Anno XI 
Lunedì 27 Aprile 2026

Scritto da giorgio del ghingaro
Politica
23 Marzo 2022

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Sono passati ormai diversi giorni da quando il Pd ha scelto di uscire dalla maggioranza; ci sono state interviste, comunicati stampa, prese di posizione anche di alcuni che forse non conoscono bene quello che è accaduto. Se fino ad ora sono rimasto in silenzio l’ho fatto per rispetto nei confronti delle persone che, anche in questa vicenda, vengono prima della politica.

Quando accade qualcosa a Viareggio, a Lucca o addirittura in Toscana si tende ad attribuire la responsabilità al sottoscritto e spesso questa responsabilità si riconduce al suo cosiddetto brutto carattere. So che la chiarezza in politica spesso è controproducente, crea fratture e rotture, ma io continuo a preferire la schiettezza ai sotterfugi degli accordi segreti, il coraggio di dire dei no alla comodità di non opporsi a chi ha le chiavi di molte leve di potere. Sicuramente è per questo motivo che i miei ruoli amministrativi e politici ho sempre dovuto conquistarli sul campo, con i voti presi dai cittadini, talvolta anche con l’opposizione di quelle forze politiche che appartengono al mio schieramento di idee e valori.

Ho scelto di rimanere in silenzio e chi mi conosce sa che non è stato facile, per lasciare al Pd il tempo necessario all’elaborazione politica con la speranza che gli organismi dirigenti valutassero, con maggiore attenzione, decisioni che sono apparse a tutti istintive e affrettate nel momento di massima affermazione dell’azione amministrativa di rilancio della città.

Ho molto rispetto per gli organi del partito e per i loro meccanismi, non posso certamente indicare strategie o scelte, ma posso chiedere, in virtù del percorso politico intrapreso a Viareggio, cosa intendano fare. La chiarezza è un atto dovuto non tanto al sindaco, ma alla città che ha assistito ancora una volta a una politica lontana dalle esigenze e dai bisogni delle persone.

Per comprendere, i cittadini stessi hanno bisogno di capire quanto è accaduto: l’allontanamento di Federica Maineri è un fatto personale ed è la conseguenza, in seguito ad alcune vicende, del venir meno del rapporto fiduciario tra assessore e sindaco. L’atto di revoca parla chiaro e non lascia adito a dubbi o interpretazioni.

Chi conosce la politica, ma questo vale anche in altri ambiti, sa che quando si è chiamati a far parte di una squadra, in questo caso di una giunta, ci sono delle regole da rispettare, per la buona e corretta convivenza e per la salvaguardia della forza che il gruppo esprime. E’ compito del sindaco perseguire la compattezza e l’unità, evitare che interessi e logiche particolari prevalgano su quelli della collettività, fare in modo che gli obiettivi e le priorità siano discussi ma alla fine condivisi.

Se si sta in una squadra rispettando le regole di un’altra squadra, in questo caso il partito di appartenenza, si crea un blackout, si genera diffidenza, si rallenta la corsa. Anche a questo serve il sindaco: a non fermare l’abbrivio, a gestire le situazioni, ad avvisare ed eventualmente prendere provvedimenti se viene meno il rapporto di fiducia reciproca.

Per questa mancanza di fiducia sono state chieste al vicesindaco le dimissioni; non essendo pervenute, il sindaco ha provveduto a revocare l’incarico. Nulla di eccezionale, altri, ugualmente competenti, potranno prendere il suo posto e proseguire il percorso politico e amministrativo iniziato. Peraltro anche i vertici regionali erano stati avvisati per tempo di questa situazione.

Da fatto personale la vicenda è stata trasformata in una questione politica: a seguito della revoca dell’assessore, il Pd ha ritirato i tre rappresentanti in Consiglio comunale dalla Maggioranza e successivamente i consiglieri stessi, singolarmente, si sono dimessi dalle commissioni, un atto incomprensibile anche dal punto di vista amministrativo.

Il capo di gabinetto, al quale sono legato da stima ed amicizia, si è dimesso perché è un dirigente del Pd e quindi si trovava in imbarazzo rispetto a questa situazione.

Tornando ai fatti e alle conseguenze, aver voluto trasformare un atto di sfiducia personale in una questione politica, dopo mesi di lavoro fatto insieme con risultati visibili e tangibili, ha fatto in modo che tre consiglieri che fino a ieri lavoravano con il resto della maggioranza si trovino adesso all’opposizione;  non sappiamo se e come potranno o vorranno contribuire alla realizzazione di quel programma da loro pure sottoscritto e nel quale dicevano di credere.  

In termini di numeri, la maggioranza quindi, da 16 consiglieri compreso il sindaco è passata a 13 consiglieri compreso il sindaco; questo significa che ad ogni votazione il sindaco sarà costretto a sostenere se stesso.

Per quella chiarezza politica e amministrativa dovuta in primo luogo ai cittadini che ci hanno sostenuto perché credono nel nostro progetto, dobbiamo prendere atto che così non si potrà andare avanti: la città di Viareggio che due anni fa ha fatto una scelta netta e precisa, non lo merita.

Chiedo quindi al Pd che ha trasformato un fatto personale in una crisi politica senza motivazioni programmatiche serie, se intende proseguire il percorso intrapreso individuando forme e modi per una ricomposizione che metta al centro il bene di Viareggio o se rimanendo fermo sulle proprie posizioni decide di assumersi la responsabilità di una seria crisi politica con l’eventualità di un nuovo commissariamento della città.

Il partito che ha trasformato una scelta di natura personale in una prova di forza, forse con l’intento di spaventare il sindaco, la sua giunta e la sua maggioranza, dica chiaramente cosa intende fare e se ne assuma la responsabilità: il Pd intende far proseguire questa esperienza amministrativa a Viareggio o farla cessare?

Lo faccia sapere, perché non ho nessuna intenzione di stare appeso a decisioni di altri per settimane o mesi, tra ricatti e tatticismi.

Da uomo libero, come ho sempre fatto, ne trarrò le conseguenze e farò le mie scelte fin da subito.

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