Anno XI 
Sabato 19 Settembre 2026
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Scritto da Francesca Ricci
L'evento
17 Settembre 2026

Visite: 150

Sabato 19 settembre, alle 17, l’ex manicomio di Lucca apre le porte a una passeggiata letteraria che intreccia storie, emozioni e testimonianze. Tra le novità, un incontro impossibile con Alda Merini e il ritorno dei Crazy Boys 2.0.

Ci sono luoghi che, anche quando cambiano destinazione, non smettono di raccontare. Conservano le voci di chi li ha attraversati, le tracce delle vite che vi si sono consumate e le storie che, troppo spesso, sono rimaste chiuse insieme alle loro porte. L’ex manicomio di Maggiano è uno di questi. E sabato 19 settembre, alle ore 17, quelle storie torneranno a farsi ascoltare.

L’occasione è La tela che cura – Trame di memoria da Maggiano, la passeggiata letteraria organizzata dal Centro Studi e Ricerche Lippi Francesconi in occasione della visita straordinaria all’Antica Tessenda del Manicomio di Lucca.

Non una semplice visita guidata, ma un viaggio attraverso la memoria, nel quale parole, musica e teatro si incontreranno per restituire voce a un luogo che custodisce un capitolo importante della storia della psichiatria e, soprattutto, della storia umana.

A guidare il pubblico, chi quella storia l’ha vissuta

A rendere particolare l’esperienza sarà anche la presenza di due guide d’eccezione: gli psichiatri Elisabetta Balsamo ed Enrico Marchi.

Entrambi hanno vissuto in prima persona la chiusura dei manicomi, l’applicazione della legge 180 e le successive trasformazioni dei servizi di salute mentale. Il loro contributo permetterà di avvicinarsi a una stagione di profondi cambiamenti attraverso lo sguardo di chi ne è stato testimone diretto.

Perché raccontare Maggiano significa anche interrogarsi su come sia cambiato, nel tempo, il nostro modo di guardare alla sofferenza psichica, alla cura e alle persone che ne hanno bisogno.

Lungo il percorso, attori e musicisti accompagneranno i partecipanti attraverso letture, momenti teatrali e interventi musicali. Le vicende del passato prenderanno così forma attraverso linguaggi diversi, capaci di coinvolgere il pubblico senza perdere di vista il valore della testimonianza.

Alda Merini torna a parlare. E questa volta l’intervista è impossibile

Una delle novità più curiose di questa edizione sarà Le interviste impossibili, un nuovo spazio performativo che gli organizzatori immaginano di riproporre anche in futuro, dando voce, di volta in volta, a personaggi differenti attraverso dialoghi surreali.

A inaugurare il format sarà Alda Merini. La poetessa milanese, che ha trasformato anche la propria esperienza della sofferenza psichica in una straordinaria materia poetica, sarà al centro di uno spazio condotto da Michela Panigada, con la partecipazione di Simona Generali.

Non sarà, tuttavia, una presenza confinata a un unico momento della passeggiata. Fin dall'inizio del percorso verranno lette alcune delle sue poesie, creando un dialogo ideale tra i suoi versi e la memoria dell’ex manicomio.

Forse è proprio qui che la proposta trova uno dei suoi significati più profondi: ricordare che dietro le diagnosi, le cartelle cliniche e le istituzioni esistono persone, ciascuna con una propria storia, una propria voce e un modo irripetibile di abitare il mondo.

Quando la memoria si mette a cantare

Dopo le parole, sarà la volta della musica. A chiudere la serata torneranno i Crazy Boys 2.0, l’orchestra che ripercorre i brani protagonisti e vincitori delle passate edizioni del Festival della Canzone, anche attraverso la presenza di testimoni e protagonisti di quella stagione musicale.

Un finale che promette di aggiungere alla passeggiata una dimensione diversa, fatta di melodie capaci di risvegliare ricordi e riportare alla mente atmosfere lontane.

Sul palco, insieme ai protagonisti già citati, si alterneranno gli altri componenti del Collettivo artistico UC 20: Cinzia Baldocchi, Roberto Carlotti, Giulio D’Agnello, Luciana Faina, Marco Innocenti, Romina Malagoli, Daniele Micheli, Maurizio Micheli e Claudio Orsi.

Una tela fatta di storie, non soltanto di fili

Il titolo dell’iniziativa, La tela che cura, suggerisce un’immagine particolarmente efficace: quella di una memoria che si costruisce intrecciando fili differenti.

Ci sono le testimonianze di chi ha vissuto le trasformazioni della psichiatria, le parole di una poetessa che ha conosciuto il dolore, la voce degli attori, le note dei musicisti. E ci sono i luoghi di Maggiano, che continuano a custodire storie meritevoli di essere raccontate.

La passeggiata del 19 settembre offrirà l’occasione di avvicinarsi a questo patrimonio senza ridurlo a una semplice curiosità sul passato. Perché la memoria di un ex manicomio non riguarda soltanto ciò che è accaduto dietro quelle mura: riguarda anche il presente, il nostro rapporto con la fragilità e il significato che attribuiamo alla parola cura.

E forse una tela può cominciare proprio così: mettendo insieme storie che, per troppo tempo, sono rimaste separate.

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