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Scritto da loreno bertolacci
Enogastronomia
23 Marzo 2026

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Un momento storico per la cultura gastronomica del nostro paese è stato celebrato con solennità e spirito di condivisione dall’Accademia Italiana della Cucina che ha organizzato una conviviale ecumenica straordinaria in occasione del riconoscimento della cucina italiana quale Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità da parte dell’UNESCO nella magnifica location enogastronomica della Cantina Bravi di Camporgiano, indubbiamente identitaria per il territorio della Garfagnana.

L’evento ha rappresentato un tributo significativo a un patrimonio che va ben oltre il semplice atto del nutrirsi: la cucina italiana è infatti espressione appunto di identità, memoria collettiva e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Il riconoscimento internazionale sancisce ufficialmente ciò che da sempre è evidente: la cucina italiana è un linguaggio universale capace di raccontare territori, culture e comunità.

E quale location migliore per celebrare questo ambito riconoscimento internazionale se non quello di una realtà ed eccellenza locale che da anni si impegna a promuovere le nostre specialità e vitigni locali?

Un menù ti tutto rispetto per palati esigenti che ha spaziato dall’antipasto costituito dal tortino di farro e porri con fonduta di parmigiano e bazzone. Per passare poi a un primo piatto: risotto alla barbabietola con stracciatella e granella di pistacchio capace di stimolare variegati retrogusti olfattivi. Un filetto di maiale alle castagne accompagnato da patate profumate alle erbette ha accompagnato i commensali in un’ideale passeggiata esplorativa sul territorio alla scoperta di profumi e di “certezze alimentari” locali come la castagna che ha aiutato la popolazione della Garfagnana nei periodi bellici di carenza alimentare. Prodotto autoctono tipico del territorio mai dimenticato che è divenuto un’eccellenza nelle varie espressioni e rivisitazioni alimentari.

Un millefoglie scomposto con crema al mascarpone e scaglie di cioccolato ha “ricomposto” tutti i palati verso la fine della magnifica serata di condivisione degustativa. Il tutto annaffiato da vini della cantina Bravi: Garfagnino bianco e Garfagnino rosso di gradazione media, ottimamente strutturati con una beva piacevole che hanno accompagnato in modo corretto tutte le portate.

Al finale, udite udite, addirittura uno spumante metodo classico, frutto di un grande impegno di ricerca di vitigni autoctoni di epoche passate accompagnato da studi universitari e ricerche in loco. Questa sinergia ha portato alla scoperta di una molteplicità di uve locali, derivate da incroci e innesti negli anni passati, uve e vitigni apparentemente inutilizzabili, ma con qualità enologiche atte a produrre addirittura uno spumante. Le cosiddette “bollicine” non sono patrimonio solo di altre realtà, ma anche la Garfagnana può esserne degna produttrice.  

La scelta di una conviviale ecumenica non è stata casuale, ma fortemente simbolica. La tavola si è trasformata in luogo di incontro, dialogo e armonia dove accademici, ospiti e rappresentanti di diverse realtà hanno condiviso non solo piatti, ma valori comuni. La convivialità, elemento cardine della cultura italiana, si è confermata ancora una volta come strumento di unione e comprensione reciproca.

Il percorso gastronomico proposto durante la serata ha celebrato la ricchezza e la varietà delle tradizioni regionali italiane, in questo caso il territorio della Garfagnana, con piatti che hanno esaltato la stagionalità, la qualità delle materie prime e il rispetto delle ricette autentiche. Ogni portata è stata accompagnata da racconti e approfondimenti, trasformando la cena in un’esperienza culturale completa.

Nel corso della conviviale è stato ribadito il ruolo fondamentale dell’Accademia nella tutela e valorizzazione della cucina italiana. Il riconoscimento UNESCO non rappresenta soltanto un traguardo prestigioso, ma anche una responsabilità: quella di preservare questo patrimonio, promuoverlo nel mondo e trasmetterlo alle future generazioni.

Grande rilievo è stato dato anche al valore sociale della cucina, intesa come momento di aggregazione e strumento di dialogo tra popoli diversi. In un contesto globale sempre più interconnesso la cucina italiana si afferma così come ponte culturale capace di superare barriere e avvicinare le persone.

Una cucina, quella italiana in particolare, intesa non solo come cibo o insieme di ricette, ma soprattutto come cultura, tradizione, lavoro e ricchezza. Una ricchezza che il Delegato Ezio Pierotti ha voluto sottolineare nel suo messaggio ai commensali insieme a quello pervenuto in un video registrato e proiettato durante la serata dal Presidente Nazionale Paolo Petroni.

L’UNESCO, ha sottolineato Petroni, non ha concesso un riconoscimento ad alcuni prodotti o aspetti peculiari della nostra cucina, ma ha voluto riconoscere la cucina nazionale nella sua interezza, dopo aver sottoposto all’attenzione un dossier presentato dalle comunità formate dall’Accademia Italiana della Cucina, dalla Fondazione Casa Artusi e dalla rivista La Cucina Italiana. Tutto ufficialmente formalizzato dal Governo italiano.

Una buona immagine internazionale quella della cucina italiana, riconfermata con questo ambito riconoscimento quale “patrimonio immateriale dell’umanità” dal quale emergono certamente varie componenti di carattere economico che tuttavia non debbono oscurare, come sostiene il presidente, il vero significato del riconoscimento che deve essere quello eminentemente culturale.

Un riconoscimento e un grazie per il nobile risultato ottenuto è arrivato anche dal ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida che in una sua missiva ha voluto sottolineare l’importanza dell’evento del 10 dicembre nel quale si è consacrata all’UNESCO la cucina italiana come “patrimonio immateriale dell’umanità”, un patrimonio condiviso – scrive Lollobrigida nella sua missiva di ringraziamento – capace di unire tradizione, identità e futuro. Frutto di un lavoro e di una visione comune, linguaggio cultura e quindi universale fatto di saperi, (aggiungiamo noi sapori) territori, comunità e memoria collettiva. Una lettera di gratitudine, quella del ministro, che premia indubbiamente un grande e sapiente lavoro collettivo.

Ma un importante riconoscimento è stato dato anche al finale della serata al proprietario della cantina Alessandro Bravi da parte del Delegato Ezio Pierotti. Una vetrofania dell’Accademia Italiana della Cucina della quale fregiarsi in futuro a confermare il passaggio dal locale di questa importante istituzione culturale della repubblica italiana fondata da Orio Vergani nel 1953 e della quale la Delegazione Garfagnana - Val di Serchio, con il suo illustre Delegato, ne è degna rappresentazione locale.

La conviviale ecumenica straordinaria si è conclusa in un clima di entusiasmo e consapevolezza, lasciando nei partecipanti il senso profondo di aver preso parte a un momento storico. Un evento che non solo ha celebrato un riconoscimento internazionale, ma ha riaffermato con forza il valore universale della cultura gastronomica italiana ed il ruolo identitario che ha nel contesto globale.

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