Anno XI 
Venerdì 11 Settembre 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
11 Settembre 2026

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L’onda lunga della Destra in Europa consente ad Alternative für Deutschland (AfD) di trionfare nelle elezioni svoltesi nel Land della Sassonia-Anhalt, in Germania. Una vittoria netta, ampiamente superiore a quella che indicavano i sondaggi di opinione, che va oltre il 44% dei voti validi e che, pur senza determinare la maggioranza assoluta nel Parlamento regionale, potrebbe consentire al candidato di AfD, Ulrich Siegmund, di puntare a governare la "regione". Per i cristiano-democratici della CDU una sonora sconfitta, poco più del 17%, e per i socialdemocratici della SPD una debacle, con il 7,8%, al di sopra  della soglia di sbarramento del 5%, ma comunque fuori dal Parlamento per effetto del particolare sistema elettorale tedesco. Risultato ancora più eclatante perché l’affluenza alle urne ha raggiunto la cifra record del 77,8%, con un aumento di oltre 17 punti rispetto alla precedente consultazione. Segno, quest’ultimo, di quanto fosse ampia e sentita la protesta popolare e quale spessore politico assuma la vittoria di AfD e quali ricadute possa avere sulle prospettive politiche nazionali, il cui governo è composto dalla CDU/CSU e dalla SPD. Evidentemente, pur con le dovute cautele per la tipologia di elezione, di tipo locale, la vittoria della Destra è di tale portata da indurre a considerare che possano mutare gli equilibri politici nazionali registrati nelle elezioni politiche del 2025. Da prevedere anche un effetto domino per le prossime elezioni in Francia e Italia, ove si voterà, e in Spagna, ove si potrebbe votare anticipatamente. Il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella ha un consistente seguito; nel Belpaese crescono i consensi per una Destra più radicale, come quella rappresentata dal generale Roberto Vannacci; in Spagna il partito Vox di Santiago Abascal è in crescita e quello socialista del premier Pedro Sánchez viene travolto dagli scandali ed apertamente contestato per la politica sui migranti e la recente invasione dei migranti a Ceuta. Ed è forse quello dell’immigrazione di massa, con tutti i problemi che si porta appresso sul piano sociale e della sicurezza nazionale, a far da collante, calamitando il voto degli scontenti nelle diverse realtà nazionali. L’argomento non è certo nuovo, ma sembra aver innescato una sorta di tardivo rigetto dell’opinione pubblica. Un fenomeno che ha assunto, negli ultimi lustri, le dimensioni di una vera invasione, che anche i più tolleranti ormai non sopportano ulteriormente, perché mai avviato a una soluzione. Per quanti sforzi si siano fatti e miliardi di euro spesi, nessuna delle nazioni interessate, né l’Unione Europea, ha definito una regolamentazione, un contingentamento programmato, che evitasse l’esondazione della migrazione clandestina. In Sassonia-Anhalt hanno inciso certo altri fenomeni, come la crisi industriale della Germania, l’abbassamento degli indici economici in una nazione che era considerata la locomotiva d’Europa, oltre ai fattori contingenti relativi ai rincari del costo dell’energia, all’inflazione e a tutti gli altri fattori che interessano le nazioni occidentali. Da quelle parti, come per la Polonia e i Paesi adiacenti alla Russia, incide maggiormente anche il timore di essere potenzialmente esposti a un coinvolgimento nella guerra di espansione intentata da Putin in Ucraina, nonché l’impellenza di doversi riarmare per farvi fronte. Tutti fattori, quelli indicati, che concorrono a creare un clima che incentiva il nazionalismo più estremista. Allarmate le reazioni internazionali dei leader dei partiti democratici, mentre plaudono all’esito elettorale i leader sovranisti, come l’ungherese Viktor Orbán e i conservatori radicali, lo spagnolo Santiago Abascal (Vox) e l’austriaco Herbert Kickl (FPÖ), ai quali si aggiunge anche Elon Musk. Le oche del Campidoglio delle opposizioni nostrane evocano già gli spettri di un ritorno al passato, il doppio pericolo di una Germania che si riarma e che si sposta politicamente all’estrema destra. Insomma, la possibilità che i tedeschi, per stato di necessità e per paura, possano rivivere il dramma della Repubblica di Weimar che, una volta caduta, aprì la strada al nazionalsocialismo di Adolf Hitler. Così non sarà, per una pluralità di fattori contingenti che oggi non esistono in Germania rispetto al 1933. Weimar fu una repubblica parlamentare nata nel 1919, dopo la Prima guerra mondiale e la caduta degli imperi centrali (quello austro-ungarico e quello tedesco), in seguito a un cambio di regime che da monarchico divenne repubblicano, necessitato da eventi di portata mondiale. Al di là delle speculazioni contingenti, la lezione tedesca si ripeterà altrove fino a quando tutta la politica, Sinistra in testa, non comprenderà che il fenomeno migratorio va bloccato e inquadrato e che così la pensa la gente comune, anche quella non xenofoba e non di destra, che ne ha le tasche piene del buonismo e del permissivismo.

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