Assimilo la linearità ad una bella pianura aperta, con tutti i punti di riferimento ben visibili, in cui non sia possibile perdersi. Mi raffiguro invece le banalità come una jungla dove ti perdi, rischi imboscate, e magari ne puoi anche organizzare, ma mica è detto che ti vada bene.
La prima esperienza maturata in veste di candidato a scranno comunale in quel della capitale economica d’Italia, in effetti, è assai vicina a questa schematizzazione. E vado con ordine.
Sono un militare in pensione, non ha svolto compiti di amministratore, quindi sono inadatto all’incarico. Beh, raggiunto il grado vertice nell’Arma, ho retto 2 c.di interregionali (Sicilia-Calabria e Italia centrale con Sardegna, oltre 14.000 e 21.000 uomini), dopo essere stato alla testa dell’organizzazione delle Scuole dell’Arma. Che esperienza amministrativa avevano l’atleta Silvia Salis, il pedatore Damiano Tommasi, il filosofo Massimo Cacciari, l’avvocata Virginia Raggi? E non vado oltre…
Non sono milanese. Va bene, magari potrei avere meno amici a cui dovere qualcosa. Non è un caso se l’Arma spedisca a comandare reparti dove non si hanno parentele.
Come militare in quiescenza, posso solo fornire un contributo nella repressione – possibilmente armata – della città. Perché? L’ho mai fatto? Ho mai violato leggi dello Stato o del Diritto Internazionale Umanitario?
Tratti somatici e nome denunciano origini siciliane. E in particolare quelle del ramo “arabo”, di isola che ha visto dominatori islamici e normanni, e ove è possibile anche incontrare qualche biondino. Bene, razzisti pure? Proprio chi si vanta d’includere di tutto-di più? Questa mia è la più classica delle contro-imboscate.
Il passato evoca carriera – magari prestigiosa – ma caratterizzata d’incarichi ove avrei solo imposto, magari brutalmente, la mia volontà, fustigando o peggio ogni dissenso, mentre ora sarei chiamato a “negoziare”. Beh, documentarsi. Oltre a dover “negoziare” in Italia – con Prefettura, Questura, Sindacati civili e militari, Amministrazioni comunali, provinciali e regionali etc. – all’estero ci tocca interloquire con altri contingenti militari, popolazioni locali, organizzazioni internazionali (NATO, UE, ONU), organizzazioni non governative, stampa. E pratica se ne fa.
A Milano serve un politico non un militare. Banalità delle banalità. Ogni singolo essere umano ha le sue peculiarità. Sarebbe meglio dire che occorra persona capace, perbene e onesta. E che tali caratteristiche non siano appannaggio d’una categoria. Visto che abbiamo anche politici d’ignominiosa memoria nelle patrie galere, oltre al sempiterno colonnello Buttiglione.
I militari, in servizio e in pensione, non devono candidarsi o far politica, per dovere di terzietà. Beh, bastava dirlo prima che il PD portasse in Parlamento i gen. Angioni e Del Vecchio, il MSI l’amm. Birindelli, il PLI e la DC l’amm. Durand de la Penne, la DC il cap. Stegagnini e il gen. Poli, Alleanza Nazionale la MO Gianfranco Paglia, M5S il cap. di fregata Gregorio De Falco. E ne avrei altri, ma per brevità… e poi, magistrati e alti funzionari dello Stato non dovrebbero essere “terzi” pure loro? E allora come la mettiamo con Scarpinato e Cafiero de Raho di M5S, Franco Roberti del PD, il questore e prefetto Achille Serra fra UDC e Forza Italia, la prefetto Maria Elena Stasi del Popolo delle Libertà? Senza dimenticare l’amm. Di Paola ministro della Difesa, il ministro Nordio ministro della Giustizia, e lo stesso “che c’azzecca” Di Pietro. Per non parlare di altre candidature naufragate, come quella in Europa del sig. gen. Camporini con Calenda, e di Paglia al Parlamento. Il non essere stati eletti non sposta d’una virgola la logica del ragionamento.
Beninteso, nulla ho contro queste persone che stimo e con cui talora ho lavorato.
Sintetizzo.
Aggrapparsi alle banalità sembra un metodo che, con interlocutori che fanno funzionare la testa, porta a nulla. E soprattutto fa perdere tempo.
Non sarebbe meglio puntare al sodo e dire che non si condivide né si ritiene giusto il modo di vedere Milano, l’Italia e il mondo dell’interlocutore avversario? Almeno potrebbe spiegarsi al dotto e inclito elettorato perché sia meglio, ad esempio:
- accogliere tutti i migranti indiscriminatamente, indipendente dal fatto d’aver risorse per sistemarli decorosamente, senza allontanare irregolari e delinquenti;
- consentire la strisciante islamizzazione d’Italia, accettando che siano messi in discussione i nostri tradizionali valori e simboli, ma concedendo spazio a chi non ne darà a LGBTQ+ e donne;
- obbligare una donna italiana a farsi riconoscere all’Ufficio Postale con regolare documento, quando l’islamica può mostrarlo, rimanendo ben velata senza concedere l’attività di necessario riscontro;
- privilegiare per case popolari, bonus, sussidi etc. chi italiano non è, o lo è di 2^ (affrettata) generazione;
- concedere la cittadinanza prima di capire se sia meritata e, soprattutto, se l’individuo stia crescendo la prole in modo che non diventi un pericolo per la nostra società e la nostra civiltà.
Credo s’alzerebbe il livello morale dello scontro. Ma, ovvio, occorre avere una morale.



