Anno XI 
Lunedì 5 Ottobre 2026

Scritto da Bartolomeo Di Monaco
Politica
04 Ottobre 2026

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Ho letto in questi giorni della prescrizione richiesta dalla procura generale per il processo di Fini e dei Tulliani. La ragione è l’avvenuta prescrizione. Per essere preciso riporto qualche passo letto su SkyTG24:
1 - “La procura generale ha chiesto, nel processo d’Appello in corso a Roma, di dichiarare il non doversi procedere per intervenuta prescrizione per l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, per la compagna Elisabetta Tulliani, per il fratello Giancarlo Tulliani e per il padre Sergio Tulliani accusati di riciclaggio.”.
2 - “La sentenza di primo grado è condivisibile mentre non condivido le censure proposte con gli atti di appello proposti dai difensori degli imputati - ha detto il sostituto procuratore generale Roberto Felici nel corso della requisitoria davanti ai giudici della seconda sezione della Corte di Appello di Roma - Va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati.”.
L’intero e succinto articolo si può leggere a questo link: https://tg24.sky.it/cronaca/2026/10/01/casa-montecarlo-fini-elisabetta-tulliani-prescrizione-processo-appello

Chi lo leggerà rimarrà stupito e contrariato e gli sorgeranno molti dubbi. È stato fortunato Gianfranco Fini? Si sa che la magistratura è lenta a procedere. Io ho avuto un’esperienza che è durata una quindicina di anni e ho dovuto interrompere mettendomi d’accordo con l’altra parte, altrimenti si finiva alle calende greche.
Sostengo che non si doveva arrivare alla prescrizione e qualcuno ne dovrebbe rendere conto, poiché anche questo è un caso che nuoce alla credibilità della magistratura e soprattutto della giustizia. Il sostituto procuratore generale dice di condividere la condanna di primo grado, ma dice anche che sono trascorsi i termini previsti così da sancire la prescrizione. Ma - mi domando - chi teneva conto dello scorrere del tempo? Chi aveva in assegnazione questa causa?
Imputato era nientemeno che l’ex presidente della Camera, terza carica dello Stato.
Come cittadino, desidero esprimere il mio giudizio estremamente negativo contro questa risoluzione.

Vengo ora a parlare del politico Gianfranco Fini. Lo avevo in simpatia. I suoi discorsi in Parlamento erano pronunciati da abile e facondo oratore. Mi ci incantavo. Come lui altri, ovviamente, ma Fini era tra i migliori. Non vi immaginate la mia gioia quando il MSI, grazie a lui, si convertì in AN e entrò nel PDL (Partito della Libertà) unendosi a Silvio Berlusconi nella competizione politica, che alle elezioni del 12-13 aprile del 2008 conquistò, come coalizione di centro-destra, alla Camera dei Deputati il 46,81% (344 seggi su 630) e al Senato il 47,32% (174 seggi su 315), con ciò ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi in entrambi i rami del Parlamento. Sembrava che tutto andasse liscio. La governabilità era assicurata. E invece no. Perché alla presidenza della Repubblica sedeva il secondo presidente della Repubblica peggiore che abbia avuto l’Italia, dopo Oscar Luigi Scalfaro, quel Giorgio Napolitano che non si peritava di entrare a gamba tesa nell’agone politico. Stufo di questo governo (il Berlusconi IV) che stava guidando il Paese da 1.287 giorni (pari a 3 anni, 6 mesi e 8 giorni), rimanendo in carica dall'8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 (si trattava del terzo esecutivo più longevo della storia della Repubblica Italiana), fece capire a Fini che se avesse fatto cadere il governo Berlusconi (la stessa mossa che aveva fatto Scalfaro con Umberto Bossi, provocando la caduta del I governo Berlusconi) per lui c’erano importanti aspettative. Forse la stessa presidenza di un nuovo governo. Fini ci cascò. Si fece imbonire e credete alle vaghe promesse di Napolitano, il quale si guardò bene dal concretizzarle affidando il nuovo governo, con una procedura che resta ancora memorabile, a Mario Monti, tutt’ora senatore a vita, grazie ad essa.
Da quel momento mi sono cadute le braccia e Fini non gode più della mia stima e della mia fiducia. Uscito (anzi: cacciato) dal PDL fondò il 13 febbraio 2011 il partito Futuro e Libertà per l'Italia (FLI) che, nelle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013, raccolse una manciata di voti e lo stesso Fini non fu eletto. Come neve al sole, il FLI si sciolse nel 2015.
Se riuscirà, Fini, come ormai sembra, a cavarsela con la magistratura, vorrà sicuramente rientrare nell’agone politico. Già ora sta facendo la corte alla Meloni, ma a lei dico di stare attenta. Chi tradisce una volta, è pronto a ripeterlo. Fini fece cadere un governo che aveva addirittura la maggioranza assoluta e che avrebbe potuto fare molto di più di quel che fece (anzi: disfece) il governo di Mario Monti.

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