Anno XI 
Giovedì 10 Settembre 2026

Scritto da Carmelo Burgio
Politica
26 Febbraio 2025

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Tutti vogliamo la pace, e magari più di tutti chi ha visto la guerra. Perché s’ha da essere pratici: con la pace si vive tranquilli e le cose possono migliorare. Con la guerra troppo alto è il rischio di perdere tutto in una mano di “pari e dispari”, che se Kipling in “If” apprezzava, a chi proprio non se la sente di far l’eroe la cosa risulta indigesta.

Volere la pace è quindi il top del realismo quando ci si trova di fronte a un conflitto come quello russo-ucraino, o “operazione militare speciale” che dir si voglia, dopo che son passati 3 anni, e si pensa che per noi la Grande Guerra ne durò 3 e mezzo.

Servono quindi progetti realistici e realizzabili, altrimenti si dà solo fiato ai sogni, e ogni giorno qualcuno ci lascia la buccia. Insomma si fa filosofia, da me mai molto amata al liceo, ove beccavo qualche 4, che ribaltavo con degli 8 in storia e la comprensione del professore, che le considerava una cosa sola e faceva la media.

Purtroppo l’Europa è stata la culla del pensiero filosofico, e anche i musulmani come Averroè e Avicenna, si son rifatti a Platone, Socrate e Aristotele. Forse per questo in un’apoteosi di mosse concrete volte a ritornare ad uno stato di “non-guerra”, i nani europei si scatenano col loro vuoto filosofare. Come S. Agostino inventò il concetto di “guerra giusta”, per non essere da meno, son giunti ad elaborare quello di “pace giusta”.

E qui ci si discosta dalla concretezza e, se non costasse morti, si entrerebbe nel farsesco, perché la pace è un concetto reale, concreto, pratico.

La giustizia è quanto di più astratto si possa concepire, quantomeno perché in una contesa ciò che per una parte è giusto per l’altra non lo è.

In sintesi, per l’Ucraina e i 27 nani la pace “giusta” si ha con Mosca che restituisce tutto, pure quello che s’era presa prima della guerra. E che autorizzi un ingresso, in stile Wanda Osiris, dell’Ucraina in NATO e UE. Spero che non chiedano che Putin rimetta tutto a posto, mattone su mattone.

Per Mosca è giusta la pace che le dia i territori a maggioranza russofona, e magari quelli che s’è conquistata col sangue dei suoi soldati, che altrimenti sarebbero morti per nulla. E se ci siam voluti tenere l’Alto Adige – tedescofono – per ripagarci dei nostri morti nella Grande Guerra, e i francesi hanno preteso l’Alsazia e la Lorena guadagnate nello stesso conflitto, vaglielo a spiegare che solo i morti russi valgono così poco che non meritano d’essere caduti per un pezzo di terra.

Tutta qui la gran critica a Trump. Ignorare che si sia reso conto che l’orso russo difficilmente mollerà la preda, e che per farlo rientrare nella caverna del letargo bisogna consentirgli di riempirsi la pancia. Atteggiamento realistico, al netto delle vere opinioni che il biondazzone abbia di Zelensky, Putin e dei 27 nani. Probabilmente se le cose sul terreno fossero andate diversamente, e vi fossero margini di miglioramento in direzione contraria a quelli reali, le sue proposte sarebbero state diametralmente opposte.

Ce la fa Zelensky a resistere i 4 anni di Trump alla Casa Bianca? I 27 nani da soli suppliranno al rubinetto d’oltre Atlantico che si chiude per l’Ucraina?

Dopo che le sinistre hanno reso l’Europa un attore non-protagonista, non solo privandola di mezzi per lottare, ma evirando anche intere generazioni della capacità morale d’accettare una guerra e i sacrifici connessi, a che serve pretendere paci “giuste”? Ce lo vedete in trincea Macron, e i Trapper? Beh, Churchill la guerra la fece, come Lenin, Kennedy, Stalin, Hitler, Mao e Mussolini.

Credo di essere l’antitesi del filo-russo, se non altro perché per una vita son stato dall’altra parte, disposto a lasciarci la buccia da bravo (?) soldato di ventura. Tuttavia so riconoscere quando una guerra sta per essere perduta.

E allora credo che la parola “giusta” vada espunta. Fa solo perder tempo e aumentare i morti. Da entrambe le parti va ceduta qualcosa, altrimenti la guerra a nulla sarebbe servita. Questo è il messaggio del biondazzone dalle sgargianti cravatte. Essere concreto è un difetto?

Non di più che aver partorito a Bruxelles politiche folli, insensibili al fatto che il resto del mondo se ne fottesse. Questo è stato lo stile dell’UE: porre norme al proprio interno, senza avvedersi che all’esterno del nano-continente (tale è l’Europa nel grande continente euro-afro-asiatico) – la propria capacità d’influire fosse risibile.

Ah beh, però l’Europa è antifascista!

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