Autorità, rappresentanti delle associazioni, cittadine e cittadini, ragazze e ragazzi. Oggi celebriamo una data che ha segnato la storia della nostra città. Dopo i bombardamenti, la paura, le distruzioni, lo sfollamento, il 16 settembre 1944 Viareggio tornava libera dal nazifascismo.
La Liberazione a Viareggio non arrivò all’improvviso. Fu il risultato dell’avanzata degli Alleati, ma anche della Resistenza, del coraggio di chi combatté, di chi aiutò, nascose, sfamò, informò. Di chi, anche quando sembrava più semplice far finta di niente, decise da che parte stare, rischiando, e in molti casi rimettendoci, la vita.
Ottantadue anni dopo, viviamo in un tempo difficile. Le immagini che ci arrivano dalla Russia, dall’Ucraina, dalla Palestina non lasciano margine di interpretazione. La guerra ha bussato alle porte dell’Europa: un’Europa fragile che si è dimostrata troppo spesso fredda e indifferente. Un’Europa che ribolle di nazionalismi e rischia di utilizzare categorie del passato per affrontare i problemi del presente. Riaffiorano confini, contrapposizioni, identità utilizzate per dividere anziché per riconoscersi. Ed è proprio qui che la memoria smette di essere celebrazione e torna ad essere uno strumento per comprendere il nostro tempo.
La storia può e deve insegnarci qualcosa. Ci insegna, innanzitutto, che la democrazia non è invulnerabile. Che i diritti possono essere perduti. Che l'indifferenza non è mai neutrale.
Il 16 settembre ci ricorda quanto costa ricostruire ciò che l'odio distrugge.
Viareggio lo sa bene.
La città che uscì dalla guerra era profondamente ferita. Eppure da quelle macerie i viareggini ricominciarono. Ricostruirono case, strade, attività, relazioni. Ma soprattutto ricostruirono una comunità dentro una Repubblica democratica che avrebbe scelto di fondarsi sulla libertà, sull'uguaglianza, sul lavoro, sulla dignità della persona e sul ripudio della guerra.
Noi siamo figli di quella storia e di quella ricostruzione. E questo comporta avere delle responsabilità. Significa difendere la democrazia anche quando è faticosa. Accettare il confronto anche quando è duro. Rispettare chi ha idee diverse dalle nostre. Rifiutare il razzismo, l'antisemitismo, ogni forma di discriminazione e ogni nostalgia per regimi che hanno cancellato libertà, perseguitato persone e trascinato il nostro Paese nella guerra.
Significa soprattutto ricordare che la libertà degli altri riguarda sempre anche la nostra.
E allora oggi il pensiero più importante vorrei rivolgerlo ai più giovani. Il passato va conosciuto, discusso, persino interrogato. Perché la democrazia che avete ricevuto non è un oggetto finito. Toccherà anche a voi migliorarla, difenderla, renderla più giusta.
Il 16 settembre 1944 qualcuno combatté perché Viareggio potesse tornare libera. Ottantadue anni dopo il modo migliore per dire grazie a quelle donne e a quegli uomini è fare in modo che quella libertà continui ad avere un significato. Nelle istituzioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle nostre strade e persino nelle parole che scegliamo di usare gli uni verso gli altri.
Perché la libertà non è stata conquistata una volta per sempre.
La libertà è una responsabilità che passa di mano in mano. Facciamo in modo di esserne degni.



