Anno XI 
Venerdì 28 Agosto 2026

Scritto da Francesca Ricci
Politica
27 Agosto 2026

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Link al video completo: https://www.youtube.com/watch?v=x9bRWz0Zv0A

Nel quarto appuntamento di In Voce Veritas, Mariella Bonacci incontra Massimiliano Baldini. Dalle scelte della Lega alla politica innamorata dei social, una conversazione che parte dai partiti e finisce dove dovrebbe cominciare tutto: dalla vita delle persone.

La domanda, prima o poi, arriva e Mariella Bonacci non è il tipo da girarci intorno: non sarà che tutte queste critiche vengono fuori perché sei rimasto fuori tu?

Massimiliano Baldini, avvocato versiliese, se la sente rivolgere da una persona che conosce da oltre vent’anni. Una di quelle confidenze che permettono di saltare i convenevoli e andare subito dove punge. Nel quarto appuntamento di In Voce Veritas, Bonacci lo incontra per parlare di politica, ma lascia fuori dalla porta il cerimoniale. Gli riconosce il lavoro fatto, poi lo provoca. Lui risponde, rivendica alcune scelte, contesta alcune di quelle del suo ex partito e racconta anche come si sta quando un’esperienza istituzionale finisce e la mattina si torna in studio.

A sentirlo, si sta bene.

L’avvocato, già consigliere regionale toscano, parla con soddisfazione del ritorno a tempo pieno alla professione. Non presenta gli anni a Firenze come tempo perso: ricorda la presidenza della Commissione di controllo, le battaglie condotte, i buoni rapporti costruiti anche con chi sedeva dall’altra parte, compreso il presidente Eugenio Giani, ringrazia chi gli ha dato quella possibilità.

Ma ringraziare, evidentemente, non significa dover approvare tutto.

Il dissenso comincia da qui: quanto vale la militanza, quando arriva qualcuno che può saltare la fila?

Baldini contesta lo spazio attribuito a Roberto Vannacci e alle persone a lui vicine dentro la Lega. Lo trova difficile da conciliare con la storia di un partito che aveva fatto della partecipazione e del lavoro sul territorio un motivo d’orgoglio. Nella sua ricostruzione, la formazione delle liste regionali toscane è avvenuta attraverso scelte imposte, senza un confronto adeguato.

Bonacci mette sul tavolo il sospetto più facile: amarezza personale, fastidio per il successo del nuovo arrivato. Baldini risponde, quindi, richiamando la coerenza. Una linea politica, sostiene, si segue anche quando non conviene, altrimenti è difficile capire dove finiscano le convinzioni e dove cominci il calcolo.

Il discorso si sposta, poi, a Viareggio. Qui critica la scelta del centrodestra di sostenere l’esperienza amministrativa di Giorgio Del Ghingaro dopo anni trascorsi all’opposizione. A suo giudizio, il passaggio ha comportato una perdita di consenso e di identità, anche se il centrodestra si trova oggi in maggioranza.

Un bel problema, per chi deve spiegare agli elettori perché ciò che ieri non andava bene oggi meriti sostegno. Le alleanze cambiano, certo, la memoria dei cittadini, però, non si aggiorna con un comunicato stampa.

L’avvocato descrive una Lega locale molto indebolita e ritiene necessaria una ricostruzione, probabilmente anche attraverso una nuova leadership. Riconosce, tuttavia, quanto fatto da Matteo Salvini. Oggi, dice, non ha tessere in tasca; conserva amicizie, rapporti e la voglia di dare un contributo.

Quella libertà che torna più volte nella conversazione, insieme a un’altra parola che, nel dibattito politico, viene pronunciata spesso e praticata un po’ meno: preparazione.

«La politica si è quasi del tutto consegnata alla comunicazione», osserva Baldini, ed è difficile non riconoscere il paesaggio che descrive: meno riunioni, meno occasioni per discutere, più messaggi, più social. Il politico arriva sul telefono con grande puntualità, ma riuscire a parlarci davvero è un’altra faccenda.

Bonacci rimpiange il confronto diretto, la gavetta, i vecchi dirigenti che insegnavano ai giovani e Baldini ricorda le serate passate ad ascoltare persone dalle quali imparava cose che non si trovavano sui libri. Anche il dissenso aveva una sua utilità: obbligava a ragionare, a difendere una proposta, qualche volta a correggerla. Non serve immaginare un passato senza difetti per riconoscere che quel lavoro formava e che oggi il problema resta: dove si impara a governare, prima di ritrovarsi a farlo?

Naturalmente, non era tutto perfetto. Ma quelle riunioni avevano almeno un vantaggio: prima di prendere la parola, bisognava esserci. E dopo aver parlato, toccava ascoltare anche gli altri.

La preparazione è uno dei punti sui quali Baldini insiste di più. Quando un amministratore non conosce la materia, osserva, rischia di affidarsi completamente ai dirigenti: le scelte le fanno loro, mentre al politico restano le interviste e i nastri da tagliare. Un’agenda magari pienissima, ma con poco governo dentro.

Una battuta amara, perché dietro ci sono servizi, bilanci e scelte che riguardano migliaia di persone. Baldini, poi, prova a riportare il confronto su quel terreno raccontando la battaglia per l’acqua pubblica: una proposta di legge, ricorda, approvata in Commissione Ambiente e poi bocciata in Consiglio regionale. Nella sua lettura, su quell’esito pesarono anche pressioni politiche provenienti da sindaci locali.

La cita per spiegare che cosa intende quando chiede più contenuti. Studiare una questione, presentare un testo, affrontare i passaggi istituzionali, anche perdere, eventualmente, ma su qualcosa di preciso.

Sanità, infrastrutture, turismo, bilancio: per l’ex assessore è qui che il centrodestra toscano dovrebbe costruire la propria proposta. Gli slogan possono attirare l’attenzione, poi, però, arriva qualcuno che vuole sapere quando potrà fare una visita o perché un servizio non funziona e pretende, giustamente, una risposta meno brillante e più utile.

Bonacci porta nella conversazione il lavoro precario, la scuola, le difficoltà di chi si ritrova senza occupazione quando non è più giovane. Poi lancia una delle sue provocazioni: prima di fare carriera, i politici dovrebbero passare un po’ di tempo a svolgere mestieri faticosi e provare a vivere con una pensione minima. Un tirocinio nella vita degli altri. Chissà quanti si presenterebbero il primo giorno.

Un programma che probabilmente raccoglierebbe più adesioni fra gli elettori che fra i candidati.

La provocazione fa sorridere, ma la domanda è seria: quanto conosce, chi decide, la vita di chi aspetta una risposta?

L'intervistato raccoglie il senso della provocazione: chi entra nelle istituzioni può perdere di vista le preoccupazioni quotidiane, soprattutto se non le ha mai conosciute e quando l’incarico diventa l’unica sicurezza economica, lasciarlo può costare più di una rinuncia politica. Può diventare difficile perfino dissentire. Per questo, ai giovani che vogliono impegnarsi, rivolge un invito: «Fate politica, prendete confidenza con le istituzioni, ma siate sempre liberi».

È forse il passaggio che resta di più. Non promette successi, non suggerisce scorciatoie, ma ricorda che avere qualcosa da fare fuori dal palazzo può aiutare a comportarsi meglio quando si è dentro.

Link al video completo: https://www.youtube.com/watch?v=x9bRWz0Zv0A

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