L'eccidio di Barletta è una delle prime stragi naziste compiute in Italia dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943: dodici tra vigili urbani e netturbini furono uccisi mentre erano al servizio della città. Una ferita nella storia del Paese, che le polizie locali italiane custodiscono come parte della propria memoria collettiva.
A comandare il plotone che ha reso onore ai caduti quest'anno, nella cerimonia di sabato 12 settembre, è stato Domenico Gatto, comandante della polizia locale di Porcari. Un incarico di rilievo, svolto nell'ambito dell'83esimo anniversario della Resistenza all'occupazione nazista, davanti alle autorità civili e militari, alle associazioni combattentistiche e alle rappresentanze delle polizie locali giunte da tutta Italia.
"L'incarico affidato al comandante Domenico Gatto – ha detto il sindaco Leonardo Fornaciari – ci emoziona e ci onora. A lui vanno le congratulazioni e il ringraziamento dell'amministrazione per aver rappresentato Porcari in una giornata dal forte valore istituzionale e civile. A Barletta furono uccisi uomini che svolgevano un servizio essenziale per la loro città: ricordarli ci richiama al senso del nostro lavoro, alla responsabilità verso i cittadini e alla difesa della dignità di ogni persona. È un impegno che trova le proprie radici nei valori antifascisti della Costituzione e che dobbiamo tradurre ogni giorno in comportamenti concreti".
La commemorazione si è aperta al Castello con gli onori militari ai soldati caduti nel settembre 1943 ed è proseguita in piazza Caduti in guerra con la deposizione delle corone al monumento alle vittime di tutti i conflitti e al bassorilievo dedicato ai vigili urbani e ai netturbini trucidati.
La strage avvenne il 12 settembre 1943, dopo la resistenza opposta dai militari italiani all'avanzata tedesca. Undici vigili urbani e due netturbini furono prelevati e schierati contro il muro del Palazzo delle Poste, dove vennero colpiti dalle raffiche delle mitragliatrici. Soltanto il vigile Francesco Paolo Falconetti, gravemente ferito, sopravvisse. Sul muro dell'edificio sono ancora visibili i segni dei proiettili.



