Ed ecco di nuovo l'epidemia della paura. Non è una novità. È la stessa arma, usata da decenni, con volti diversi ma con un unico obiettivo: tenere i popoli sotto controllo, impedire loro di essere sovrani, di decidere del proprio destino.
Negli anni Settanta ci provarono con il terrorismo. Brigate Rosse e Brigate Nere, stragi, bombe nelle piazze, nelle stazioni, nelle banche. Sangue innocente versato per creare il caos, per spingere l'Italia verso la guerra civile, verso la paura quotidiana. E non ci riuscirono. Il popolo italiano, pur ferito, pur spaventato, non si piegò. Non accettò la logica del terrore.
Poi arrivò la stagione della mafia e dello Stato. L'uccisione di Falcone e Borsellino non fu solo un delitto mafioso. Fu un colpo al cuore dello Stato, un messaggio chiaro: chi osa sfidare il sistema, chi osa chiedere verità e giustizia, viene eliminato. Capaci e via D'Amelio restano le ferite più profonde di una Repubblica che non ha mai avuto il coraggio di fare fino in fondo i conti con se stessa.
E poi la distruzione della nostra sovranità con la fine della Prima Repubblica. Tangentopoli non fu una semplice operazione di pulizia. Fu un colpo di Stato giudiziario e mediatico che spazzò via un'intera classe politica, un sistema di partiti, una storia. L'Italia, che era la quinta potenza industriale del mondo, fu messa in ginocchio, consegnata a poteri esterni, a tecnocrati, a magistrati eroi per un giorno e poi dimenticati. Da lì in poi, la sovranità popolare è diventata una parola vuota.
È nata così la Seconda Repubblica. E con essa è iniziata la persecuzione di Silvio Berlusconi. Vent'anni di processi, di sentenze, di campagne mediatiche, di accanimento giudiziario contro l'unico leader eletto democraticamente che aveva osato sfidare il sistema. Non importava se fosse colpevole o innocente: bisognava eliminarlo politicamente, perché rappresentava milioni di italiani che non si riconoscevano nella sinistra, nelle élite, nei poteri forti.
Poi è arrivato il terrore islamico. Attentati in tutta Europa, a Parigi, a Londra, a Berlino, a Nizza, a Bruxelles. Ancora paura, ancora allarme, ancora emergenza permanente. Ancora una volta la sicurezza usata come pretesto per limitare le libertà, per controllare, per spingere i popoli ad accettare tutto in nome della protezione.
E infine la paura dell'epidemia Covid. Due anni di vera dittatura fatta a colpi di decreti legislativi firmati di notte da nani della Terza Repubblica. Due anni in cui i diritti costituzionali sono stati sospesi con un DPCM. Chiusi in casa, mascherine, coprifuoco, distanziamento, Green Pass per lavorare, per studiare, per vivere. Il popolo italiano trattato come un gregge da disciplinare, mentre le piccole imprese chiudevano, i giovani perdevano anni di scuola e di vita, gli anziani morivano da soli negli ospedali. Tutto in nome della salute, tutto in nome della paura.
Oggi il cerchio si chiude. Ma qualcosa è cambiato.
Oggi i paesi europei vogliono la sovranità degli stati e rifiutano l'Europa così come è gestita. Non rifiutano l'Europa dei popoli, della collaborazione, della storia comune. Rifiutano questa Europa dei burocrati, delle banche, dei Signori della guerra. Rifiutano un Parlamento europeo che non li rappresenta più, che vota per la guerra e non per la pace, che impone austerità ai cittadini e miliardi alle armi, che decide a Bruxelles senza mai ascoltare chi vive a Roma, a Parigi, a Berlino, a Budapest, a Varsavia.
I popoli europei vogliono riconfermare la loro cultura, la loro lingua, la loro moneta. Vogliono essere italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, ungheresi, pur collaborando tra loro. Perché la diversità non è un ostacolo, è una ricchezza. L'Europa vera non è l'omologazione, non è la cancellazione delle identità, non è l'imposizione di un'unica lingua, di un'unica moneta, di un unico pensiero.
Dicono no alla povertà dei loro cittadini a favore dei Signori della guerra. Dicono no a un'Europa che impoverisce i popoli per arricchire le industrie delle armi, che chiede sacrifici alle famiglie mentre finanzia conflitti infiniti. Dicono no a un'Europa che accoglie tutti tranne i suoi stessi cittadini, che protegge tutti tranne i suoi stessi figli.
I popoli europei vogliono urlare alla pace, alla collaborazione tra stati. Vogliono un'Europa che costruisca ponti e non muri, che parli di diplomazia e non di riarmo, che investa in scuole, ospedali, lavoro, e non in missili e carri armati.
L'epidemia della paura è fallita ancora una volta. Dopo le Brigate, dopo la mafia, dopo Tangentopoli, dopo Berlusconi, dopo il terrorismo, dopo il Covid, i popoli sono ancora in piedi. Stanchi, ma in piedi. E oggi, più che mai, chiedono una cosa sola: tornare a essere sovrani nella propria terra, nella propria casa, nella propria Europa.


