Appartengo a generazione relativamente poco tecnologica: l’algoritmo a lungo ho creduto fosse il ritmo col quale si muovevano – spostate dall’ondeggiare della corrente subacquea, le praterie di posidonia, mentre tentavo di stanare un polpo o un bel sarago. Pertanto mi viene difficile credere ai sondaggi che da una settimana all’altra ci dicono salita e discesa percentuale di questo o quel partito. Fra l’altro non posso non ricordare il ministro Salvini, che da un virtuale 30 e passa percento e le chiavi di Palazzo Chigi teoricamente in mano, si è fatto 4 anni all’opposizione, anzi, li ha fatti fare a tutti quelli di destra che avevano in cui creduto. Per poi ritrovarsi con valori a due cifre, ma con la virgola in mezzo. In sintesi, attenderei sempre il responso delle urne. Anche perché ogni sondaggista deve avere la sua idea politica, e non credo accetti di perdere l’occasione per dire che la propria sigla del cuore stia guadagnando, per influenzare gl’indecisi. E le varie reti televisive e i media cartacei che commissionano valutazioni del genere, appartengono a qualche schieramento. Escluso quello di Vannacci, su cui l’assedio continua. Alterando ogni cosa che viene inserita nel programma in termini neo-fascisti, ed estendendo ora il processo ad AfD germanico. E domani a Rassemblement National. Tanto la formula è semplice. Metti insieme giornalisti di la Repubblica, il Giornale, Corsera, Il Tempo, La Stampa e Libero, inserisci qualche deputato di PD, FI, AVS, FdI, riscalda il tutto con un po’ di terrore del fascismo e shakera allegramente con le battute di Salvini e le invettive di Potere al Popolo. Non prevedere contraddittorio, non sia mai che qualcuno, con equilibrio, insinui il dubbio che non sia tutto vero ciò che vien detto, e il gioco è fatto.
Per questo, ancora meno credo a un Sigfrido Ranucci che, indipendentemente anche dai sondaggisti, valuta in perfetta autonomia, folgorato sulla via di Damasco, o dopo aver “visto la luce” come Joe Belushi dei “Blues Brothers”, d’avere lo stesso 7% di Vannacci. Sottintendendo forse che, prima che fosse smascherato il mandato dell’attentatuni, la percentuale fosse abbondantemente in doppia cifra, e senza virgola.
Non so se fosse d’accordo nel farsi scoppiar le auto, del resto di ben scarso valore e facilmente rimpiazzabili grazie all’ottimo contratto assicurato da Report. E non m’avventuro a dirimere il dubbio se sia davvero gran giornalista d’inchiesta, o un fazioso pronto a sfruttare il microfono affidatogli, per gl’interessi propri e della propria parte politica. Né se siano vere le accuse di colleghe che avrebbe tentato di circuire in cambio d’un contratto succoso. Uscite peraltro allo scoperto con tempismo sospetto, e non quando il nostro giraffide era allo zenith, e magari potevano essere fatte fuori da eventuali altre collaborazioni.
Piuttosto noto dai fatti, susseguitisi a ritmo serrato, come l’intera vicenda gli abbia arrecato danno d’immagine mostruoso come uomo. Dalle frequentazioni con noto pregiudicato con le mani troppo in pasta, alle auto-recensioni sotto mentite spoglie di libri ricchi di sesso e rock & roll, che teoricamente poco avrebbero dovuto interessare al lettore che lo aveva assiso sul piedistallo di Nostro Signore dei Giornalisti. Dagli attacchi imbarazzanti a colleghi e collaboratori, alle mezze minacce di spifferare “tutto”. E m’ha stupito che nessuna Procura della Repubblica gli abbia chiesto formalmente
Ma il delirio d’onnipotenza continua, forse coerentemente a quello del “Giudice” di Faber De Andrè. Qttuello che – nano – doveva sentirsi un gigante in qualche altra cosa, oltre che nella virtù “la più indecente”. E così scopriatmo che forse potrebbe mettere su un proprio partito, e magari prendere il posto dell’indisposto “Dibba”, e rimettere in crisi ilttttt d’avet applausi.
