Dopo tanta canea sull'immigrazione in cui si confonde quella clandestina con quella legale per titillare strumentalmente il senso di umanità connaturato agli italiani e fare del fenomeno un argomento divisivo tra buoni e cattivi... eccomi a dire la mia di emigrato, figlio emigrati che nel 1965 al seguito dei miei genitori sono partito per il Marocco.
Per le dimensioni numeriche che il fenomeno immigratorio ha assunto, se vogliamo farne una fotografia che ci permetta di capire di cosa realmente si tratti e gestirlo in maniera efficace, dobbiamo scrostarlo degli aspetti antropo-ideologici che ce lo presentano come «le avanguardie di uno stile di vita che sarà,nostro» e di quelli antropo-umanitari che dipingono chi atterra clandestinamente sulle nostre coste esclusivamente come poverini che fuggono persecuzioni e fame.
Per esperienza diretta di emigrante e successivamente per quella di uomo delle istituzioni che per due anni ha monitorato il fenomeno perché aveva ormai assunto la connotazione di un rischio, ribadisco che la realtà é diversa da quella che viene fatta passare da chi usa l'immigrazione come strumento di azione politica e da chi ne percepisce e ne esaspera gli aspetti umanitari.
Quello che trattero' in questa sede attiene all'immigrazione illegale (essendo quella legale disciplinata da regole sancite e condivise dagli stati).
E' gocoforza che l'immigrazione clandestina assuma una connotazione delinquenziale, pertanto al fine di chiarire le reciproche posizioni tra un fenomeno che si divide in legale ed illegale, per quanto mi riguarda, ho preso a definire l'immigrazione clandestina come «migrazione illegale» e colui il quale emigra/immigra illegalmente ho preso a definirlo «migratore delinquenziale».
Il perché di una una divisione cosi' netta é presto detto, chi emigra/immigra clandestinamente, già di per sé ha commesso alcuni atti delinquenziali perché:
- in maniera clandestina é uscito dalla propria nazione;
- Ha pagato organizzazioni criminali di « passeurs » rendendosene complice;
- Clandestinamente ha attraversato altre nazioni;
- Clandestinamente é entrato da noi conferendo cosi' una connotazione delinquenziale al suo migrare.
Nel mio schema mentale di ex migrante, il paragone é presto fatto: i miei,genitori, dopo una sofferta decisione hanno messo da parte un gruzzoletto di 5-6.000 dollari (più o meno equivalente a quello,che i migratori clandestini/delinquenziali pagano i passeurs e gli scafisti) e con una vecchia un'auto si sono instradati verso il Marocco, giunti alla frontiera, hanno bussato alla porta, hanno atteso che fosse loro detto « avanti », hanno declinato le generalità e soprattutto hanno dimostrato di non aver nessuna intenzione di sporcare la loro dignità con comportamenti equivoci (come fanno i migratori delinquenziali una volta giunti da noi)... attenzione, non é una sfumatura da nulla: l'emigrante vero offre al padrone di casa la propria professionalità, il migratore delinquenziale, non ha nulla da offrire se non, troppo spesso, la propensione a pretendere quando non a delinquere.
E' un emigrato italiano, figlio di emigrati italiani e amico di emigrati marocchini (permanenti e stagionali) giunti legalmente nel nostro paese, che pone la seguente perentoria domanda: secondo quale ratio si dovrebbe omogeneizzare gli immigrati giunti legalmente da noi con chi invece é arrivato in maniera delinquenziale?
- Qual'é la ratio per cui ai migratori delinquenziali si concede quella tolleranza poliziesca e amministrativa che viene negata ai migranti legali ai quali viene, per una sorta di demenziale contrappasso, applicata la regola del sospetto aprioristico?
- Qual'é la ratio per cui si accetta un afflusso crescente di persone propense a delinquere che rende la nostra vita difficile e altrettanto difficile la rende agli immigrati onesti?
- Qual'é la ratio per cui sorvoliamo su un dato allarmante come quello che ci dice che un 10% di migratori delinquenziali pesa sul sistema carcerario per spaccio, rapina e stupro per un 34%?
Da un punto di vista antropologico, i migratori delinquenziali sono per la maggiore giovani tra i 18 e i 30-35 e 40 anni, che hanno,lasciato nel loro paese una famiglia indifesa, sovraesposta con i debiti contratti per racimolare una cifra che, se le intenzioni del migratore non fossero delinquenziali, sarebbe sufficiente ad avviare un'attività di microimpresa.
Per esperienza dico che meno ancora sono giustificati quei migratori delinquenziali che provengono dal Maghreb perché sono delinquenti incalliti che fuggono le patrie galere.
Pertanto, é evidente che anche l'ultima delle definizioni voluta da chi lucra (soldi o consenso politico) sul fenomeno migratorio, «migranti economici», é destituita di ogni fondamento.
C'é un altro aspetto relativo al fenomeno dell'immigrazione delinquenziale che val la pena valutare attentamente perché riguarda le ricadute che una religione come l'Islam (maggioritaria in seno alla caterva di clandestini che sbarcano sulle nostre coste) ha sulla nostra società.
Arrivederci alla parte 2.