Anno XI 
Mercoledì 11 Marzo 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
01 Dicembre 2025

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Frequentando l’F.B.I. Academy di Quantico (Virginia, U.S.A,), quella ove era ambientato il cult movie hollywoodiano “Il silenzio degli innocenti” con quel buongustaio di Anthony Hopkins, ebbi a conoscere e frequentare circa 230 colleghi di corso d’ogni nazionalità, di cui quasi 200 cowboys di tutti gli States d’America. Questi ultimi al telegiornale levavano cori da stadio alla notizia dell’avvenuta esecuzione capitale di qualche condannato a sedia elettrica o iniezione letale: una volta sentendo il tumulto entrai in sala tv pensando che i Miami Dolphins avessero fatto touchdown, e invece … 
Nelle lunghe discussioni la sera, davanti a qualche pinta di birra, ci si scambiava esperienze professionali, provando a volte a capire se potesse essere “rubacchiata” qualche idea da applicare nella propria giurisdizione.
Una volta, mentre si parlava di furti e furtarelli, il collega Mohammed bin Hendy, degli Emirati Arabi Uniti, intervenne per spiegarci come da lui ci fossero pochissimi reati di questo genere, motivando con un lapidario “Da noi gli tagliamo una mano”. Un buontempone del Nevada, Mike, intervenne ridendo aggiungendo che il problema non fosse risolto, in quanto il condannato potesse utilizzare l’altra mano per sottrarre beni alle sue vittime. Il nostro erede di generazioni di beduini e predoni del deserto rimase olimpicamente sereno, più di Enrico Letta mentre Renzi lo fregava, e disse: “E allora tagliamo pure l’altra, e non ruba più, senza mani”.
Nella vita ci son attimi illuminanti, della tipologia vissuta dai Blues Brothers, quando il mitico John Belushi “vide la luce”, mentre il reverendo impersonato dall’altrettanto mitico James Brown s’affannava col suo coro gospel. Insegnamenti che ricordi per sempre, e applicheresti con automatismo. Ma non si può, perché la rieducazione insita nelle pene italiche non comprende la rieducazione fisioterapica a fare a meno di una delle estremità. E allora la ricetta di Mohammed bin Hendy non trova applicazione da noi, dove – al contrario – se ti va di dileggiare qualcuno in uniforme sei libero di farlo. Anche perché ove dovesse protestare gli si va a casa, anche se si tratta di sede di quotidiano che sempre certe minoranze delinquenziali ha tutelato, e gli spacchi tutto. Tanto poi mandi Francesca “Crudelia-Demon” Albanese che gli dà la sua solidarietà, purché tengano ben presente il monito impartito col raid distruttivo. 
Pertanto, fra maranza e altro (in gran percentuale rom e stranieri irregolari, come ci dicono i dati ufficiali) accoltellatori, ladruncoli, rapinatori, inutile sperare che a colpi di mannaia affettatrice possano essere inutilizzati un bel numero di piccoli criminali. E non dimentichiamo i palpeggiatori: ci avviciniamo al Capodanno di Piazza del Duomo e alla mattanza di “squinzie” a diporto in minigonna. Ahimè, non ci resta che sperare nell’Islam e nella Sharia, che si affermino in questi lidi quanto prima. Magari le “squinzie” dovranno mascherare la minigonna con un magnifico burka, e sarà opportuno 4-5 volte al giorno srotolare il tappetino dell’auto per terra e prostrarsi con le chiappe al vento, pronti per l’eventuale uso, ma altri problemi troverebbero rapida soluzione.
Per questo, in quest’illuminazione che sta impadronendosi di me e quasi mi abbaglia, vien da pensare che la progressiva islamizzazione, facendo sparire presepi e crocefissi e aprendo moschee, abbia un qualcosa di positivo. Almeno per il bravo cittadino che non rompe le scatole al prossimo e non delinque.
Senza contare, per chi è sposato, che legioni di mogli abbasserebbero la cresta, consentendo di poltrire e non far nulla dalla mattina alla sera, ben felici di camminare due o tre passi dietro.
Insomma, a ben guardare, non tutto è perduto. Dovremmo essere meno categorici nell’affermare che il futuro che – pare – l’attuale destra voglia combattere, sia così nero. Per cui l’ex deputato di religione ebraica, di recente trombato, Emanuele Fiano, non rompa le scatole coi suoi libri e i suoi discorsi contro i ProPal, e si limiti a prendersela coi fassisti, e le case editrici che pubblicano ciò che a lui non piace. Sono meno vendicativi.

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