Anno XI 
Mercoledì 14 Ottobre 2026

Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Garfagnana
13 Ottobre 2026

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Problemi di salute, soprattutto alla vista, hanno accompagnato la stesura di questo libro, che Andreuccetti ha voluto testardamente portare a termine. Si svolge, infatti, in un ambiente che lui conosce molto bene: un frantoio. A Valdottavo, nel suo paese, era attivo da molti anni un frantoio che serviva tutta la zona e l’autore è stato per 8 anni il Presidente del gruppo che lo gestiva, ossia l’Associazione dell’Olio di Valdottavo. A quel periodo è rimasto molto legato e spesso lo rivive nostalgicamente.
Questa volta, però, ha deciso di fare, di questa esperienza e di questo ricordo, un giallo, il primo della sua lunga attività di scrittore. In un incontro che ho avuto a casa mia con lui e la sua deliziosa e simpatica moglie Roberta mi ha confidato di essersi deciso a questa impresa dopo aver letto i miei gialli, pubblicati a suo tempo da me uno alla volta, ed oggi raccolti in un solo volume intitolato “Il commissario Renzi, lucchese. Otto serate in giallo”, rintracciabile su Amazon.
Maggiore è dunque la mia curiosità nell’affrontare questa lettura, ma sono certo di non rimanerne deluso, in quanto di Andreuccetti ho letto molti libri, se non addirittura tutti, e la sua scrittura è una garanzia di successo. Lo stile è piacevole, nitido, senza complicazioni sintattiche, e senza inutili esperimenti linguistici che vanno alla moda, anche se il pubblico se ne sta stancando.
Un romanzo deve essere sempre facilmente leggibile. È una storia che si racconta, mai un saggio di filosofia o di psicanalisi, e il lettore deve sentirsi immerso nelle atmosfere costruite dall’autore e avvolgervisi delicatamente. Ciò che non succede se la scrittura presenta altalene linguistiche e spericolate costruzioni sperimentali. Il modello deve sempre essere il narratore di un tempo che parlava alle folle incantandole con un linguaggio semplice e pulito.
L’autore trasferisce la sua esperienza dal frantoio del paese natio, Valdottavo, ad un frantoio della regione del Chianti e dà all’amministratore del frantoio il nome di Armando Sandrini.
Molti dei personaggi che incontreremo ci vengono presentati subito in occasione di una nottata nel frantoio trascorsa mentre fuori un terribile temporale, con fulmini e tuoni, mette a disagio e preoccupa i lavoranti, tra cui Armando, il quale quella notte era roso da un presentimento, ossia, che qualche malintenzionato approfittasse del cattivo tempo ed entrasse nel frantoio per compiere una rapina. Infatti, sapremo presto che misteriosi movimenti si intrecciavano nella notte intorno al frantoio.
Ed ecco succedere che al mattino, recandosi ad aprire la porta del frantoio per far entrare i primi clienti della giornata, a terra, proprio davanti alla porta, Cesare, il figlio maggiore, scopre, immerso in una pozza di sangue, il cadavere di Armando, suo padre.
Andreuccetti ci ha così, subito, portato alle soglie del giallo (che avrà interessanti risvolti). Ci si domanda, infatti, che cosa erano quelle premonizioni di Armando e chi aveva potuto ucciderlo in quella notte tempestosa, e se veniva da fuori o si trovava già nel frantoio, magari uno dei lavoranti.
Ma l’autore non ha fretta e assapora la suspence, gli piace tenerci col fiato sospeso e inizia a svolgere una storia che ci prenderà e appassionerà. Ha premura di avvertirci, sin dal secondo capitolo, che: “il delitto di Armando Sandrini era sicuramente un caso molto più complesso, difficile da risolvere e che avrebbe richiesto lunghe e complicate indagini.”. Assisteremo, infatti, a un secondo delitto che pare collegato al primo, e i quali, sebbene il secondo sia stato commesso frettolosamente, sembrano delitti perfetti: “L'omicida o gli omicidi avevano saputo lavorare bene come perfetti professionisti del crimine.”.
A svolgere le indagini sarà il maresciallo della stazione carabinieri del posto, Guglielmo Santi, “un uomo sulla cinquantina, di stazza alta, abbastanza robusto e con una leggera prominenza del ventre. Aveva una incipiente calvizie ed un volto regolare e pulito che non aveva ancora le caratteristiche rughe che cominciano ad apparire ad una certa età.”. È un appassionato della montagna (ci saranno descritte alcune passeggiate immerse nella natura).
Ad aiutarlo è il vicebrigadiere Antonio Noferi (che lo accompagnerà anche nelle escursioni montane), il quale “A differenza del suo superiore, era sempre aperto al sorriso ed abbastanza loquace.”. Saremo in presenza di indagini fitte e scrupolose che ci porteranno in giro per le case del luogo, la Piana di Tortoreto, nel senese, misteriosa e dalle antiche abitudini.
Al termine della lettura, oltre al nome dell’assassino e al motivo dei delitti, sapremo tutto per filo e per segno anche della spremitura, che dà il titolo al giallo. Ma non solo; le funzioni e le problematiche relative all’attività di un frantoio sono descritte e analizzate con la precisione di chi quella vita l’ha vissuta davvero e ha saputo con la sua bella e semplice scrittura trasmettercela.
Segnalo, a pag. 95, la bella meditazione che il maresciallo Santi fa alla vista di un antico ponte, Ponte degli Ultimi Passi (“perché assisteva al transito dei colpevoli di gravi reati diretti nelle carceri situate nelle sue adiacenze, e che li avrebbero ospitati in attesa dell’esecuzione della condanna a morte.”).
Ma chi legge ne troverà altre (tra cui una delicata storia di amore – “era convinto di aver scoperto per la prima volta l’amore.” - che non voglio anticipare, e la scalata della Pania della Croce, “sospesi fra rocce, nuvole e cielo”, che entusiasmerà gli appassionati di montagna) e avrà modo di compiacersi largamente con l’autore, il quale mi ha voluto confidare che, grazie anche ai miei libri, era stato attratto dal genere giallo e aveva voluto provare a scriverne uno. Oggi la mia risposta a questo tentativo è: Bravo, ci sei riuscito. E non so se tu l’abbia fatto apposta, Roberto, ma il maresciallo scopre l’assassino un giorno che è per me speciale, il 14 gennaio, il mio compleanno.

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