Anno XI 
Giovedì 12 Marzo 2026

Scritto da Redazione
Politica
13 Novembre 2025

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"La decisione di eliminare il Piano Attuativo per la gestione dell’area della Manifattura è l’ennesimo incredibile capitolo di una vera e propria saga dell’incoerenza portata avanti su questo tema dalla destra lucchese". Lo sostengono i capigruppo di opposizione Enzo Alfarano, Gabriele Olivati, Ilaria Vietina e Marco Barsella.
Con la previsione dell'intervento diretto - è scritto in una nota - per la ristrutturazione della Manifattura sud, infatti, viene tolto quel controllo da parte del Consiglio Comunale e dei cittadini, che il centrosinistra aveva inserito e che la destra aveva chiesto a gran voce, quand'era all'opposizione. Il doppio passaggio in Consiglio Comunale (adozione-approvazione) e l'opportunità dei cittadini di presentare le osservazioni consentivano un maggiore controllo, innanzitutto sulla parte già venduta, i cui misteriosi proprietari possono ora usufruire di un più agevole intervento diretto; ma anche sulla parte che il sindaco intende dare in concessione per 50 anni. Con la nuova variante viene accentrata ancora di più la gestione del futuro della Manifattura Sud nelle mani del sindaco e degli uffici. Accentrano le decisioni, ma di risultati non ce ne sono: la Manifattura è stata la leva politica con cui la destra ha lanciato la sua scalata al governo della città e ci si aspetterebbe che, dopo tre anni e mezzo, ci fosse sul piatto qualcosa di più dell’ennesimo annuncio. Solo noi ricordiamo le promesse di Pardini durante la campagna elettorale e le facili soluzioni contenute negli articoli sottoscritti dai suoi soci di governo quando stavano all’opposizione? Ed invece dopo oltre 3 anni dall’inizio del mandato tutto è ancora fermo. Qualcuno ha saputo qualcosa del punto in cui si trovano i lavori della parte Nord, ovvero i lavori ex PIUSS? Qualcuno sa se è stato concluso il nuovo stato di consistenza o se sono ancora stati aggiornati i progetti? Si è a conoscenza se e quando quei lavori ripartiranno? Niente di niente. Tutto sembra avvolto in una coltre di nebbia e l’attenzione mediatica e giornalistica, salvo qualche eccezione, sembra accendersi a intermittenza. Nel frattempo, si decide che per agevolare il procedimento di riqualificazione della parte sud serve eliminare il Piano Attuativo a favore di un più comodo intervento diretto. E allora viene davvero da chiedersi cosa sia successo ai vari Cecchini, Barsanti, Santini, Di Vito nel passaggio da fieri oppositori e difensori del bene pubblico a pragmatici esponenti di governo che spianano la strada all’intervento dei privati. Già perché, per chi non lo ricordasse, anche l’Amministrazione precedente in un primo momento aveva ipotizzato lo strumento dell’intervento diretto per la riqualificazione della Manifattura, salvo correggere il tiro nella fase tra l’adozione e l’approvazione della variante urbanistica, proprio sulla base di considerazioni di cautela provenienti dai settori dell’opposizione cittadini. Infatti, al momento della definitiva approvazione della variante che doveva dare il via all’intervento della Fondazione Cassa di Risparmio – era il 2020 – il Consiglio approvò un’osservazione che prevedeva proprio, al posto dell’intervento diretto attuato sulla base di una semplice autorizzazione firmata dal dirigente, l’utilizzo del piano attuativo: ovvero la costituzione del titolo edilizio solo dopo l’approvazione di un piano di riqualificazione complessiva da parte del Consiglio Comunale, con la possibilità per i cittadini di presentare osservazioni e richieste di correttivi.
Qualcuno ci vorrebbe davvero far credere che la scelta di Pardini sia diventata inevitabile a seguito della vendita di una parte della Manifattura sul finire dell’Amministrazione precedente? Onestamente è una spiegazione molto poco credibile dal momento che, fermo restando il giudizio che ognuno può dare su quella scelta, è un dato di fatto che al momento delle elezioni il rogito non era ancora stato firmato e dunque Pardini, insieme a tutti coloro che dall’opposizione si erano stracciati le vesti contro la vendita, avrebbero potuto tranquillamente revocare quella vendita. Invece, hanno scelto di portarla avanti, di incassare i soldi ed oggi ci vorrebbero anche convincere che la scelta dell’intervento diretto convenzionato in luogo del piano attuativo è una cosa buona e giusta. Ma la verità è che di fatto, come ci è stato confermato candidamente in commissione dallo stesso dirigente, con questa scelta la regia pubblica sull'eventuale riqualificazione diventa oggettivamente più debole. Non solo non siamo convinti, ma troviamo davvero singolare che ad intervenire sulla stampa per difendere e promuovere questa scelta siano soggetti politici, a partire da Cecchini, che hanno conquistato la poltrona con quella battaglia che oggi smentiscono clamorosamente.

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