Anno XI 
Giovedì 23 Luglio 2026

Scritto da Redazione
Politica
08 Gennaio 2026

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"Il manifesto di Luca Zaia su Il Foglio viene presentato come una proposta “moderna” per la destra italiana. In realtà è il contrario: è il progetto di una destra addomesticata, compatibile con gli schemi culturali del pensiero unico, rassicurante per le élites che hanno indebolito l’Italia e incapace di affrontare le sfide vere del nostro tempo". Lo afferma Luca Sforzini, dal Castello di Castellar Ponzano (Centro Studi Rinascimento Nazionale), uomo vicinissimo al vice-segretario della Lega ed eurodeputato Roberto Vannacci.

"Zaia sbaglia perché scambia la moderazione culturale con la maturità politica. Sbaglia perché confonde l’addomesticamento con il senso dello Stato. Sbaglia perché propone una destra che chiede permesso invece di tracciare una direzione. E qui si capisce perché ha ragione Roberto Vannacci. Vannacci non parla a una destra che deve piacere, ma a una destra che deve servire la Nazione. Non parla di accomodarsi nel sistema, ma di ricostruire la forza morale, culturale e civile dell’Italia. Noi del Centro Studi Rinascimento Nazionale partiamo da ciò che Zaia evita: l’Identità. Una comunità politica esiste solo se sa chi è. L’Italia è fragile perché è stata culturalmente disarmata. Identità significa storia, lingua, civiltà, coscienza collettiva: senza questa radice non c’è futuro. Vannacci lo dice con chiarezza; Zaia lo elude. Zaia parla di modernità, ma dimentica la Tradizione. Vannacci ricorda invece che senza radici una comunità si dissolve. Famiglia, territorio, comunità, memoria: non sono romanticherie, ma pilastri civili. Dove la Tradizione resiste, una nazione si difende. Dove viene dissolta, si indebolisce. Zaia pronuncia la parola “libertà” senza assumersene il peso reale. Vannacci invece affronta il punto vero: oggi la libertà è sotto pressione. Culturale, ideologica, mediatica, tecnologica. E soprattutto una verità che tanti fingono di non vedere: senza sicurezza, la libertà crolla. È la differenza tra sociologia da talk show e responsabilità di governo. L’Italia non è nata per essere mediocre. La nostra storia – da Roma al Rinascimento – ci insegna che l’Italia vince quando punta sulle eccellenze. Zaia propone una destra rassicurante. Vannacci propone una destra che seleziona, premia, guida. Il Merito non è durezza, è giustizia. C’è poi il tema che Zaia evita accuratamente e che invece Vannacci affronta senza paura: ordine sociale e remigrazione. Non è odio. È equilibrio. Non è slogan. È responsabilità. Riconoscere che esistono comunità non integrate, aree radicalizzate, conflitti culturali crescenti significa voler proteggere l’Italia, non attaccarla. La remigrazione è una politica di civiltà: ristabilisce ordine dove oggi esiste frattura, tutela identità e sicurezza nazionale. Ed eccoci al punto conclusivo: la Sicurezza. Non come repressione. Come fondamento della civiltà. Senza sicurezza non esiste comunità, economia, libertà, futuro. Zaia propone una destra accomodante. Vannacci indica una destra responsabile, capace di Stato, capace di protezione. Zaia sogna una destra compatibile. Vannacci interpreta una destra necessaria. Una destra che ama l’Italia non in modo retorico, ma concreto. Che difende il suo popolo. Che vede nella nostra grande storia – da Roma al Rinascimento – non un ricordo da museo, ma un monito per il presente e una promessa di futuro. Questa è la linea del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Non la politica della resa culturale, ma la ricostruzione della Nazione. Per questo una cosa oggi è chiara: Zaia non è il futuro della destra italiana. Vannacci, invece, incarna la destra che può restituire all’Italia forza, identità e dignità".

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