Appartengo a generazione relativamente poco tecnologica: l’algoritmo a lungo ho creduto fosse il ritmo col quale si muovevano – spostate dall’ondeggiare della corrente subacquea, le praterie di posidonia, mentre tentavo di stanare un polpo o un bel sarago. Pertanto mi viene difficile credere ai sondaggi che da una settimana all’altra ci dicono salita e discesa percentuale di questo o quel partito. Fra l’altro non posso non ricordare il ministro Salvini, che da un virtuale 30 e passa percento e le chiavi di Palazzo Chigi teoricamente in mano, si è fatto 4 anni all’opposizione, anzi, li ha fatti fare a tutti quelli di destra che avevano in cui creduto. Per poi ritrovarsi con valori a due cifre, ma con la virgola in mezzo. In sintesi, attenderei sempre il responso delle urne. Anche perché ogni sondaggista deve avere la sua idea politica, e non credo accetti di perdere l’occasione per dire che la propria sigla del cuore stia guadagnando, per influenzare gl’indecisi. E le varie reti televisive e i media cartacei che commissionano valutazioni del genere, appartengono a qualche schieramento. Escluso quello di Vannacci, su cui l’assedio continua. Alterando ogni cosa che viene inserita nel programma in termini neo-fascisti, ed estendendo ora il processo ad AfD germanico. E domani a Rassemblement National. Tanto la formula è semplice. Metti insieme giornalisti di la Repubblica, il Giornale, Corsera, Il Tempo, La Stampa e Libero, inserisci qualche deputato di PD, FI, AVS, FdI, riscalda il tutto con un po’ di terrore del fascismo e shakera allegramente con le battute di Salvini e le invettive di Potere al Popolo. Non prevedere contraddittorio, non sia mai che qualcuno, con equilibrio, insinui il dubbio che non sia tutto vero ciò che vien detto, e il gioco è fatto.
Per questo, ancora meno credo a un Sigfrido Ranucci che, indipendentemente anche dai sondaggisti, valuta in perfetta autonomia, folgorato sulla via di Damasco, o dopo aver “visto la luce” come Joe Belushi dei “Blues Brothers”, d’avere lo stesso 7% di Vannacci. Sottintendendo forse che, prima che fosse smascherato il mandato dell’attentatuni, la percentuale fosse abbondantemente in doppia cifra, e senza virgola.
Non so se fosse d’accordo nel farsi scoppiar le auto, del resto di ben scarso valore e facilmente rimpiazzabili grazie all’ottimo contratto assicurato da Report. E non m’avventuro a dirimere il dubbio se sia davvero gran giornalista d’inchiesta, o un fazioso pronto a sfruttare il microfono affidatogli, per gl’interessi propri e della propria parte politica. Né se siano vere le accuse di colleghe che avrebbe tentato di circuire in cambio d’un contratto succoso. Uscite peraltro allo scoperto con tempismo sospetto, e non quando il nostro giraffide era allo zenith, e magari potevano essere fatte fuori da eventuali altre collaborazioni.
Piuttosto noto dai fatti, susseguitisi a ritmo serrato, come l’intera vicenda gli abbia arrecato danno d’immagine mostruoso come uomo. Dalle frequentazioni con noto pregiudicato con le mani troppo in pasta, alle auto-recensioni sotto mentite spoglie di libri ricchi di sesso e rock & roll, che teoricamente poco avrebbero dovuto interessare al lettore che lo aveva assiso sul piedistallo di Nostro Signore dei Giornalisti. Dagli attacchi imbarazzanti a colleghi e collaboratori, alle mezze minacce di spifferare “tutto”. E m’ha stupito che nessuna Procura della Repubblica gli abbia chiesto formalmente quali fossero questi segreti coi quali, a torto o a ragione – riteneva di tenere in pugno i vertici della RAI. Per non parlare delle rivelazioni circa presunte avances a giovani e avvenenti colleghe, che di massima fanno innervosire mogli e figli.
Ma il delirio d’onnipotenza continua, forse coerentemente a quello del “Giudice” di Faber De Andrè. Quello che – nano – doveva sentirsi un gigante in qualche altra cosa, oltre che nella virtù “la più indecente”. E così scopriamo che forse potrebbe mettere su un proprio partito, e magari prendere il posto dell’indisposto “Dibba”, e rimettere in crisi il campo largo?
E così dopo aver rimontato nella corsa della santità anti-mafia e anti-terrorismo, e lasciati “sui pedali”, in fila, Aldo Moro, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ci dobbiamo solo attendere che ci dica d’essere stato dato alla luce fra un bue e un asinello, e di essere destinato a resuscitare e sedersi alla destra del Padre. Già, per ringraziarlo d’avergli tenuto occupato il posto e invitarlo a tornare sulla poltroncina, fra il pubblico di Report, e partecipare agli applausi.



