Anno XI 
Venerdì 11 Settembre 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
10 Novembre 2024

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Mi è tornata alla mente la celebre frase "E' la stampa, bellezza e tu non puoi far niente" che il giornalista Ed Hutcheson, alias Humprey Bogart, pronunciò nel celebre film del 1952 "L'ultima minaccia". Parafrasandola, ho semplicemente sostituito la parola "stampa" con "democrazia", essendo, in entrambi i casi, la libertà di stampa uno dei pilastri dello Stato democratico. E l’ho concepito  appena appresa la notizia della vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Diciamoci la verità: ad uscire piuttosto malconcio dalla cavalcata trionfale del "Tycoon" è stato proprio il mondo dei media che, per larghissima, parte ha tifato apertamente per Kamala Harris, l'avversaria democratica dell'esponente repubblicano. A dispetto di tutti i sondaggi, che pure davano i due pretendenti "testa a testa" ed al netto dell'esame del voto, che richiederà analisi approfondite e valutazioni complesse sugli umori e sulle preferenze dell'elettorato, occorre dire, a caldo, che è stata proprio la stessa democrazia a determinare questi esiti, affidando i medesimi più alla quantità che alla qualità. I voti infatti si "contano" e non si pesano. Ora, proprio in virtù di questo, poco conta che la parte più politicamente e culturalmente "avveduta" del popolo d'Oltreoceano poco avrebbe gradito un successo del rude, se non proprio rozzo, modo di essere di Trump, del suo linguaggio "politicamente scorretto" ma capace comunque di arrivare agli strati più bassi e numerosi  della popolazione. A cominciare dalla necessità di porre un argine all'immigrazione clandestina che affligge quella grande nazione, fenomeno che desta preoccupazione per la sicurezza e per il lavoro dei cittadini americani. Per poi proseguire su altri temi come quello di un maggiore rigore, fosse anche dai connotati repressivi, nei confronti della criminalità. Senza dimenticare altre tematiche divisive come la pratica abortiva ed il disimpegno dell'esercito dai vari focolai di guerra esistenti nel mondo, fino ai dazi protezionistici per favorire i prodotti "made in Usa" a tutela dei  livelli occupazionali. Insomma il magnate newyorkese ha parlato alla pancia dell'elettore medio, del cittadino qualunque che vuole continuare a vivere agiatamente ed in un clima di maggiore sicurezza sociale, e per il resto se la sbrighino gli altri!!. Un messaggio che anche in Europa e’ passato consentendo la vittoria dei partiti di destra, nazionalisti e sovranisti, che intendono arginare la deriva permissiva di una politica dell'accoglienza a tutto tondo, che fa assumere al fenomeno migratorio dimensioni epocali. La natura umana è la medesima in ogni parte del globo e la paura che altri insidino le certezze alle quali siamo abituati, sono identiche in ogni contesto. Ha vinto quindi il diffuso sentimento di doversi proteggere da queste insidie e da un governo che si offre al multiculturalismo, ai pericoli di quel che non si conosce e non si comprende appieno, per paradosso nella nazione che fu fondata da migranti. Sul fronte internazionale la gente comune non è più disposta  a ritenere gli States i "guardiani" dell'ordine mondiale se questo costa vite umane e miliardi di dollari destinati agli armamenti e quindi sottratti ad altri impieghi. La sensazione è che l'America abbia esaurito la spinta propulsiva ideale, perduto i valori tradizionali che l'avevano indotta a ritenersi la garante della democrazia e della libertà nel mondo. Che la mediocrità della classe politica, insomma, non abbia più saputo alimentare e coltivare, nel popolo, quell'idea così alta e generosa che pure ha fatto degli States il primo difensore di uno stile di vita tipicamente occidentale, prodigo nei confronti di chiunque fosse oppresso da politiche dittatoriali e da soprusi. Finito il pericolo portato dal terrorismo jihadista con la liquidazione dell'Isis e della minaccia talebana di Bin Laden, una volta disimpegnatosi dall'Afghanistan, l'americano medio, da Est a Ovest, ha preferito concentrarsi su tematiche più concrete e che lo riguardassero direttamente. La maggioranza degli elettori  non vuole  più sentire parlare di lotte alle cosiddette "forze del male", di esportazione della democrazia, di egemonia della libertà  occidentale. Ancor meno è interessato a che altri tramino  per instaurare un nuovo ordine mondiale (Russia, Brasile, Cina, India, Sud Africa, Emirati Arabi) che leggi   i  rispettivi  interessi commerciali alle ambizioni di conquiste  territoriali. Insomma: siamo arrivati alla fine dell'idea di   del loro presidente Theodore  Roosevelt “ sul  randello più lungo" che consente di dettare legge nel mondo. Gli  americani oggi non avvertono più il pericolo che altri sostituiscano gli Usa, né gli sviluppi della vicenda Russo-Ucraina è stata trattata,  ancorché sia parte di quella stessa strategia. Argomento di basilare importanza, questo ultimo, mai affrontato in campana elettorale dai due contendenti che si sono perlopiù insultati e derisi a vicenda. Ma diciamoci la verità: Trump e Harris non avevano certo la statura politica e la visione globale sia politica che economica di Roosevelt, Truman, Eisenhower, Kennedy, Reagan. Il terzo millennio evidentemente non sembra epoca per giganti del pensiero politico né per statisti di razza. Per l’Europa e per la Nato la vittoria di Trump non ha buone prospettive: troppo bizzoso, imprevedibile e rudimentale il nuovo presidente USA !! Oltre a diminuire l’ombrello militare, pagheremo anche un caro dazio  sulle nostre merci. Ebbene sì: ha vinto il popolo nella ha accezione più comune e forse meno acculturata, ma è la democrazia, bellezza. E non possiamo farci proprio niente!!

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