Anno XI 
Giovedì 10 Settembre 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
30 Gennaio 2025

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La tregua raggiunta per volontà di Trump – inutile che Sleeping Joe Biden provi a reclamarne la paternità – è ben strana. Normale che per ogni ostaggio della nazione che più ci tiene a liberare i propri, l’avversario ne possa chiedere molti di più. Per cui non vedo nulla di strano che Israele per 3 ragazze prese in ostaggio il 7 ottobre 2023, debba rendere 90 e più detenuti, per lo più per terrorismo.

Mi sembra singolare invece che Israele, che aveva preso alla gola l’avversario infliggendo perdite pesantissime anche fra la leadership, abbia mollato la preda. Non credo che abbia paura che venga meno il sostegno dello zio Sam: la fortissima lobby ebraica d’oltre Atlantico non lo consentirà. L’unica spiegazione rimane che, forte di pluridecennale esperienza e consapevole che la distruzione di Hamas in questa occasione non sia possibile, il governo israeliano ritenga che tanto anche questa tregua debba finire. La violeranno, come sempre è stato, e discuteranno su chi ne avrà la responsabilità.

Preciso che la distruzione è impossibile perché ha costi forse insostenibili in termini finanziari, di tempo, di sangue proprio. L’unico che per Israele abbia un qualche valore.

Sanno bene a Gerusalemme che la guerra non finirà mai, e che “2 popoli, 2 stati” rimane utopica soluzione di chi forse non ha le idee chiare e non conosce la situazione. Quando non si tratta di slogan che ha quale unico obbiettivo quello di sostenere una parte. Fra l’altro in uno dei due Stati prenderebbe assai probabilmente il potere un partito – Hamas – che vuole la distruzione dell’altro. Una contraddizione in termini, in quanto da 2 si tornerebbe a 1 Stato. La sua vittoria nelle libere (?) elezioni palestinesi sarà assicurata dal fatto di aver ottenuto l’importante risultato auspicato dal mondo intero. Ma che per l’estremismo palestinese è solo propedeutico a buttare a mare Israele, come si voleva fare nel 1947-’48, completando il lavoro dei nazisti.

Quindi Israele rispetta la campana che chiude il round, si dà una rinfrescata, prende un po’ d’integratori, massaggia i bicipiti e si tiene pronto a ripartire al prossimo scampanio. Come farà Hamas.

Più articolato, per risultati, lo show dei militanti di Hamas. Conferma che in quel mondo – non solo palestinese, ma soprattutto islamico – rabbia e manifestazioni selvagge, intimidatorie e offensive, siano il solo modo conosciuto di proporsi. Forse per questo oggi, nelle nostre piazze, si è iniziato a seguire quel modello comportamentale, ostentando protervia e prepotenza. Con una differenza: laggiù Israele con un blitz, due cannonate, un drone, ti fa abbassare la testa, quando non te la porta via. Qui Israele non ha giurisdizione.

Un’ulteriore domanda affiora fra le brume del mio pensiero sovraffaticato da troppe reminiscenze storiche. Qualora Hamas dovesse iniziare a prevalere, dopo aver ottenuto “2 Stati-2 Popoli”, coloro che sostenevano questo programma di pace, cosa faranno? Continueranno a far casino per strada bruciando bandiere e sfondando vetrine, o stavolta – speriamo – lasceranno in pace il povero italico sparring-partner di tutti i rompi-coglioni d’Europa?

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