Anno XI 
Domenica 6 Settembre 2026

Scritto da carmelo burgio
Politica
11 Giugno 2026

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In attacco, per avere concrete possibilità di successo, occorre schierare 3 volte le forze del difensore, per cui, per andar sicuri, meglio schierarne di 4 volte più cospicue. Regola semplice, che mercoledì sera 10 giugno Lilli “la Rossa” Gruber – una volta sogno erotico di mezz’Italia, grazie all’ammiccante chioma – ha dimostrato di non conoscere.

Nell’intervista al generale Vannacci, infatti, ha organizzato l’imboscata con collega – assai più giovane – del “Sole24Ore”, che spesso è stata pizzicata dall’impietosa telecamera a volgersi verso la “Sacerdotessa” con occhiate interrogative, per coordinare gli attacchi. Era lì per far da spalla, e riempire le pause di riflessione della “roscetta”. L’ha fatto su temi da rotocalco rosa, come quello del presunto “tradimento” alla Lega, senza afferrare che in politica tutto si giustifica sempre, e non fosse quello il terreno su cui affondare il colpo. Anzi, ha dato all’avversario l’opportunità di spiegare la scelta, che – ad analisi scevra da preconcetti – ha una sua logica. E magari gli porta simpatie. Lei doveva arrembare sul fianco, mentre l’attaccato non avrebbe avuto tempo per pensare e “tenere botta”, di continuo sotto pressione.

Il copione era classico: domande suadenti, all’inizio, magari pure garbate, cercando di giungere alla catarsi, quando credendo di aver fatto dire quanto voluto, la “sacerdotessa” (fan cosi “Bianchina” Berlinguer, Gad Lerner, Floris e Santoro) borbotta la propria conclusione con occhio basso chino sulle proprie mani, a sancire la condanna definitiva all’assoluta abiezione del malcapitato. Alla faccia dell’intervista in cui dovrebbe essere il lettore o il telespettatore a trarre le conclusioni. Questo è ormai il giornalismo: pretendendo di rivolgersi a degli idioti, non serve più  fatti, ma opinioni.

Ma questa volta la sacerdotessa non disponeva della sacra arma del microfono, quello che viene sottratto all’incauto intervistato quando è scivolato, e si ritiene che l’abbia fatto. Il generale aveva il suo e, compreso che le due s’affannassero a coprire l’etere delle frequenze con le loro emissioni, cercando d’impedirgli di parlare, ha alzato i decibel e ha risposto secco a tutto, non concedendo il bonus “microfono strappato”, e riuscendo a completare sempre i propri concetti. Del resto era inutile dire “mi faccia finire … mi faccia parlare … io non l’ho interrotta”. Lì le due Erinni erano in simbiosi e il tempo limitato, dovevano poter dire ciò che volevano saturando gli spazi, per giungere alla fine del match con una serie di punti a proprio favore, misurati sui concetti da loro esternati “contro”. Privando l’avversario della possibilità di reagire e piazzare i propri colpi.

E soprattutto dovevano riuscire a fargli dire che fosse alternativo all’attuale compagine di governo, che odiasse gay e volesse “deportare” gli extra-comunitari.

Sui gay trovo corretta la vision del generale. Diritti sì, ma uguali a quelli di tutti, non “speciali”, a detrimento di chi gay non è. E in quanto alla famiglia, se per una parte degli italiani è tale quella tradizionale, con genitori di diverso sesso, giusto se ne discuta in sede legislativa. E se perde la parte che invece numera i genitori e non ritiene rilevante l’opinione tradizionale, rispetti il potere del popolo, rappresentato in Parlamento. Del resto una parte dell’elettorato ha accettato il divorzio e tante altre conquiste della società progressista e civile, nonostante non condividesse.

In quanto agli extra-comunitari, mai s’è parlato di deportazione, ma di allontanamento di coloro che sono pericolosi per la nostra società. E la Gruber ha fatto capire di conoscere assai poco della materia, in primis dell’esistenza degli accordi con quasi tutti i principali paesi di provenienza, e della possibilità di utilizzare la clausola dello “stato terzo sicuro” per allontanare gli sgraditi ospiti.  

E infine, il piatto clou della serata, doveva essere la dichiarazione di frattura con il centro-destra attualmente al governo.

Un simile Harakiri Vannacci l’ha rifiutato. Sapendo benissimo di sottrarre voti alla destra, e alla galassia dell’astensionismo, s’è limitato a inquadrare nel mirino Forza Italia, con la sua ondivaga posizione su alcuni temi, e la decisa avversione verso la propria persona, nonché la serie d’indizi che porterebbero a dire che sia formazione politica di proprietà privata della famiglia Berlusconi, di cui porta avanti le istanze e le opinioni. Timore che per decenni ha pervaso partiti di centro-sinistra e Procure della Repubblica.

È stato invece attento a non aggredire FdI e Lega, precisando che il rapporto con quest’ultima non sia stato a senso unico. Entrambi ci hanno guadagnato. Un modo subliminale per dire che si potrebbe ancora guadagnare qualcosa insieme?

Tornando ora a “Lilli la roscia”, nelle lesson learned del 10 giugno, scriverà che per attaccare con speranza di successo posizioni ben difese, o difensori coriacei, bisogna essere almeno in 4.

Lei, al solito, s’è dimostrata inferiore ai grandi anchorman televisivi  e ad autorevoli professionisti, come Bruno Vespa e Lucia Annunziata, che – antipatici quanto si vuole – ma allo scontro van da soli.

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