“Dipingere è quello che so fare meglio, e credo in quello che faccio: non c’è prezzo alla gioia di quando qualcuno apprezza le mie opere”: l’amore per l’arte, combinato con una solida conoscenza della sua storia e dei materiali utilizzati, è alla base dell’attività della pittrice fiorentina Elisabetta Rogai. Conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, il suo nome è legato soprattutto alla tecnica EnoArte, che sfrutta i colori del vino per creare tele che, proprio come un buon vino, invecchiano e migliorano. Ma Rogai è molto di più che “la pittrice del vino”.
“È un titolo che mi sta un po’ stretto: io sono una pittrice a 360 gradi, che ha fatto anche affreschi in luoghi istituzionali, come la Scuola di Guerra Aerea e la villa di Artimino- ci ha spiegato la pittrice- Negli Stati Uniti, amano moltissimo le mie tele di jeans, in cui dipingo con i colori ad olio sul denim: se quando dipingo col vino emergono i colori, qui a emergere sono le luci”.
Un’artista originale ed eclettica, l’arte l’ha accompagnata per tutta la vita, dall’infanzia fino alla prima mostra a 17 anni, fino a fare dell’arte un lavoro a tempo pieno, che le ha guadagnato riconoscimenti come il titolo di accademica dell’Accademia delle arti del disegno, la più antica al mondo che vede tra i suoi ranghi i massimi rappresentanti dell’arte italiana nel mondo: “La pittura è arrivata a me, mi sono dedicata all’insegnamento e in età adulta ho ricominciato a fare le mostre. Alla fine, mi ha presa completamente, ed è andata bene: da allora ho tenuto mostre ovunque, ad esempio in Cina, in Giappone e negli Stati Uniti, dove sono sempre stata accolta molto bene. È la cosa che so fare meglio: di segno zodiacale sono toro, noi tendiamo a specializzarci”, ha scherzato.
La ricerca dei materiali è fondamentale, ha dichiarato l’artista: “Io sono una persona curiosa, e sono una sperimentatrice: ho dipinto sul jeans, sulla tela, sul marmo, con cui adesso mi sbizzarrisco. Il soggetto viene richiamato dalla scaglia del marmo, che non è mai regolare: io prendo le schegge di scarto, e parto dalla forma del supporto, perché è con quella che il soggetto deve andare d’accordo- ha spiegato- Io credo che quello che distingue un pittore vero da uno che dipinge e basta sia la voglia di ricercare: è fondamentale fare una ricerca, rinnovarsi continuamente, allargare le proprie conoscenze. Bisogna anche avere grande padronanza della storia dell’arte: solo conoscendo perfettamente quanto è stato fatto prima di noi possiamo fare, si spera, di meglio. Anche senza aver studiato appositamente, adesso grazie a internet tutti possono informarsi. Anche questo è tipico dei toro: o la perfezione, o nulla”.
“Per quanto riguarda i soggetti, rappresento spesso donne perché sono donna io: spesso e volentieri, le figure che un pittore ritrae hanno le caratteristiche psicologiche del pittore stesso. Ogni donna che rappresento è una parte di me stessa- Credo che ognuno di noi debba mettersi in gioco. Anche i paesaggi mi piacciono, li ho fatti da una vita, ma preferisco le figure umane o i cavalli che sono più vivi e dinamici. Poi mi piacciono i boschi, perché abito nel Chianti pur avendo lo studio a Firenze, specialmente i boschi d’autunno: gli alberi hanno una vita”.
Questa ricerca rigorosa, al contempo fuori dagli schemi e rigidamente precisa, l’ha portata a dipingere sui più svariati supporti e con i colori più disparati, dai tradizionali colori a olio all’aceto balsamico; fino al vino, grazie alla tecnica da lei brevettata insieme al professor Bianchini dell’università di Firenze che a partire dal 2011 l’ha consacrata ad artista tra le più interessanti e ricercate del panorama mondiale, con performance artistiche, mostre e riconoscimenti in tutti il mondo.
“Da che mondo è mondo, tutti i pittori cercano di dipingere col vino, tenendo in mano il calice di vino come faccio ancora io: la mia tecnica mi permette di gestire il vino, che sulla tela ha la sua vita e la sua maturazione come nella bottiglia. La colorazione cambia a seconda del vitigno: all’inizio sono tutti di un colore rosato, poi invecchiando ad esempio i vini toscani diventano più color terra di Siena, mentre quelli del sud si fanno violacei- ha affermato Rogai- Mi è capitato una volta di dipingere con 11 vini diversi, per l’evento della rete Great Wine Capitals a Palazzo Pitti, ma di solito dipingo per commissione delle aziende vinicole e dipingo con un singolo vino o qualche vino di quell’azienda. Allora le sfumature si ottengono in parte attraverso il disegno, in parte al cambiare della densità del vino, a seconda di quanto è diluito con l’acqua; ma la gamma cromatica non cambia”.
Il trionfo di quest’esperienza è quella che Elisabetta Rogai ricorda come una delle più grandi soddisfazioni della sua carriera: l’onore di dipingere il drappellone del palio di Siena, nel 2015. “Le dinamiche senesi mi hanno affascinata: da fiorentina mai avrei pensato di essere accolta così bene. Quell’anno pioveva, quindi la presentazione si tenne nel teatro del comune. Cominciarono a suonare le chiarine e vidi la gente alzarsi e applaudire: pensai che applaudissero per quello, e invece era entrato il drappellone ed era stato girato. A loro era piaciuto: io parlo tranquillamente anche con le pietre, ma in quel momento la gioia fu tale che non riuscii a esprimerla a parole- ha raccontato la pittrice- Dipinsi con i vini del territorio senese, dal vino dei colli senesi fino al Brunello di Montalcino per fare l’Assunta, tutto questo su seta pura tessuta a cotone: era bellissima, ma difficilissima da dipingere- ha ricordato Rogai- Un’altra soddisfazione è stata realizzare l’affresco per il settantesimo anniversario della Scuola di Guerra Aerea di Firenze: un ambiente maschile e all’epoca anche maschilista, con tante donne entrate solo da poco, e il mio affresco è stato denso di significati. Che abbiano scelto me per fare l’affresco, che ero una donna e anche abbastanza giovane, per me fu un’immensa soddisfazione”.
Il futuro è già ricco di nuovi progetti per l’artista, a partire da un mese di settembre già promettente: “Una performance in Piemonte, un’altra sul lago di Como, una sul lago di Garda, e poi riceverò un premio a Forte dei Marmi. Non dico altro per scaramanzia, ma i progetti sono tanti”.



