Anno XI 
Domenica 20 Settembre 2026

Scritto da Luciano Luciani
Politica
02 Febbraio 2023

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Se il legislatore, nell’istituire il Giorno della Memoria il 27 gennaio, (legge n. 211, 20 VII 2000) e il Giorno del Ricordo, 10 febbraio, (legge 92, 30 III 2004), ha inteso tenere separate queste due date, acquisite di recente al nostro calendario civile, un motivo deve pur esserci.

Ed è quello di due vicende profondamente diverse l’una dall’altra: per le finalità, i numeri, la durata, l’intensità… Con tali e tante specificità da rischiare, celebrando insieme l’una e l’altra, la famigerata “notte buia in cui tutti i gatti diventano bigi”. Ovvero, la confusione delle idee e la conseguente banalizzazione degli eventi passati, rendendo così un pessimo servizio alla verità storica, ostacolando il lavoro di quanti con serietà documentaria cercano di mantenere viva la testimonianza di quegli orrori, indagandone con lo scrupolo dei dati di fatto, cause, responsabilità, protagonisti…

Perché, sia chiaro, la memoria non è solo un deposito di fatti accaduti ieri o l’altro ieri, ma una rielaborazione ininterrotta del nostro rapporto attuale col passato e con la storia: insomma, una complicata, defatigante, laboriosa ricerca di senso. Deve entrare in relazione con quanto stiamo vivendo oggi e diventare lo strumento interpretativo del nostro presente.

Insomma, la memoria, per essere davvero feconda, deve configurarsi come abrasiva, lasciare un segno, una traccia nelle coscienze, sollecitarci a prendere posizione. Insomma, per dirla tutta e in tutta onestà, io non credo in una memoria condivisa sempre e da tutti: una condizione che mi preoccupa e non poco.

Perché, a ben pensarci, non è condiviso nemmeno il patrimonio di memorie del nostro processo di unificazione nazionale, il Risorgimento: cosa hanno in comune, in fondo, l’Italia unita del cafone meridionale analfabeta e quella del borghese settentrionale? Quella delle Camicie rosse e quella dei generali sabaudi? Quella degli uomini e quella delle Sorelle d’Italia? Poco o nulla.

Evitiamo quindi le “ammucchiate” sempre foriere di ambiguità e, prima o poi, di disastri civili e morali. La memoria, infatti, non deve servire a pacificare, a farci sentire tutti più buoni, ma va adoperata intelligentemente per disturbare le coscienze intorpidite e sonnacchiose.

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