Non nascondo che prendere la parola in questa ultima seduta del consiglio comunale del mio mandato susciti in me un’emozione particolare, certamente più intensa di quella che ordinariamente accompagna i lavori di quest’aula.
Non è soltanto la conclusione formale di una consiliatura, né soltanto la chiusura amministrativa di un ciclo di governo durato dieci anni. È qualcosa di più profondo, perché dentro questa aula si conclude una stagione significativa della vita istituzionale di Viareggio e, insieme ad essa, si consegna al tempo una parte importante di un impegno che ho vissuto quotidianamente con senso pieno della responsabilità, con dedizione costante e con la consapevolezza del peso che ogni decisione pubblica inevitabilmente porta con sé.
Le istituzioni hanno una loro continuità che supera le persone, supera i mandati e supera perfino le stagioni politiche. Gli uomini passano, gli incarichi si esauriscono, i ruoli cambiano; ciò che resta è la solidità o la fragilità delle istituzioni che si consegnano a chi verrà dopo. Del resto, è stato giustamente osservato che “Le istituzioni contano più degli uomini che temporaneamente le rappresentano.” Ed è esattamente in questa misura che momenti come questo non appartengono soltanto al piano personale di chi li vive, ma assumono un significato che riguarda la qualità stessa della funzione pubblica.
Il Consiglio Comunale è il luogo più alto della rappresentanza democratica cittadina. È qui che il pluralismo delle opinioni trova composizione dentro le regole, è qui che il confronto politico si misura con la concretezza degli atti, è qui che la parola si trasforma in decisione e la decisione si trasforma in responsabilità. In quest’aula non si consumano soltanto dibattiti: in quest’aula si costruisce, seduta dopo seduta, una parte della storia amministrativa della città.
Per questo avverto oggi il dovere di consegnare a questo Consiglio non soltanto un ringraziamento, ma una riflessione sul cammino che qui è stato compiuto e sul valore che esso assume guardandolo nella sua interezza.
Quando dieci anni fa abbiamo iniziato questo percorso, il Comune di Viareggio attraversava una fase di profonda difficoltà, che non riguardava soltanto la condizione economica e finanziaria dell’ente, pur gravissima, ma investiva più complessivamente la sua tenuta amministrativa, la sua credibilità istituzionale e la fiducia che la comunità riponeva nella capacità del Comune di tornare ad essere guida autorevole della città.
In quel frangente amministrare non significava inseguire il facile consenso né scegliere la via più breve; significava accettare il compito, molto più oneroso, di rimettere in sicurezza una casa pubblica ferita, di ricostruirne gli equilibri, di riportare ordine nella macchina comunale e di restituire progressivamente all’istituzione affidabilità, dignità e prospettiva.
È stato un lavoro lungo.
È stato un lavoro difficile.
È stato un lavoro che ha richiesto fermezza, continuità e la disponibilità ad assumere decisioni spesso gravose.
Vi sono stati bilanci complessi, provvedimenti amministrativi impegnativi, passaggi nei quali sarebbe stato più semplice rinviare o scegliere soluzioni meno esposte al conflitto; ma chi governa sa che esistono momenti nei quali il dovere verso la città impone di anteporre ciò che è necessario a ciò che è semplicemente conveniente.
L’azione amministrativa, soprattutto quando si misura con processi di risanamento e di ricostruzione, richiede la pazienza del tempo lungo, richiede la capacità di seminare senza pretendere risultati immediati, richiede talvolta anche la forza di attendere che il lavoro compiuto maturi i suoi frutti. È il senso profondo di quei versi di Ivano Fossati: “Dicono che c’è un tempo per seminare e uno che hai voglia ad aspettare.”
E credo che questi dieci anni siano stati esattamente questo: un tempo di semina, un tempo di attesa, un tempo nel quale è stato necessario mantenere ferma la direzione anche quando gli esiti del lavoro non erano ancora pienamente visibili.
Molte di quelle decisioni sono passate da quest’aula.
Sono passati da qui gli atti che hanno consentito di ricostruire equilibrio.
Sono passati da qui i provvedimenti che hanno permesso di riorganizzare l’ente.
Sono passati da qui gli strumenti con i quali Viareggio ha potuto ritrovare stabilità amministrativa e capacità di programmazione.
Per questo il percorso di risanamento, consolidamento e rilancio compiuto in questi anni non può essere letto come la vicenda di una singola amministrazione, ma come una vicenda istituzionale nella quale il Consiglio Comunale ha rappresentato il luogo essenziale della legittimazione democratica e dell’assunzione collettiva delle responsabilità.
