Anno XI 
Venerdì 24 Luglio 2026

Scritto da giancarlo affatato
Politica
29 Novembre 2024

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Ha ragione Beppe Grillo nel definire, sarcasticamente, "gesuitica" la capriola a tutto tondo con la quale Giuseppe Conte ha trasformato il vecchio Movimento 5 Stelle, la creatura che il comico genovese aveva costruito, insieme a Gianroberto Casaleggio, fino a portarla al governo del Belpaese. Una palingenesi totale, quella voluta dall'ex premier, che ha cancellato “tout court” le basi morali ed ideologiche del vecchio movimento sorto dai "Vaffa Day" e diffuso capillarmente attraverso l’innovativo utilizzo dei social network, della piattaforma informatica Rousseau e dei meeting che questa consentiva per acquisire gli orientamenti e le scelte degli aderenti. Ancorché quegli strumenti fossero in gran parte manipolati ed orientati dai due dioscuri fondatori , attraverso una società lucrativa, poco contava per i seguaci grillini, abbagliati dai propositi farlocchi  di una “rivoluzione” anti sistema. Insomma milioni di italiani, in crisi di astinenza  assistenziale oppure indignati per gli esiti di Tangentopoli, credettero di poter costruire dal basso un modello alternativo alla democrazia parlamentare ed alle regole della politica sulle quali questa era basata, sostituendola con un assemblearismo decisionale permanente. In soldoni, un sistema che, attraverso estemporanee assemblee, chiamava a decidere i semplici aderenti su tutte le scelte ivi comprese quelle dei candidati al parlamento. Aboliti sull’altare della moralismo  intransigente e del giustizialismo galoppante dei manettari, ogni altro valore che non fosse l’onestà, tanto da surrogare, competenza, esperienza, cultura politica di base. Le porte delle Camere, ed in seguito del governo,  si aprirono per una frotta di improvvisati, spaesati ed incolti rappresentanti del popolo e difensori dei cittadini. Demagogia e calcolata ipocrisia la fecero da padrone fino ad approdare alla guida del Paese con tal Giuseppe Conte, un ignoto avvocato il cui unico merito era rappresentato dalla sua identità sconosciuta e dal crisma salvifico di non aver mai capito né praticato l’agire politico. Ma Conte era entrato nel cerchio magico di Beppe Grillo e da quel contesto esclusivo fu designato. Insomma: costui recitava il ruolo dello “utile idiota” nelle mani di Grillo e dei suoi luogotenenti. Il Movimento si basava su di un'organizzazione verticistica di tipo stalinista, Grillo & C non si erano dati alcuno statuto redatto su base democratica, se non quello che il dominus decisionale era e rimaneva il fondatore del movimento rimasto solo dopo la morte di Casaleggio. Chiunque dissentisse veniva cacciato senza potersi difendere: decine di parlamentari furono messi alla porta, con ignominia, alla prima critica o richiesta di verifiche e garanzie democratiche. Lo stesso Conte non obiettò mai alcunché né mosse un dito per contrastare queste pratiche giacobine, per contestare la violenza e la prepotenza imposte del Robespierre genovese. Ma è noto da secoli che la gestione del potere  induce clamorose metamorfosi e sconvolgimenti nelle menti deboli e negli animi vili, illude chi detiene il potere di potersene impossessare con la slealtà ed il tradimento. E così è stato anche per l'azzimato “avvocato del popolo” che, in quanto a doppiezza, si era già rivelato un fuoriclasse, presiedendo ben due volte il governo con maggioranze diverse (una di centrodestra con la Lega, l'altra di centrosinistra con i Dem) ed in antitesi politica tra loro nella stessa legislatura. Un capolavoro di trasformismo da far arrossire finanche Agostino De Petris, il capostipite del trasformismo politico italiano. Un indole melliflua e mutevole, falsamente umile, quella di Conte, che avrebbe già dovuto mettere Grillo in allarme nella sua funzione di "garante". Ma anche il garante stesso era di quella identica pasta, avvezzo a farla da padrone del vapore. Un garante peraltro prezzolato e pagato dal Movimento con soldi pubblici, nella veste di "consulente" dei gruppi parlamentari pentastellati. Insomma, il guru pentastellato predicava il sublime e praticava il mediocre, ovvero intascava fondi statali destinati a ben altra attività istituzionale e parlamentare e non certo regalati al "capo-bastone" del partito!! E' così che si è arrivati allo scontro epico tra due soggetti cinici e bari che, via via, hanno svenduto tutti i principii sui quali quel castello di cartapesta a cinque stelle era stato costruito!! Divenuto capo del governo, Conte ha avuto modo di "convincere" con varie gratifiche ed incarichi gran parte del gruppo grillino, a stare dalla sua parte. Nel frattempo, ha indossato le vesti di rifondatore del movimento, divenuto un mero simulacro di quello originario. Una rifondazione manipolata e programmata che non ha sancito altro che l’eliminazione di quel poco che era rimasto degli iniziali comandamenti, come il limite dei mandati parlamentari, l'uno vale uno, il disinteresse per le cariche e l'intransigenza morale. A corollario del tutto ecco arrivare anche il licenziamento - senza trattamento di fine rapporto - di Beppe Grillo. Così per la linea politica del M5S, che resta vagamente "sinistrorsa" e populista, protesa verso l'abbraccio mortale con il Pd di Elly Schlein che già da tempo ne erode i voti per travaso. Non ci vuole un Calcante oppure un Tiresia, gli omerici personaggi che prevedevano il futuro, per intravedere che si tratta dell'inizio di una dissoluzione che gli stessi grillini hanno attivato. Morte le rivoluzioni e cancellati i propositi politici francescani, resteranno quelli dei Gesuiti, ossia di quelli che si preoccupano di tenere i propri augusti ed onorevoli lombi sulle comode poltrone, fino alla consunzione di una storia farlocca e paradossale. Amen!!

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