Anno XI 
Sabato 12 Settembre 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
15 Ottobre 2024

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Dopo l’improvvida sparata sullo “Jus Scholae” con cui Forza Italia cercava di spartirsi il favore degli elettori presenti e quelli futuri con le sinistre, che fosse per loro darebbero il voto pure a Maduro, in Venezuela, pur di raccattarne, il ministro degli Esteri Tajani, segretario di FI, con espressione d’ineffabile moderazione, ha proposto lo “Jus Italiae”.

Il fatto che mi fa sganasciare dalle risate è che praticamente non ha “aggiustato il tiro” come si fa in artiglieria. Stavolta, invece, ha sparato completamente dall’altra parte, dando a intendere di essersi accorto d’aver completamente cappellato alzo e direzione dei tiri d’inquadramento.

Prima s’era intruppato nell’automatismo della cittadinanza coi punti Miralanza: raccogli cinque bollini, uno per anno di scuola, e voilà.

Ora, senza aver ammesso la sbandata, il criterio proposto mi pare assai più duro di quello attualmente applicato, e al posto di Salvini lo esaminerei con attenzione, perché – se è vero che siamo il Paese che concede più cittadinanze – forse coi criteri di Tajani se ne concederebbero assai di meno.

Che poi l’ineffabilissimo non è che abbia scoperto l’acqua calda. Stati Uniti, Russia, Svizzera, Gran Bretagna, e tanti altri, per concedere la cittadinanza non seguono ottusi automatismi. Per Tajani devi lavorare in Italia, conoscere l’italiano, superare un esame di cultura che garantisca tu sappia in che paese sei. Non è poco. Altro che cittadinanze automatiche ottenute pagando e sposando fittiziamente il vecchietto o la vecchietta italica compiacente. Altro che “nasci in Italia e sei italiano”. Altro che cinque anni di scuola, spaccando i marroni perché non vuoi il prosciutto, il crocefisso e il presepe, e neppure Dante, e S. Tommaso, e S. Agostino, e il Natale, e Manzoni, e tutta l’arte medioevale e rinascimentale piena di riferimenti religiosi. Devi farti la festa del Ramadan però, ci mancherebbe! Perché noi italiani saremmo dei fessi.

Tajani, per quel che ho capito, con la sua proposta stringe la cruna dell’ago dell’evangelico cammello e, lo confesso, non mi pare abbia detto una castroneria. Il suo sistema sembra porre il quesito: “Vuoi diventare italiano, o vuoi acquisire fra i tanti diritti quello di voto, per trasformare l’Italia nel tuo Paese? OK, progetto rispettabilissimo, ma se ci stavi così bene, perché non ci torni?”.

A chi dà la prima risposta, e lo dimostra coi fatti concreti, porte assolutamente aperte. Abbia opportunità e viva con noi, non intendendo cambiare la nostra vita d’italiani. Abbia le sue feste, non mangi ciò che non ritiene consentito, e lasci a noi le nostre e un bel pezzo di pizza bianca farcita di mortadella. Quella col pistacchio, sottile che si scioglie in bocca.

Chi invece dimostra di essere animato da intendimento opposto, non credo sia utile per noi, ma soprattutto per le nostre donne e bambine, e i nostri beneamati LGBTQ+, che più di tutti ci stanno a cuore. A dispetto di quell’impenitente donnaiolo di Marco Rizzo, che si ostina a preferire le donne.

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