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Scritto da Redazione
Piana
31 Ottobre 2025

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Ci sono situazioni nella vita nelle quali tacere è una colpa e parlare in modo retto e fermo diventa un atto dovuto, un dovere civile e soprattutto un obbligo morale. 
La legge della Regione Toscana che disciplina i requisiti, le procedure, i tempi e le modalità di accesso al suicidio medicalmente assistito è uno di quei casi nei quali è certamente una colpa rimanere in silenzio per opportunismo, convenienza, calcolo e, per converso, è doveroso prendere una posizione chiara e ferma affinché le parole diano voce alla coscienza che deve sempre prevalere sulle pressioni esterne esercitate dall’opinione pubblica prevalente e dal potere politico.
La mia testa appartiene all’imperatore ma non la mia coscienza diceva San Tommaso Moro lo statista inglese patrono dei politici e per questo motivo, afferma il consigliere comunale di Noi Moderati Domenico Caruso, ho presentato una mozione in Consiglio Comunale per chiedere l’abrogazione della legge n. 16 del 14.03.2025 poiché è  doveroso per chi si occupa di politica denunciare l’abnormità di una legge regionale che non tutela affatto le persone sofferenti, non prevede misure volte al potenziamento delle cure palliative e del trattamento del dolore, dell’assistenza psicologica, del sostegno sociale ai pazienti, non promuove percorsi di accompagnamento e prossimità ma indica come unica soluzione quella del suicidio medicalmente assistito a persone fragili la cui volontà di aderire alla procedura, peraltro, potrebbe essere condizionata dalla prostrazione derivante dalle sofferenze fisiche e anche dai sensi di colpa nei confronti dei familiari sui quali grava l’onere dell’assistenza materiale.
La Regione Toscana non ha tenuto conto che la vita umana è un diritto naturale inviolabile e indisponibile tutelato dall’articolo 2 della Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e che le sentenze della Corte Costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 non hanno affatto introdotto il diritto soggettivo al suicidio medicalmente assistito ma hanno solo individuato, in casi eccezionali, ipotesi di non punibilità per chi agevoli l’altrui decisione di porre fine alla propria vita e sotto questo profilo è necessario sottolineare che la Regione Toscana non può incidere sulle norme del codice penale che tutelano la vita prevedendo ipotesi di non punibilità per le quali vige la riserva assoluta di legge ed è quindi necessario  l’intervento del Parlamento così come in effetti richiesto dalla Corte Costituzionale con le precitate sentenze.
Inoltre, afferma il capogruppo di Noi Moderati, l’intervento del legislatore regionale in una materia che incide sui diritti fondamentali della persona appare eccedente rispetto alle competenze attribuite alle Regioni dall’articolo 117 della Costituzione e suscettibile di generare una frammentazione normativa sul territorio nazionale con conseguente disparità di trattamento tra cittadini residenti in diverse regioni.
La Corte Costituzionale deciderà a breve sull’impugnazione interposta dal Governo e provvederà senz’altro a rimuovere una legge regionale che oltre ad essere un abominio giuridico, in ultima analisi è un inaccettabile manifesto ideologico su un tema estremamente sensibile sotto il profilo etico e religioso.
Per molti, infatti, la vita deve essere sempre tutelata dal momento del concepimento fino al suo naturale epilogo. Le istituzioni hanno il dovere di gestire il sistema sanitario per assicurare cure adeguate a tutela del diritto costituzionale alla salute che è un corollario del diritto alla vita ma non possono arrogarsi il potere di decidere sulla vita e sulla morte dei cittadini sostituendosi a Dio.
In tale contesto, affermare l’esistenza del diritto al suicidio senza nessun adeguato fondamento giuridico significa negare l’esistenza stessa di Dio e la volontà di sostituirsi ad esso come l’ingegnere nichilista Alexej Kirillov ne “I Demoni” di Dostoevskij il quale per rivendicare la propria libertà nei confronti dello Stato e per dimostrare l'inesistenza di Dio, teorizzava la necessità del suicidio come mezzo per dimostrare di non avere paura della morte e per sostituirsi di fatto a Dio stesso.
Con la legge sul suicidio medicalmente assistito la Regione Toscana è andata al di là delle proprie competenze in materia legislativa, non ha affatto riconosciuto una libertà, non ha tutelato diritti e nulla ha fatto per migliorare il sistema delle cure per cui mi viene da dire, conclude Caruso che in questo caso è stato valicato l’odierno pomerium che nell’antica Roma segnava il confine della città invalicabile agli eserciti in armi e che oggi rappresenta la linea di demarcazione tra il buonsenso e la spregiudicatezza, tra la ragione e l’insensatezza e tra il bene e il male e farà bene la Corte Costituzionale a cancellare una legge inaccettabile sotto tutti i profili. 

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