"Il collasso demografico deve essere contrastato attivamente, non semplicemente accettato e gestito". Il capogruppo di Lucca Futura Gabriele Olivati, dopo il consigliere di Azione Elvio Cecchini, commenta i dati rilasciati recentemente dall’ISTAT, che prevedono nel 2050, la perdita di 7 milioni di persone in età attiva.
"Occorre, anche in eventuali revisioni degli strumenti urbanistici, prevedere una città capace di consentire ai giovani di costruire famiglie: quartieri accoglienti e sicuri, spazi verdi per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, asili nido, spazi per bambini, servizi accessibili e gratuiti".
Ne è un triste esempio un fatto emerso da vari articoli sui social negli ultimi mesi, ovvero la crescente ostilità verso i bambini, quando sono portati negli spazi pubblici dai genitori. Davvero dobbiamo rassegnarci a diventare una società così triste che, addirittura, inizia a odiare la presenza di bambini, inventando una parola, "childfree", per descrivere gli spazi "liberi"? Non sarebbe meglio riprogettare gli spazi che viviamo prevedendo, come avviene più spesso nel nord Europa, aree accessibili dedicate ai bambini nei luoghi pubblici?
Negli ultimi 10 anni l'Italia ha perso 1,8 milioni di abitanti. Il collasso demografico che vivrà il nostro Paese è una catastrofe da evitare. Perché se da un lato abbiamo il dovere di prevedere strutture e servizi per assistere gli anziani, dall'altro rischiamo di non avere le risorse per metterle in atto. È un ragionamento così banale, eppure lo stiamo ignorando: senza mantenere una elevata percentuale di giovani che lavorano e producono, non ci saranno soldi per assistere gli anziani.
E quindi dobbiamo assolutamente, con ogni mezzo, favorire la natalità delle coppie, che durante il governo Meloni è scesa sotto gli 1,2 figli per donna. In aggiunta a questo dobbiamo attrarre giovani lavoratori che portino valore ai nostri settori produttivi e decidano di costruire una famiglia.
A Lucca lo spostamento dell'industria dei sigari, avvenuto venti anni fa, lascia tuttora un enorme complesso vuoto dentro le mura. È il manifesto di un centro storico che non offre posti di lavoro, tantomeno servizi, a chi ci vorrebbe vivere stabilmente. In questi quattro anni di amministrazione Pardini, Lucca ha intrapreso però una sola strada per la sua trasformazione, quella orientata al turismo e alla residenza di lusso. Ne sono segni tangibili la trasformazione di una scuola in appartamenti di pregio, come avvenuto per le ex scuole Dorotee in via dei fossi, e la prospettiva di trasformazione di un'altra scuola, l'ex Giorgi in via del Giardino Botanico, in appartamenti di lusso per over 65.
È purtroppo andata in fumo anni fa la prospettiva di riportare dentro la ex Manifattura Tabacchi una grande industria informatica. Sarebbe stato un vero e proprio capovolgimento di paradigma, affermando il concetto che il centro storico non è solo un museo a cielo aperto o una sede per concerti, ma anche un luogo vivo dove può rientrare industria ad alta tecnologia e basso impatto ambientale.
Meno male che, nei suoi distretti industriali, a Lucca hanno prosperato aziende nel settore cartario, anche se il loro impatto sull'occupazione rischia di ridursi sempre di più per la diffusione dell'automazione. Il decisore pubblico non può limitarsi a sperare nell'iniziativa privata. Non può subire passivamente il declino. Deve indirizzare l'economia e la società e incentivare lo sviluppo nella direzione più funzionale. E noi dobbiamo desiderare
una Lucca e un'Italia fatte per crescere e prosperare le giovani generazioni, nell’interesse di tutti.



