituti bancari affinché vengano incontro alle piccole imprese”. L’aumento dell’utilizzo della moneta elettronica, secondo una analisi condotta da Confesercenti su dati ufficiali, ha visto un incremento con percentuale a doppia cifra anche nella provincia di Pisa. In Europa l’Italia si colloca tra i Paesi più avanzati sul fronte dei pagamenti elettronici tanto sa superare nel 2024 sia la Francia e addirittura doppiare la Germania (che contano Pos attivi rispettivamente poco più di 3,2 milioni e 1,5 milioni. Insieme ai Pos crescono anche i pagamenti digitali presso i punti vendita fisici in Italia, nel commercio, pubblici esercizi, attività turistiche e servizi, che nel 2025 dovrebbero raggiungere i 376 miliardi di euro. “Le nostro imprese hanno dunque scelto di investire nella modernizzazione – aggiungono Giannerini e Bennati -; anche se i contanti sono ancora favoriti dagli italiani, l’apprezzamento per i pagamenti digitali è in aumento. Ma di pari passo con questa crescita resta centrale il tema della sostenibilità dei costi per gli esercenti: le transazioni elettroniche possono arrivare a costare fino al 22% in più, in termini unitari, rispetto a quelle in contanti. Un differenziale gravoso soprattutto sulle microtransazioni, che sono una parte significativa delle vendite quotidiane per molti pubblici esercizi e altre attività di prossimità. Un problema particolarmente sentito da bar, tabaccherie, distributori di carburante ed esercizi di prossimità, dove si lavora su scontrini contenuti e margini ridotti. Non dimenticando le strutture ricettive in questo caso con le commissioni dei turisti stranieri. Pesano, inoltre, i costi accessori (come hardware e canoni) che alzano la spesa totale degli esercenti: per un’attività con 300mila euro di transazioni, la moneta elettronica, secondo le nostre valutazioni, può costare tra i 5 e i 6 mila euro l’anno”. La conclusione dei presidenti provinciali di Confesercenti Lucca e Massa Carrara. “L’immagine delle imprese italiane come ‘anti-cashless’ è da archiviare, così come la demonizzazione del contante: l’evidenza dei dati mostra che le imprese non contrappongono gli strumenti di pagamento, ma li integrano per dare libertà di scelta ai clienti. Quello che non è da archiviare, invece, è il tema dei costi per gli esercenti, soprattutto nelle microtransazioni. La transizione digitale è un fatto e va accompagnata, ma servono condizioni sostenibili e trasparenti lungo tutta la filiera, tanto più mentre l’Europa accelera sull’euro digitale: l’innovazione deve semplificare la vita di cittadini e imprese, non aumentare i costi di chi ogni giorno garantisce servizi essenziali sui territori”.

 

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