Anno XI 
Venerdì 11 Settembre 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
22 Dicembre 2024

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Ci siamo. Si avvicina la festa più cara agli italiani: quella del Natale. Ci si tuffa senza riserva nella tradizione che, purtroppo, riguarda ormai più gli aspetti edonistici e culinari che quelli propriamente legati alla pratica religiosa, ossia alla liturgia della nascita di Gesù. Il segno dei tempi nuovi ci mostra chiese sempre più vuote e tavole più imbandite, meno fedeli e più vacanzieri. A voler sintetizzare, abbondano gli alberi di Natale e diminuiscono i Presepi  quelli intorno ai quali, un tempo ormai lontano, gli zampognari suonavano la novena della natività. E tuttavia questa progressiva laicizzazione della ricorrenza non ha scalfito di molto il clima di cordialità e di diffusa benevolenza, l’atmosfera tipica di questo appuntamento volto a far declinare, a tutte le  persone, i migliori propositi di pace ed amore dentro e fuori i nuclei familiari. Trattasi purtroppo di un mero riflesso che ci offre la consuetudine tipica del momento, se non proprio la luccicante ed eterea società dei consumi con la sua opulenta abbondanza  di merci che si trasformano in regali, in desideri realizzati, piccoli o grandi che essi siano. Uno stereotipo che ci allontana da una realtà di ben altro segno, da un'umanità ancora immersa nella guerra, nella miseria e nella morte di centinaia di migliaia di esseri umani. Il volto feroce di una realtà amara e consueta, che distrugge ogni buon proposito ed ogni idealità volti alla pace tra i popoli. Quel grande filosofo laico protagonista nel secolo dei lumi che fu Francois Marie Aruet, in arte Voltaire, ci aveva ammoniti che fino a quando erano in pericolo la libertà e la prosperità di un solo uomo erano da considerarsi in pericolo anche quelle di tutti gli uomini. Ed è questo sentimento di disagio e di precarietà che si mischia con la gioia del Natale per tutti coloro che credono di far parte di una sola comunità: quella umana. Il ritorno alle guerre di aggressione verso altri popoli, di annessione di territori di altri Stati sovrani, di lotte intestine e fratricide, di conflitti tra diverse etnie religiose e razziali, infonde nella sacra  e gioiosa ricorrenza della venuta del Salvatore, una vena di amarezza e di sgomento. Ma la stella cometa che si posa su di una stalla sta ad indicare che non c’è potenza o dominio umano che possa pareggiare quella che annuncia la venuta del figlio di Dio per la redenzione di ogni peccato. Anche nel mondo laico il Natale assume la configurazione di una festa di riconciliazione, di rinascita dei valori dell’umanesimo e quindi anche tra questi deve essere avvertita come evento risolutore delle controversie. E nel nostro Belpaese qual è oggi il significato del Natale? Quale il valore trascendente che occorre cogliere e mettere a frutto da parte dei nostri governanti? Occorrerebbe scrivere una lettera di Natale come è ancora in uso per i bambini delle scuole materne ed elementari che scrivono ai propri genitori. Il contenuto saliente, esposto 
in termini educati e propositivi, dovrebbe tramutarsi in programma di governo lontano dalle eterne diatribe parlamentari. D’altronde pure il Capo dello Stato si rivolge alla nazione con il messaggio di fine d’anno nel quale elenca anche le criticità in cui versa il nostro paese. Stavolta bisognerebbe fare il contrario: dovrebbe essere chi detiene il potere ad accogliere alcune urgenze ed esigenze esposte dai comuni cittadini. E cosa scrivere ai nostri governanti? Ebbene si potrebbero  focalizzare alcune tematiche particolarmente sentite come necessarie dalla gente comune. Dovessi scriverla io quella lettera punterei su alcune questioni che la politica continua ad ignorare, prima tra tutte quella di una nuova legge elettorale di tipo maggioritario puro che consenta agli italiani di scegliere tra due o tre blocchi contrapposti con l’indicazione del primo ministro e del programma di governo sulla scheda. Ancora: scelta dei parlamentari in collegi uninominali con liste corte di tre nomi per ogni coalizione e indicazione tra questi e l’elezione al più votato. Tutto ciò determinerebbe la (ri) nascita dei partiti politici al posto delle ditte personalizzate che oggi li surrogano. Chiederei poi di applicare il piano Cottarelli per la chiusura di migliaia di aziende statali decotte ed il  conseguente licenziamento di migliaia di componenti nei vari consigli di amministrazione, col reintegro dei 300 parlamentari tagliati in quanto espressione e garanzia per il popolo sovrano. Chiederei pure la riforma della giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati e  la tipizzazione del reato di concorso esterno. E poi: invocherei la riforma della sanità con l’equiparazione concorrenziale tra strutture accreditate (modello Lombardia) che si trasforma in un vantaggio per il paziente. Se solo due di queste poche cose venissero realizzate questa sarebbe una lettera al nuovo Alcide De Gasperi che governa da Palazzo Chigi. Viceversa l’assenza di risposte mi trasfigurerebbe  nella figura del Peppiniello di "Casa Cupiello", quello che scrive, la solita, inutile,  lettera ai propri cari.

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