Desidero pertanto rivolgere anzitutto un sincero ringraziamento alla Signora Presidente del Consiglio Comunale, che in questi dieci anni ha assicurato con equilibrio, correttezza e costante attenzione il regolare svolgimento dei lavori dell’assemblea, garantendo il rispetto delle regole, dei ruoli e delle prerogative di ciascuno.
Il mio ringraziamento si estende a tutti i Consiglieri Comunali che si sono succeduti nel corso dei due mandati, ai consiglieri di maggioranza che hanno condiviso il peso di scelte amministrative spesso non semplici e ai consiglieri di opposizione che hanno esercitato il loro ruolo di controllo e di critica. Il dissenso, quando resta dentro il perimetro della dignità istituzionale, non indebolisce la democrazia: la rende viva, la rende vigile, la rende partecipe.
Rivolgo un ringraziamento convinto agli Assessori che hanno fatto parte delle Giunte che si sono succedute, al Segretario Generale, ai dirigenti, ai funzionari e a tutti i dipendenti comunali, perché dietro ogni atto giunto in quest’aula vi è stato un lavoro rigoroso, quotidiano e spesso silenzioso che ha consentito all’ente di reggere una stagione amministrativa particolarmente impegnativa.
Oggi, al termine di questa consiliatura, credo si possa affermare con obiettività che il Comune che consegniamo alla città è un Comune più stabile, più ordinato, più credibile e più forte di quello che avevamo trovato. Non tutto è compiuto, non tutti i problemi sono definitivamente risolti, perché la vita amministrativa non conosce approdi finali; ma nessuno può negare che Viareggio disponga oggi di istituzioni più solide e di strumenti più affidabili per affrontare il futuro.
Per quanto mi riguarda, desidero dire con franchezza che ho vissuto il rapporto con questo Consiglio Comunale nella piena consapevolezza della sua centralità. Anche nei momenti di maggiore tensione, anche quando il confronto politico si è fatto severo, non ho mai dimenticato che qui si trovasse il cuore della rappresentanza democratica cittadina e che qui il Sindaco fosse chiamato ad assumersi fino in fondo il peso delle proprie decisioni.
Amministrare significa decidere, e decidere significa esporsi al giudizio, alla critica, talvolta all’incomprensione e persino ad una inevitabile solitudine. Chi governa, tuttavia, non ha il diritto di sottrarsi quando le decisioni diventano difficili. In questi dieci anni io ho cercato di non sottrarmi mai, mantenendo ferma la barra dell’interesse pubblico con rigore, con determinazione e con assoluta lealtà verso l’istituzione che rappresentavo.
Arrivato oggi a quest’ultima seduta, sento naturalmente il peso del tempo trascorso e delle tante vicende che dentro quest’aula si sono consumate. Dieci anni non sono soltanto un arco amministrativo; sono una parte importante della vita di una persona, fatta di lavoro quotidiano, di responsabilità continue, di preoccupazioni, di decisioni difficili e di energie spese senza risparmio. Ma sono anche la consapevolezza di avere servito questa città con tutto ciò che era nelle proprie possibilità.
Ed è per questo che il sentimento che prevale in me oggi è un sentimento di gratitudine, accompagnato da una serena consapevolezza: quella di sapere che il compito affidatomi dai cittadini è stato onorato fino in fondo.
Si conclude oggi una consiliatura e si conclude per me una lunga stagione di responsabilità diretta, ma resta il valore del lavoro compiuto, che non appartiene alle singole persone bensì alle istituzioni, perché gli atti approvati, le scelte assunte e il percorso di stabilizzazione realizzato continueranno a produrre effetti nella vita della città ben oltre il termine di questo mandato.
Questo è il senso più autentico del servizio pubblico: lasciare un ente più forte di come lo si è trovato, lasciare strumenti più solidi, lasciare condizioni migliori per chi sarà chiamato a proseguire questo cammino.
Per quanto mi riguarda, lascio quest’ultima seduta con il rispetto che si deve a questa istituzione, con la riconoscenza verso tutti coloro che hanno condiviso questo tratto di strada e con la serenità di chi sa di avere dedicato a questo incarico ogni energia disponibile.
Per me è stato un onore servire Viareggio da questi banchi, assumendomi fino in fondo il peso, la fatica e la dignità di questo mandato.
Di tutto questo porterò con me memoria, rispetto e sincera emozione, nella consapevolezza che il tempo delle persone passa, ma il dovere delle istituzioni resta.



