“Il diritto di sciopero è un diritto fondamentale”: è la posizione forte dell’Unione Sindacale di Base riguardo allo sciopero generale del 30 ottobre cui ha aderito anche il personale del teatro del Giglio, determinando difficoltà organizzative nella gestione di alcuni eventi inseriti nel calendario di Lucca Comics & Games.
“Nella serata del 29 ottobre, la RSU e i rappresentanti sindacali sono stati contattati dalla questura di Lucca, con la richiesta di partecipare a un tavolo in prefettura insieme all’azienda e all’amministrazione comunale. L’obiettivo dichiarato era quello di raggiungere un accordo in merito allo sciopero e alle problematiche che avrebbe potuto determinare- dichiara USB- A quel punto, si sarebbe chiesto di revocare uno sciopero generale nazionale limitatamente ai lavoratori di uno specifico territorio e di uno specifico settore? Si sarebbe tentato di esercitare pressioni sul sindacato o, peggio ancora, sui lavoratori e sulle lavoratrici, affinché rinunciassero a un diritto costituzionalmente garantito in nome della visibilità della città?”
Il sindacato ha quindi deciso di non sedersi al tavolo, comunque svoltosi con la presenza della CGIL e di una parte della RSU. “L’azienda è riuscita comunque a garantire lo svolgimento degli eventi in cartellone, e non sembrano esserci state conseguenze economiche o di immagine tali da giustificare le preoccupazioni e le pressioni che hanno accompagnato le ore precedenti allo sciopero- prosegue il sindacato- Ci auguriamo che non vi siano ripercussioni sulle relazioni sindacali, sulla RSU e sui lavoratori e sulle lavoratrici che hanno scelto di scioperare e scendere in piazza. Il diritto di sciopero non può diventare oggetto di ritorsioni”.
“Le rivendicazioni dei lavoratori non possono essere messe in secondo piano per le esigenze organizzative di una singola giornata. Il diritto di sciopero è un diritto fondamentale: se dovessero emergere tentativi di condizionamento o ripercussioni nei confronti di chi ha aderito alla mobilitazione, sapremo come tutelare i lavoratori e le lavoratrici e come far valere le loro ragioni”, è la conclusione.


