Per permettere al lettore di entrare agevolmente in argomento occorre chiarire i termini del problema e la sua origine. Gli affitti brevi consistono nella concessione di un'abitazione, oppure di parte della stessa, con annessi servizi, solo un limitato periodo di giorni, dietro pagamento di un corrispettivo. In genere si tratta della seconda casa di proprietà, dei cosiddetti B&B ( Bed & Breakfast) che da qualche tempo vengono scelti, da turisti e viaggiatori, rispetto alle tradizionali camere d'albergo. Un fenomeno ormai diffusissimo soprattutto nelle città d'arte, che i turisti utilizzano per pochi giorni oppure per occasionali necessità, anche per il tramite di apposite famose piattaforme informatiche. Per dare un'idea della convenienza, basti pensare che in una città come Firenze oppure Roma un fitto di appartamento a lungo termine rende meno della metà del fitto a breve termine. Si possono utilizzare e far rendere anche alloggi di ridotta dimensione a prezzi molto più convenienti di una camera d'hotel. La resa economica per il locatario è alta perché senza spese di personale ed accessorie. C'è da considerare che, spesso, sono anche denari incassati “in nero” , che il cliente accetta di pagare per la convenienza del prezzo. Per arginare il fenomeno, che danneggia non poco la rete alberghiera, i livelli occupazionali nel settore, l'evasione fiscale, il governo ha provveduto a mettere in campo diverse misure. Tra queste, la cedolare secca del 26 per cento sulle locazioni brevi e l'obbligo del Codice identificativo nazionale (CIN) e della sua esposizione negli annunci. Si sta inoltre valutando di imporre un limite a 120 giorni all’anno per il fitto breve. Ma le ricadute non sono solo occupazionali e finanziarie per il settore alberghiero e fiscali per lo Stato, ci sono anche quelle abitative. I centri storici delle città vanno progressivamente svuotandosi per mancanza di disponibilità di alloggi e per l'aumento dei fitti a lungo termine delle abitazioni determinato dall'esiguità dell'offerta. Per arginare tale fenomeno presente in tutta Europa, la burocrazia di Bruxelles non si è fatta pregare ed ha messo in atto, con la solita iperplasia regolamentare, uno specifico provvedimento. La Commissione europea si appresta infatti a presentare una direttiva comunitaria sull'edilizia abitativa accessibile, che dovrebbe consentire alle autorità pubbliche di individuare le aree sottoposte a stress abitativo e adottare proporzionate misure. Il nuovo intervento si aggiunge al regolamento europeo sugli affitti brevi, già applicabile dal 20 maggio 2026, che prevede maggiore trasparenza, registrazione degli host e condivisione dei dati con le autorità. In buona sostanza si rischia di cadere, more solito, dall'altra parte del cavallo, ossia nel dedalo di norme pervasive e vincolanti per i proprietari. Peraltro, la stessa Commissione Ue riconosce che la regolamentazione degli affitti brevi, da sola, non supplisce al vero problema, ossia alla mancanza degli alloggi disponibili per i fitti a lungo termine. L'aspetto peggiore è che Bruxelles non si limita a interferire con l'utilizzo degli immobili, ma addirittura col diritto di proprietà. Sulla base di questa impostazione, i sindaci potranno imporre limitazioni sul utilizzo delle proprietà, con ovvi effetti sui valori immobiliari. Il paradosso di questa tassa implicita è che la rende davvero indifendibile: non risolve il problema della penuria di alloggi e concede ai sindaci il diritto di interferire nella libera intesa tra proprietario ed utente, tra l’offerta e la domanda, nei fitti brevi. Pensare di risolvere una crisi di offerta di case aggiungendo restrizioni e interferenze nella individuazione degli inquilini, a breve oppure a lungo termine, è come dire a un atleta che, per prepararsi alla maratona, non deve allenarsi di più, ma accorciare il percorso. Da che mondo è mondo, l'eccesso di regole e di vincoli, l'ingerenza del potere costituito nella libera trattativa tra le persone non ha mai generato altro che danni e, in questo caso, limiti all'uso della proprietà. Sono centinaia gli esempi che si possono fare sulle interferenze statali nella vita delle persone, tutte ratificate in nome della presunta difesa del cittadino. Mancano gli alloggi, le tasse sulla seconda casa spingono chi la possiede a procurarsi dei guadagni per farvi fronte, col fitto breve anche per pagare le tasse. Le tasse restano, resta la necessità di doverle pagare quindi preferire i fitti brevi più redditizi. Peraltro manca una disciplina veloce e sicura per gli sfratti, anche quando le case sono abusivamente occupate da quelli che il fitto non lo pagano. Bene ha fatto il nostro governo a varare un piano casa, per aumentare la disponibilità degli alloggi, ma non deve permettere che altri, che non siano i proprietari, possano metterci le mani sopra. Limitare l’uso della proprietà già gravata di tasse non è un rimedio e solo un arbitrio.



